Incidente mortale: quali risarcimenti a familiari, congiunti e conviventi

Nel caso di incidente mortale scatta il risarcimento danni, variabile anche sulla base della distanza temporale del decesso dal sinistro

13 gennaio 2022 - 19:00

La regola generale prevede che nel caso di incidente mortale l’assicurazione deve risarcire le persone legate da un solido e duraturo legame affettivo. E non è affatto necessario che sia familiare o di convivenza. Le disposizioni vigenti, rafforzate da successive pronunce dei tribunali, riconoscono infatti il diritto al risarcimento del danno nel caso di sinistro mortale a una lunga lista di soggetti terzi. Pensiamo ad esempio ai cosiddetti prossimi congiunti ovvero coniuge, figli, genitori fratelli e sorelle. Anche se non sono conviventi. Più in generale, l’automobilista che ha subito un danno ingiusto in seguito a un incidente stradale, ha diritto al risarcimento dei danni. Purché non gli sia riconosciuta alcuna responsabilità. Il risarcimento copre danni fisici e i danni materiali ai terzi non trasportati, come ciclisti e pedoni. Le persone all’interno dell’auto danneggiata conservano il diritto al risarcimento del danno fisico. Approfondiamo nel dettaglio proprio quali risarcimenti spettano a familiari, congiunti e conviventi nel caso di incidente mortale.

INCIDENTE MORTALE: QUALI SONO I RISARCIMENTI PATRIMONIALI E NON PATRIMONIALI

In caso di incidente mortale in cui un soggetto terzo sia responsabile, i congiunti o gli aventi diritto hanno diritto al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali. Se i danni patrimoniali includono il mancato apporto economico del defunto al bilancio familiare (da dimostrare), il lucro cessante e i danni emergenti, come le spese funerarie, nella lista dei danni non patrimoniali rientrano:

– i danni morali;

– il danno esistenziale;

– i danni da perdita della vita;

– il danno da morte iure hereditatis.

Come abbiamo anticipato, anche i prossimi congiunti non conviventi possono avere diritto al risarcimento danni in seguito all’incidente mortale di un familiare. Ma è indispensabile dimostrare uno stabile legame affettivo. Solo in caso di grave alterazione delle condizioni esistenziali scatta infatti il ristoro. Per la Corte di Cassazione, tale situazione si configura se due persone hanno spontaneamente e volontariamente assunto reciproci impegni di assistenza morale e materiale.

I DANNI DA RISARCIMENTO NELL’INCIDENTE MORTALE

L’incidente mortale può fare scattare il diritto al risarcimento per danni morali. Sono quelli derivanti dal turbamento e dalla sofferenza che seguono al decesso del familiare. Il danno da perdita della vita è stato sancito dai tribunali sulla base del principio che tale circostanza, se derivante da un fatto illecito altrui, fa scattare il diritto al risarcimento in favore degli eredi. Il danno da morte iure hereditatis viene riconosciuto se il decesso non avvenga subito dopo l’incidente. In termini concreti consiste nel risarcimento per il danno biologico e morale e comprende, ad esempio, le spese mediche e quelle ospedaliere, i costi di trasporto eventualmente sostenuti e quelli per gli esami specialistici. In pratica copre tutti quelli affrontati nel periodo tra l’incidente stradale e il decesso. Per l’articolo 1226 del Codice Civile, “se il danno non può essere provato nel suo preciso ammontare, è liquidato dal giudice con valutazione equitativa”.

L’IMPORTANZA DELLA PERIZIA NEL CASO DI INCIDENTE MORTALE

Dal punto di vista pratico, l’incidente mortale fa scattare sia la procedura civile e sia quella penale. Per i congiunti o gli aventi diritto al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali può quindi rivelarsi indispensabile nominare i propri consulenti di parte. Scelti nella fase delle indagini preliminari, l’obiettivo è l’esecuzione delle perizie cinematiche o modali – la cosiddetta Ctu – insieme a quella medico-legale. In questo modo diventa più chiaro il legame di causa tra incidente e decesso per stabilire la dinamica dell’incidente mortale.

RISARCIMENTO DANNI DA INCIDENTE MORTALE: ENTRO QUANTO TEMPO VA RICHIESTO

C’è un altro tassello fondamentale da non perdere di vista quando si parla di risarcimento danni con tanto di prove in seguito a un incidente mortale. Ed è quello che riguarda i tempi per fare valere questo diritto. Da una parte la norma generale prevede infatti che scatti la tagliola della prescrizione dopo 2 anni. In pratica, scaduti questi termini, non è più possibile chiedere e ottenere il risarcimento del danno derivato da un incidente stradale. Tuttavia, come sancito dal Codice Civile, “se il fatto è considerato dalla legge come reato e per il reato è stabilita una prescrizione più lunga, questa si applica anche all’azione civile”. In tale casistica rientrano l’omicidio stradale e le lesioni personali gravi e gravissime. Ecco quindi che i termini della prescrizione coincidono con quelli previsti dal reato commesso.

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