Accise mobili sui carburanti per la guerra USA-Iran: a che punto siamo

Accise mobili sui carburanti per la guerra USA-Iran: a che punto siamo

L’improvvisa escalation militare tra Stati Uniti e Iran nel marzo 2026 ha innescato uno shock energetico globale che ha colpito l'Italia con particolare violenza: ecco perché il governo Meloni valuta le accise mobili sui carburanti

 

L’improvvisa escalation militare tra Stati Uniti e Iran nel marzo 2026 ha innescato uno shock energetico globale che ha colpito l'Italia con particolare violenza: ecco perché il governo Meloni valuta le accise mobili sui carburanti

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9 Marzo 2026 - 10:15

Con il petrolio Brent balzato sopra i 100 dollari al barile e i prezzi alla pompa che hanno sfondato la soglia psicologica dei 2 euro al litro per il gasolio in molte stazioni autostradali, il governo Meloni ha annunciato che valuta di attivare il meccanismo delle accise mobili. Un modo per contrastare in minima parte il caro benzina e diesel per la guerra USA-Iran.

ACCISE MOBILI: COME FUNZIONA

L’accisa è la tassa su benzina e diesel, cui sommare l’IVA. L’accisa mobile è uno strumento di politica fiscale semi-automatico, introdotto con la Finanziaria del 2008 e perfezionato dal decreto Trasparenza Carburanti del 2023. Il principio alla base è la sterilizzazione dell’IVA. Quando il prezzo internazionale del greggio aumenta drasticamente, lo Stato incassa più gettito dall’IVA (che è una percentuale del prezzo finale). L’accisa mobile permette di utilizzare questo “extra-gettito” non previsto per tagliare l’accisa (che è una quota fissa per litro), mantenendo così il prezzo finale per il consumatore relativamente stabile senza gravare sui saldi di bilancio dello Stato.

QUALI PARAMETRI

Per l’attivazione nel 2026, il governo fa riferimento ai parametri del Documento di Economia e Finanza (DEF).

  • Prezzo di riferimento: il DEF stimava per il 2026 un prezzo medio del petrolio molto più basso (circa 66 dollari al barile).
  • Condizione di attivazione: lo scostamento attuale, con il petrolio oltre i 105 dollari, permette legalmente di far scattare il decreto ministeriale per la riduzione delle aliquote.

Dal blocco di Hormuz alle accise mobili

TENSIONI IN MEDIO ORIENTE E CARBURANTI: CHE SUCCEDE

Il conflitto ha destabilizzato le rotte marittime fondamentali, in particolare lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa il 20% del petrolio mondiale. La minaccia di un blocco totale o di attacchi sistematici alle petroliere ha spinto i mercati a una reazione emotiva ma strutturale. In Italia, i listini hanno reagito in tempo reale.

  • Gasolio: ha subìto i rincari maggiori (fino a +35 centesimi in una settimana) a causa della riforma introdotta a gennaio 2026 che ha equiparato le accise diesel a quelle della benzina per motivi ambientali.
  • Benzina: ha superato quota 1,80 €/l nel self-service, arrivando a picchi di 2,30 €/l nel servito autostradale.

IL GOVERNO CI PENSA

Il Consiglio dei ministri previsto per martedì 10 marzo 2026 dovrebbe formalizzare l’intervento. Secondo le indiscrezioni tecniche provenienti dal MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze).

  • Taglio stimato: si parla di un alleggerimento compreso tra 4 e 5 centesimi al litro.
  • Contrasto alla speculazione: il ministro Tajani e il premier Meloni hanno chiesto l’intervento della Guardia di Finanza per verificare che i rialzi alla pompa non siano frutto di manovre speculative, dato che il greggio acquistato oggi dalle raffinerie è stato ordinato a prezzi pre-conflitto.
  • Tassazione extra-profitti: alcune frange della maggioranza spingono per una nuova tassa sui margini di raffinazione delle compagnie petrolifere per finanziare un taglio più consistente, fino a 15 centesimi.

PROSPETTIVE PER CHI GUIDA L’AUTO

Nonostante l’attivazione dell’accisa mobile rappresenti un segnale politico forte, le associazioni dei consumatori La definiscono un “salvagente troppo piccolo”. Un taglio di 5 centesimi su un pieno da 50 litri comporta un risparmio di circa 2,50 euro, a fronte di aumenti medi che hanno già appesantito la spesa mensile delle famiglie di oltre 20-30 euro. Il rischio concreto è che la “Crisi di Hormuz” possa durare a lungo, trasformando uno shock temporaneo in un’inflazione strutturale che colpirebbe non solo i trasporti, ma l’intera catena agroalimentare italiana.

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