Aumento prezzo carburanti
Aumento benzina: quanto ci costa davvero la crisi in Iran?
Aumento benzina: quanto ci costa davvero la crisi in Iran? Scopri i dettagli sugli effettivi rincari nei listini dei carburanti
Aumento benzina: quanto ci costa davvero la crisi in Iran? Scopri i dettagli sugli effettivi rincari nei listini dei carburanti
Era scontato che l’attacco di USA e Israele all’Iran avrebbe avuto ripercussioni pesanti sulle tasche dei consumatori italiani, determinando una probabile stangata per le famiglie. Negli ultimi due giorni, infatti, le quotazioni di petrolio e gas sono già schizzate al rialzo con effetti sui listini dei carburanti e conseguente aumento di benzina e diesel nelle stazioni di servizio, anche se per i rappresentanti dei benzinai questi rincari non sono ancora giustificabili (ne parleremo tra poco). Ma quanto ci sta costando davvero la crisi in Iran? Facciamo qualche calcolo.
AUMENTO BENZINA E DIESEL: I PRIMI RINCARI
Dall’analisi fatta dalla redazione di SICURAUTO.it, rispetto alle quotazioni del 27 febbraio scorso, pari a circa 72 dollari al barile, ieri il Brent ha chiuso a 77,74 dollari, con un aumento del +7,26%. Sempre ieri, il WTI è salito dai 67,02 dollari al barile del 27 febbraio a 71,23 dollari (+6,28%). Ciò, in base ai dati dell’Osservatorio Carburanti del MIMIT, ha determinato un immediato rincaro del prezzo medio della benzina in modalità self, passato da una media nazionale di 1,672 euro al litro del 27/2 a una media di 1,681 euro/litro del 2/3, mentre il gasolio nello stesso periodo è salito da 1,723 a 1,736 euro al litro. Ma temiamo che questo possa essere solo l’antipasto.
OGGI 3 MARZO 2026 NUOVI RINCARI: BENZINA A OLTRE 1,7 €/L IN 9 REGIONI
I mercati petroliferi, infatti, hanno vissuto anche oggi, martedì 3 marzo, una giornata di forte tensione e volatilità, con i prezzi che hanno toccato i livelli più alti degli ultimi due anni a causa dell’escalation militare in Medio Oriente. In particolare, il Brent ha chiuso a 83,70 dollari al barile (+7,7%), il massimo da 13 mesi a questa parte, arrivando a toccare un picco di 85 dollari. Il WTI ha chiuso invece a 76,50 dollari al barile (+6,5%), ai massimi da giugno 2025.
Questo si è tradotto in un nuovo aumento di benzina e diesel alla pompa: oggi in Italia, in modalità self, il gasolio costava in media 1,760 euro al litro contro 1,736 euro/litro di ieri. La benzina costava invece 1,698 euro/litro mentre ieri era a 1,681. Complessivamente, rispetto alla situazione pre-guerra, la benzina è già aumentata di 2,6 centesimi per litro, il diesel addirittura di 3,7 centesimi.
Da notare che 1,698 euro/litro è il prezzo medio nazionale ma in ben 9 regioni italiane (Basilicata, Calabria, Liguria, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia, Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta) il prezzo medio della verde al self ha già superato la soglia di 1,7 euro al litro. Mentre a Bolzano il prezzo medio del gasolio, sempre in modalità self service, ha già superato quota 1,8 euro/litro, attestandosi oggi a 1,820 euro.
Sulla rete autostradale il diesel al self oggi costava 1,845 euro/litro, la benzina 1,787 euro. A proposito di self-service, leggi qui i 10 errori da non fare con il rifornimento fai da te.
SINDACATI BENZINAI: AUMENTI INGIUSTIFICATI
Eppure secondo i rappresentanti sindacali dei distributori di carburante, questi aumenti non sono motivati. In una nota congiunta, Faib, Fegica e Figisc contestano infatti il maxi rincaro dei prezzi dei carburanti che tutte le major petrolifere hanno comunicato l’altra notte ai gestori, imponendo loro di applicare immediatamente il nuovo listino alla pompa. Tuttavia l’aumento sarebbe al momento “ingiusto e per niente giustificato“, se non da una mera previsione che ipotizza prossimi aumenti sui mercati internazionali.
In pratica, lamentano i sindacati con malcelato sarcasmo, i consumatori italiani devono subire un salasso economico solo perché “gli analisti dei petrolieri nostrani stanno consultando la sfera di cristallo“, e questo sebbene i carburanti venduti oggi sulla rete siano stati realizzati col petrolio acquistato mesi fa a prezzi decisamente più bassi.
I rappresentanti dei benzinai fanno quindi appello al ministero delle Imprese e del Made in Italy, a Mister Prezzi e alla Guardia di Finanza affinché intervengano immediatamente, esercitando ciascuno le proprie responsabilità, in modo che non si inneschi una spirale che rischia di coinvolgere rapidamente, oltreché i carburanti e tutti i prodotti essenziali che vengono distribuiti su gomma, anche gas ed elettricità.
