Incidente contro guardrail: paga l’Anas dopo… 20 anni

I familiari della vittima di un Incidente contro un guardrail si sono visti finalmente riconoscere un congruo risarcimento: paga l’Anas dopo ben 20 anni di attesa

8 ottobre 2020 - 12:00

I familiari di un 19enne morto vent’anni fa in un incidente d’auto hanno finalmente ottenuto giustizia, vedendosi riconoscere un congruo risarcimento, dopo che la Corte d’Appello di Bologna ha accertato le responsabilità seppur parziali dell’Anas, ente proprietario della strada su cui accadde il sinistro. Secondo i giudici bolognesi, infatti, il guardrail contro cui si schiantò la vettura della giovane vittima non solo si trovava in una condizione tale da non assolvere alla sua funzione contenitiva, ma anche da diventare esso stesso causa diretta dell’incidente mortale.

L’INCIDENTE CONTRO IL GUARDRAIL AVVENUTO VENT’ANNI FA

Il fatto, come detto, risale addirittura all’anno 2000 (ma ai tempi ‘biblici’ della giustizia italiana siamo ormai abituati). L’incidente, avvenuto sulla tangenziale Mistral di Modena, costò la vita al 19enne di Castellarano (RE), che era alla guida dell’auto, e a una passeggera di 17 anni, mentre un’altra ragazza di 18 rimase gravemente ferita. In primo grado il Tribunale Civile di Modena aveva dato torto ai familiari del conducente, stabilendo che l’unica causa dell’impatto violento del veicolo contro il guardrail era da ricercarsi nell’alta velocità a cui viaggiava la vettura, decisamente oltre il consentito (120 km/h contro un limite di 70).

INCIDENTE CONTRO GUARDRAIL: LE RESPONSABILITÀ (PARZIALI) DELL’ANAS

Invece le indagini successive hanno dimostrato che alla fatalità dell’impatto ha contribuito non soltanto la velocità sostenuta (che infatti anche per i giudici d’appello resta per il 70% la causa della tragedia), ma anche l’errato posizionamento del guardrail. Nel dettaglio l’auto dei tre giovani urtò violentemente contro un vertice non arrotondato della barriera di protezione, che penetrò addirittura dentro l’abitacolo come una sorta di lancia, trasformandosi da dispositivo protettivo a strumento di morte. Questo perché, come ricorda l’edizione bolognese di Repubblica, nel tratto in questione c’erano due segmenti della barriera stradale separati da un ampio varco, di circa 8/9 metri, funzionale a consentire l’accesso a un manufatto per la captazione di acqua potabile.

PERCHÉ L’ANAS DEVE RISARCIRE I FAMILIARI DELLA VITTIMA

Circostanza, questa, risultata determinante (al 30% secondo i giudici) nel provocare il decesso del 19enne, visto che la consulenza tecnica presa in considerazione dalla Corte d’Appello ha dimostrato che l’auto, sebbene lanciata a 120 km/h, non avrebbe mai potuto sfondare un guardrail continuo e in buono stato di manutenzione. Pertanto l’Anas, che per l’articolo 14 del Codice della Strada in quanto ente proprietario deve provvedere alla manutenzione, alla gestione e al controllo tecnico dell’efficienza delle strade, è stata condannata a corrispondere ai familiari del giovane un risarcimento di 250 mila euro, da dividere tra i genitori e le due sorelle. Non si esclude comunque il ricorso in Cassazione.

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