Inquinamento auto in Italia: i dati peggiori nelle città dl Sud
Scopri l'impatto dell'inquinamento auto in Italia. Dati recenti mostrano un calo, ma la situazione resta preoccupante nel Meridione
Scopri l'impatto dell'inquinamento auto in Italia. Dati recenti mostrano un calo, ma la situazione resta preoccupante nel Meridione
Il report Istat sul parco veicolare in Italia, riferito all’anno 2024, conferma che siamo il Paese dell’Unione Europea con più autovetture in rapporto alla popolazione (701 ogni 1.000 abitanti contro 578 della media UE, peraltro il dato italiano è pure in aumento) e che le autovetture e gli altri veicoli alimentati a benzina, gasolio e gas rappresentano ancora il 93,9% del parco veicolare. Tuttavia nel 2024, per la prima volta, il loro numero è leggermente diminuito rispetto all’anno precedente (-0,02%). Ma il dato che ci fa più riflettere è quello sul potenziale inquinante delle auto, che è in calo ma ancora alto, troppo alto, nel Sud Italia.
INQUINAMENTO AUTO IN ITALIA: BUONI NUMERI AL CENTRO-NORD, MERIDIONE IN DIFFICOLTÀ
Per comprendere meglio lo studio dell’Istat sull’inquinamento auto, occorre considerare che l’indice del potenziale inquinante descrive l’evoluzione delle autovetture sotto il profilo della composizione per classe di emissioni e per tipo di alimentazione, assumendo valori maggiori o minori di 100 a seconda che le auto più inquinanti (da Euro 0 a Euro 3) siano più o meno numerose di quelle a basse emissioni (escluse le auto ibride, a gas o bi-fuel pre-Euro 4).
Nel 2024, il valore nazionale è stato di 109,9 (era 136,0 nel 2019) ed è sceso per la prima volta sotto quota 100 nel Nord-Est (97,4). Prossimi a quota 100, cioè all’equilibrio numerico tra le auto ad alto e basso potenziale inquinante, anche i valori del Nord-Ovest e del Centro, mentre, come detto, ne restano ancora lontani quelli del Mezzogiorno.
CATANIA LA PIÙ INQUINATA D’ITALIA PER LE TROPPE AUTO?
Nelle città, l’indice del potenziale inquinante è risultato leggermente più basso (105,5 nell’insieme dei comuni capoluogo). La differenza tra i valori aggregati dei capoluoghi metropolitani (107,8) dei capoluoghi di provincia (103,4) si è andata livellando negli ultimi anni (dal 2019 al 2024 lo svantaggio delle grandi città si è ridotto da 8,5 a 4,4 punti), mentre resta sempre ampio il divario territoriale tra Centro-Nord e Sud.
Tra i Comuni capoluogo, l’indice ha toccato il massimo a Catania (156,6) e superato quota 120 in altre 23 città del Meridione, tra cui Napoli, Reggio Calabria, Palermo e Messina. Nel 2024, le città sotto quota 100 sono comunque passate da 22 a 43, tutte nel Centro-Nord, tra cui Torino, Milano, Venezia, Bologna, Firenze e Roma. A Bologna, prima città a scendere sotto quota 100 nel 2020, l’indice ha raggiunto il minimo con 82,0, ma valori inferiori a 90 si sono registrati pure a Parma, Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Cesena e Ancona.
LA SITUAZIONE COMBINANDO INTENSITÀ DEL TRAFFICO ED EMISSIONI INQUINANTI
Volendo sintetizzare la situazione delle grandi città rispetto alle due componenti fondamentali della pressione del traffico sull’ambiente urbano, ossia l’intensità del traffico stesso e le emissioni inquinanti, rispetto ai valori medi dei comuni capoluogo, Napoli e Catania hanno mostrato le combinazioni più sfavorevoli (insieme a Palermo, Messina e Cagliari, che si collocano, tuttavia, in posizioni meno estreme). All’opposto, Venezia e Bologna hanno mostrato le combinazioni migliori. Torino, Genova e Milano hanno beneficiato di un parco veicolare meno inquinante della media, presentando però densità veicolari superiori (in condizioni simili, ma con densità più basse, Roma e Firenze). Reggio Calabria, invece, ha avuto una densità più bassa, ma un parco veicolare più inquinante della media. Bari, infine, ha presentato valori prossimi alla media dei Comuni capoluogo per entrambi gli indicatori.

