Prezzo diesel stellare a 2,097 euro: cosa c’entrano le tensioni UE vs Russia?

Prezzo diesel stellare a 2,097 euro: cosa c’entrano le tensioni UE vs Russia?

Fra i numerosi fattori che spingono in alto il diesel, anche le tensioni fortissime fra UE e Russia: cosa sta succedendo

 

Fra i numerosi fattori che spingono in alto il diesel, anche le tensioni fortissime fra UE e Russia: cosa sta succedendo

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3 Agosto 2026 - 14:58

Anche le tensioni UE vs Russia causano il boom del prezzo del diesel in Italia. Ma, prima di entrare nel merito, vediamo la situazione da brividi dei listini alla pompa oggi in Italia, stando a Staffetta Quotidiana. In media self service lungo la rete stradale nazionale, siamo a 1,999 euro al litro per la benzina (+4 millesimi rispetto a venerdì), 2,097 per il gasolio (+16), 0,742 per il GPL (invariato) e 1,620 euro/kg per il metano (+10). In autostrada verde 2,084 euro, diesel 2,174, GPL 0,875 e metano 1,610. Ciliegina sulla torta, ENI e Q8 aumentano di due centesimi al litro i prezzi consigliati del gasolio.

UE VS RUSSIA: OCCHIO AL PREZZO DEL GASOLIO

E rieccoci al tema principale. All’inizio della nuova guerra Russia-Ucraina, l’UE si è schierata subito con Kiev dando aiuti enormi e sanzionando Mosca con una serie innumerevole di pacchetti.

Adesso, oltre alle speculazioni e alla crisi in Medio Oriente, la quotazione del gasolio sale senza tregua. Si registrano raffinerie fuori uso, scorte ai minimi da giugno 2022 e le ricadute molto negative dello stop alle esportazioni deciso da Putin un mese addietro.

Questa mossa ha tolto dal mercato internazionale una quota massiccia di prodotto finito, costringendo i Paesi occidentali e i mercati a cercare canali di approvvigionamento alternativi in tempi rapidi. A differenza del greggio, che può trovare meno difficilmente nuovi sbocchi e rotte commerciali, la raffinazione richiede impianti specifici e capacità industriale. L’UE non è pronta in questo senso.

La questione si somma al guaio del gas, molto sentito dai Gruppi auto come Stellantis e VW: con costi dell’energia così forti, rialzarsi e tornare a correre diviene un’impresa (vedi Filosa cosa dice).

BOOMERANG VERDE

L’Europa ha progressivamente chiuso o convertito molte delle sue raffinerie negli ultimi anni per rispettare i target di transizione ecologica del Green Deal. Questa minor capacità interna costringe l’UE a dipendere dalle importazioni estere di prodotto finito (in particolare da India e Medio Oriente), che comportano costi di trasporto marittimo molto più elevati rispetto al passato.

Gli impianti di raffinazione europei devono far fronte a normative ambientali sempre più stringenti e a quote di emissione (ETS) onerose, che alzano i costi di produzione fissi rispetto ai competitor extra-UE, meno regolamentati.

Diesel stellare: cosa c’entrano le tensioni UE vs Russia

SCORTE AI MINIMI: ALLERTA MASSIMA

Le scorte strategiche e commerciali di gasolio si trovano su livelli storicamente bassi: questa scarsità di riserve rende il mercato estremamente vulnerabile a qualsiasi shock esogeno. Diverse raffinerie chiave operano attualmente a ranghi ridotti o risultano temporaneamente fuori uso a causa di manutenzioni straordinarie o problemi tecnici imprevisti, riducendo ulteriormente la quantità di carburante disponibile per la distribuzione.

Così, la discesa del greggio non si è tradotta in un alleggerimento dei prezzi per i consumatori di gasolio. Il mercato dei prodotti raffinati segue logiche autonome, fortemente legate alla disponibilità effettiva di impianti di lavorazione e alla pressione esercitata dai tagli russi.

Il petrolio e i prodotti raffinati sono inoltre quotati in dollari sui mercati internazionali: una fluttuazione negativa dell’euro rispetto al dollaro aumenta istantaneamente il costo di importazione della materia prima per l’Italia e l’intera Eurozona.

PROPRIO DURANTE L’ESODO ESTIVO

In Italia, gli effetti di questa tempesta perfetta si riflettono direttamente sulla rete stradale e autostradale. Davvero limitato, poi, l’intervento del Governo volto a calmierare i listini tramite una riduzione delle accise. Ormai, metà del micro taglio accise di 17 cent sul diesel (con IVA 22%) è stato “divorato”.

Il prezzo medio nazionale del diesel si è pericolosamente avvicinato alla soglia dei 2,10 euro al litro, registrando aumenti consecutivi per diversi giorni e superando nettamente la crescita registrata dalla benzina. Le compagnie petrolifere e i gestori adeguano i listini consigliati per far fronte ai maggiori costi di approvvigionamento all’ingrosso. Come evidente, alla ricetta per un pasto indigesto non manca nulla.

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