Dieselgate VW, non è finita: la Cassazione tedesca riapre il caso

Dieselgate VW, non è finita: la Cassazione tedesca riapre il caso

Lo scandalo Dieselgate Volkswagen continua a fare notizia dopo la decisione della Cassazione tedesca di annullare gli accordi transattivi con gli ex CEO

 

Lo scandalo Dieselgate Volkswagen continua a fare notizia dopo la decisione della Cassazione tedesca di annullare gli accordi transattivi con gli ex CEO

1 Ottobre 2025 - 12:30

Non è ancora giunto il momento di mettere la parola fine al Dieselgate Volkswagen, lo scandalo che di fatto ha cambiato l’industria automobilistica e avviato il declino dell’alimentazione a gasolio. La Corte Federale di Giustizia tedesca ha infatti annullato la delibera dell’assemblea VW che nel 2021 aveva approvato un accordo transattivo con l’ex CEO Martin Winterkorn e con l’ex capo di Audi, Rupert Stadler, accogliendo il ricorso delle associazioni degli azionisti che contestano la sproporzione fra i danni (ingenti) subiti dall’azienda e i contributi (irrisori) richiesti agli ex vertici.

DIESELGATE VOLKSWAGEN: L’ACCORDO TRANSATTIVO

L’accordo, votato con oltre il 99% di consensi, prevedeva che Winterkorn (ancora sotto processo, ora sospeso per motivi di salute) versasse 11,2 milioni di euro e Stadler (ha patteggiato una pena di 21 mesi, sospesa) 4,1 milioni, potendo comunque contare entrambi su una polizza assicurativa D&O (che serve a tutelare il patrimonio personale delle figure apicali nelle aziende) da 270 milioni. L’assemblea Volkswagen aveva presentato questa soluzione come equa e utile a chiudere definitivamente lo scandalo delle emissioni truccate, costato all’azienda oltre 30 miliardi di euro. La transazione era stata gestita direttamente con la compagnia assicurativa, in base ai termini e limiti previsti dal contratto.

GLI AZIONISTI CONTESTANO LE RICHIESTE TROPPO BLANDE AGLI EX CEO

Le associazioni degli azionisti VW contestarono tuttavia fin da subito la sproporzione fra i danni subiti dal gruppo (ripetiamo: oltre 30 miliardi) e i pochi milioni di indennizzo richiesti agli ex CEO: somme giudicate irrisorie rispetto alle sanzioni e risarcimenti pagati dall’azienda. Da qui la decisione di ricorrere in tribunale e ieri, a distanza di qualche anno, la Corte Federale di Giustizia (l’equivalente tedesco della nostra Cassazione) ha accolto l’istanza sentenziando che al momento di votare l’accordo gli azionisti non furono messi in condizione di deliberare con piena consapevolezza. Ad esempio Volkswagen non consentì domande sugli asset patrimoniali degli ex manager né chiarì che l’accordo liberava altri dirigenti da ulteriori responsabilità. Un deficit di trasparenza che per i giudici di Karlsruhe rende invalida la decisione assembleare e riporta il caso in Corte d’Appello, che dovrà esaminare nuovamente i ricorsi delle associazioni.

Dieselgate Volkswagen

COSA PUÒ SUCCEDERE DOPO LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE TEDESCA

Come ha sottolineato Il Sole 24 Ore, per gli azionisti VW si tratta di una vittoria simbolica “che riafferma l’importanza della piena disclosure nelle assemblee e rafforza il controllo degli investitori sulla governance“. Per Volkswagen, invece, è un ritorno all’incertezza dopo l’illusione di aver chiuso con il Dieselgate a dieci anni dall’esplosione del caso. Il Gruppo ha commentato la decisione della Corte Federale di Giustizia sottolineando che le ragioni dell’accordo “restano valide” e che l’obiettivo è “raggiungere nuovamente lo stesso risultato“. Tuttavia, se la Corte d’Appello giudicherà nullo l’accordo transattivo, Volkswagen sarà chiamata a rinegoziare con i legali di Winterkorn e Stadler, oltre che con l’assicurazione che ha emesso le polizze D&O, con il rischio che questa vicenda vada avanti molto a lungo.

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