I gestori non decidono i prezzo di benzina e diesel: ecco la verità

I gestori non decidono i prezzo di benzina e diesel: ecco la verità

I gestori non decidono i prezzi, stabiliti da compagnie e fisco. FAIB e FEGICA chiariscono la situazione per fermare polemiche errate

 

I gestori non decidono i prezzi, stabiliti da compagnie e fisco. FAIB e FEGICA chiariscono la situazione per fermare polemiche errate

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11 Marzo 2026 - 16:40

I gestori dei distributori non stabiliscono i prezzi dei carburanti, che sono invece imposti dalle compagnie petrolifere e dalle accise statali (più IVA 22%). In queste ore, caratterizzate da nuove tensioni internazionali e da un repentino aumento dei listini di benzina e diesel, torna a ripetersi uno schema noto: il malcontento dei cittadini si riversa spesso, erroneamente, sui gestori delle stazioni di servizio. Per contrastare questa disinformazione, le organizzazioni di categoria FAIB e FEGICA hanno lanciato una campagna informativa attraverso un volantino che chiarisce in modo inequivocabile la posizione degli operatori di settore.

CHI STABILISCE IL PREZZO DELLA BENZINA ALLA POMPA

Il messaggio principale della campagna è chiaro: “Il gestore non decide i prezzi“. I prezzi dei carburanti sono imposti dai fornitori, ovvero dalle compagnie petrolifere (le cosiddette Major) e dai proprietari degli impianti. Il benzinaio è l’ultimo anello di una lunga catena distributiva e non possiede alcun potere decisionale sulla tariffa finale applicata al cliente. Quando i listini salgono, il gestore riceve semplicemente un ordine perentorio di aggiornamento del prezzo da parte della compagnia, al quale deve conformarsi immediatamente. Subisce, non può incidere sul prezzo.

LA COMPOSIZIONE DEL PREZZO: ACCISE E IVA

Una parte preponderante di ciò che i cittadini pagano per un litro di benzina o gasolio è costituita dal carico fiscale. A partire dal 1° gennaio 2026, la legge Bilancio ha introdotto un riallineamento delle accise, eliminando il vantaggio storico del diesel per equipararlo alla benzina. Questo intervento, finalizzato a superare i “sussidi ambientalmente dannosi”, ha fissato l’aliquota a 672,90 euro per 1.000 litri per entrambi i carburanti. Sul totale di accise e prezzo industriale si applica poi l’IVA al 22%, creando un “effetto moltiplicatore” che avvantaggia le casse dello Stato ogni volta che i prezzi salgono.

I gestori non decidono i prezzo di benzina e diesel

IL MARGINE DEI GESTORI: POCHI CENTESIMI AL LITRO

A fronte di prezzi che superano spesso la soglia psicologica degli 1,7 o 1,8 euro al litro, il margine lordo garantito al gestore rimane fisso e irrisorio: circa 3 o 4 centesimi di euro per ogni litro venduto. Da questo margine minimo, l’operatore deve detrarre i costi di gestione, l’elettricità, le tasse, le spese per il personale e le pesanti commissioni bancarie per i pagamenti elettronici. Paradossalmente, quando il prezzo sale, il gestore rischia di guadagnare meno a causa della contrazione dei consumi e dell’aumento dei costi finanziari.

LA SPECULAZIONE DEI PETROLIERI

FAIB e FEGICA denunciano rincari “preventivi” e immotivati da parte dei petrolieri, che spesso scaricano sui consumatori oscillazioni del mercato internazionale basate su semplici previsioni. Le associazioni chiedono al governo Meloni di intervenire con lo strumento dell’accisa mobile per mitigare i picchi di prezzo. I  veri speculatori non si trovano “sulle pompe”, ma nelle sedi delle multinazionali dell’energia. Il volantino informativo serve dunque a proteggere i lavoratori da aggressioni e polemiche, ristabilendo la verità sui meccanismi economici del settore. Tutto vero, sebbene vada considerato che le accise sono oggi ossigeno per le casse dello Stato, in evidente difficoltà per il debito, le pensioni, la sanità e tanto altro.

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