Meno sicurezza stradale con la guerra in Iran: perché c’è il rischio
Il conflitto in Medio Oriente fa impennare i costi del bitume, con possibili ricadute sulla sicurezza stradale. La SITEB lancia l'allarme
Il conflitto in Medio Oriente fa impennare i costi del bitume, con possibili ricadute sulla sicurezza stradale. La SITEB lancia l'allarme
Dalla guerra in Iran a una minore sicurezza stradale in Italia il passo è breve. L’instabilità geopolitica derivante dal conflitto in Medio Oriente sta innescando un effetto domino devastante sulle infrastrutture italiane. Il blocco delle forniture e l’incertezza sui mercati petroliferi hanno spinto il costo del bitume e del gas metano a livelli insostenibili, mettendo in ginocchio le imprese del settore stradale. Con rincari che sfiorano il 50% in meno di un mese, il rischio non è solo economico, ma riguarda direttamente la pubblica incolumità: senza manutenzione, le già precarie strade italiane diventeranno trappole per automobilisti, scooteristi, ciclisti e monopattinisti (nonché per i pedoni), portando la filiera delle costruzioni verso un punto di non ritorno tecnologico e logistico.
L’ESCALATION DEI COSTI E L’ALLARME DI SITEB
Il grido d’aiuto arriva direttamente da Bologna, dove l’Associazione Strade Italiane e Bitumi (SITEB) ha formalizzato una richiesta di intervento urgente al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. La situazione descritta dal presidente Alessandro Pesaresi è drammatica: negli ultimi 20 giorni, il prezzo del bitume – derivato essenziale della raffinazione del petrolio – è aumentato a 200 euro a tonnellata. Si tratta di un balzo del +47% rispetto ai valori di febbraio, una variazione che non trova precedenti recenti per rapidità e intensità.
Non è solo la materia prima a pesare sui bilanci. La produzione del conglomerato bituminoso richiede enormi quantità di energia, e qui il gas metano gioca un ruolo chiave. In pochi giorni, i costi energetici per tonnellata prodotta sono passati da circa 2-3 euro a 6-7 euro. Tradotto in termini di cantiere, l’incidenza del solo gas raggiunge ora i 12-14 euro per metro cubo di asfalto prodotto. Per un’azienda che gestisce grandi appalti pubblici, queste cifre rappresentano una condanna alla paralisi operativa.
APPALTI KO E CANTIERI FERMI: IL RISCHIO BLOCCO
Il meccanismo degli appalti pubblici in Italia è storicamente rigido. Le imprese firmano contratti basati su elenchi prezzi definiti mesi, se non anni, prima dell’effettiva esecuzione dei lavori. Quando si verifica un’impennata dei costi del 50% in tre settimane, l’alea contrattuale (il rischio che l’impresa deve correre per legge) viene ampiamente superata. Senza un aggiornamento immediato dei prezziari da parte delle stazioni appaltanti, le aziende si trovano di fronte a un bivio: lavorare in perdita estrema, rischiando il fallimento, o fermare gli impianti. Il settore non riguarda solo il manto stradale, ma anche l’edilizia civile e industriale, dove il bitume è fondamentale per proteggere le strutture dalle infiltrazioni.

SICUREZZA STRADALE: QUESTIONE NAZIONALE
La manutenzione stradale non è un lusso, ma una necessità primaria per garantire la sicurezza stradale. Buche non riparate, asfalti drenanti che perdono la loro funzione e giunti deteriorati aumentano esponenzialmente il tasso di incidentalità. Se la filiera produttiva si ferma, la manutenzione ordinaria viene sospesa a tempo indeterminato. In un contesto dove il traffico pesante è in costante aumento, la mancanza di interventi tempestivi accelera l’usura della base stradale, rendendo poi necessari interventi straordinari molto più costosi e complessi in futuro. La guerra in Iran, dunque, si combatte indirettamente anche sulle nostre strade e autostrade, dove il “prezzo del sangue” rischia di aggiungersi a quello del petrolio.
COME EVITARE IL COLLASSO
Per scongiurare il blackout delle infrastrutture, la SITEB ha proposto al governo un pacchetto di misure straordinarie. Non si tratta di semplici sussidi, ma di correttivi strutturali necessari per la sopravvivenza del comparto.
- Contributo straordinario per l’emergenza energetica: un aiuto mirato, limitato temporalmente alla durata della crisi geopolitica, per coprire i picchi dei costi del gas e dell’elettricità nei siti produttivi.
- Revisione delle soglie di alea: attualmente, le imprese devono farsi carico di una quota significativa degli aumenti prima che scatti la compensazione. La SITEB chiede che queste soglie vengano abbassate drasticamente per riflettere l’eccezionalità del momento.
- Meccanismi di revisione prezzi dinamici: superare la staticità dei prezziari regionali per adottare indici che seguano in tempo reale le quotazioni internazionali delle materie prime.
- Riconoscere stabilmente gli oneri per il trasporto e il conferimento dei rifiuti da asfalto (fresato stradale). Questo permetterebbe di incentivare il riciclo, riducendo parzialmente la dipendenza dal bitume vergine e rendendo i processi più sostenibili.