Incidenti stradali UE: numeri flop, 19.500 morti nel 2025 e obiettivi 2030 lontani

Incidenti stradali UE: numeri flop, 19.500 morti nel 2025 e obiettivi 2030 lontani

I decessi stradali in Unione Europea diminuiscono troppo lentamente: il traguardo di dimezzare le vittime entro il 2030 rimane lontano

 

I decessi stradali in Unione Europea diminuiscono troppo lentamente: il traguardo di dimezzare le vittime entro il 2030 rimane lontano

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23 Giugno 2026 - 16:05

Domanda: se il sogno verde dell’auto elettrica UE è diventato un incubo, almeno ci sono buone notizie per quanto riguarda gli incidenti stradali? No. Anche in questo caso, non si tratta di opinioni, ma di fatti, basati sui numeri: i decessi sull’asfalto dell’Unione Europea stanno diminuendo a un ritmo pari a circa la metà di quello necessario per raggiungere l’obiettivo di dimezzare le vittime in 10 anni entro il 2030. Questo è quanto emerge dal 20° rapporto annuale sul Road Safety Performance Index (PIN), pubblicato oggi dall’European Transport Safety Council (ETSC).

INCIDENTI STRADALI NELL’UNIONE EUROPEA: DATI DA SCONFORTO

Nel 2025, circa 19.500 persone hanno perso la vita sulle strade UE. A metà del decennio 2020-2030, le lenzuola bianche sono diminuite solo del 15% rispetto ai livelli di riferimento del 2019 (pre-pandemia), mentre sarebbe stata necessaria una riduzione del 31% per rimanere in linea con la tabella di marcia.

L’anno scorso è stato registrato un modestissimo -2%. Per centrare il -50% serviva una riduzione media annua del 6,1% dal 2019. Risultato: questo treno in ritardo deve viaggiare a ritmi elevatissimi, con un -10% l’anno, ovvero circa cinque volte il tasso di progresso attuale. Siccome la locomotiva è una “lumaca“, aggiungiamo noi, il target difficilmente verrà centrato: che flop, come già anticipato qui.

UN PLAUSO ALLA POLONIA. E L’ITALIA?

L’indice prende in esame 31 Paesi: i 27 Stati membri dell’UE vincolati dall’obiettivo del 2030, insieme a extra-UE come Norvegia, Svizzera, Regno Unito e Serbia. Il ritmo medio è troppo lento, ma con lodevoli eccezioni. In particolare, dal 2019, la Polonia ha ridotto i decessi stradali del 43%, la contrazione più consistente tra tutte le nazioni presenti nel rapporto.

Bene il Belgio a -31%, la Danimarca (già tra i paesi più sicuri d’Europa) a -32%. Norvegia e Svezia da ammirare, con 19 decessi stradali per milione di abitanti, a fronte di una media UE di 43 per milione. Complessivamente, nell’Unione Europea a 27 si è registrata una riduzione del 15% dei morti sulle strade nel 2025 rispetto al 2019 (rappresentata nel grafico dalla linea blu continua).

Questo calo è insufficiente rispetto ai target di sicurezza stradale dell’UE per il 2030. In quanto all’Italia, si trova nella fascia gialla centrale, con un calo moderato che si attesta intorno all’8-9%, posizionandosi molto al di sotto della media europea: male.

Incidenti stradali UE, numeri flop, 19.500 morti nel 2025 e obiettivi 2030 lontani

FERITI GRAVI, NON CI SIAMO

I progressi sul fronte dei feriti gravi sono stati ancora più deboli: solo -13% nel periodo 2015-2025, col tasso annuo di riduzione che continua a restare indietro rispetto a quello dei decessi. L’ultima stima della Commissione Europea attesta il numero di lesionati a 100.000 nel 2023, in calo rispetto ai 110.000 del 2019 (grafico giù).

Poi esiste un secondo guaio: il confronto tra i Paesi rimane impraticabile poiché le definizioni nazionali, i metodi di raccolta dati differiscono ampiamente. Analizzando i dati relativi alle vittime della strada nell’Unione Europea, si nota una dinamica fortemente influenzata dagli eventi globali degli ultimi anni. I

l grafico evidenzia un crollo verticale nel 2020, un fenomeno direttamente riconducibile ai lockdown e alle severe restrizioni della mobilità introdotte per contrastare la pandemia di Covid-19. Con l’allentamento delle misure e la ripresa totale delle attività, il 2022 ha fatto registrare una netta risalita della curva. Sebbene dal 2022 in poi il trend abbia ripreso a scendere, questa flessione sta procedendo in modo decisamente lento, portando a un dato finale provvisorio per il 2025 che si attesta su una riduzione del 15% rispetto ai livelli del 2019.

 

GUIDA AUTONOMA? CAUTELA

La guida autonoma totale, con l’auto robot che guida al posto del conducente in carne e ossa, è la soluzione? L’ETSC predica cautela, anche quando si parla di sistemi di guida assistita evoluta: prima che una tecnologia del genere diventi affidabile del tutto, occorrono tempo, test, numeri su larga scala. E poi strade e segnaletica orizzontale e verticale in condizioni perfette: di certo, non è il caso dell’Italia.

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