Condono multe 2023

Condono multe 2023: stralcio per cartelle fino a 1.000 euro

In arrivo un condono multe 2023: nella legge di Bilancio è previsto lo stralcio delle cartelle fino a 1.000 euro emesse dal 2000 al 2015

24 novembre 2022 - 15:15

La legge di Bilancio 2023 del Governo Meloni contiene una norma che farà felici molti automobilisti insolventi: lo stralcio delle cartelle esattoriali fino a 1.000 euro dal 2000 al 2015, il che consentirà di condonare le multe non pagate in quel periodo e, potenzialmente, tutte le altre pendenze legate alla circolazione dei veicoli, come per esempio il bollo auto. Scopriamo tutti i dettagli sul condono multe 2023.

CONDONO MULTE 2023: COSA PREVEDE LO STRALCIO DELLE CARTELLE 2000-2015

Più dettagliatamente, la manovra finanziaria di fine anno prevede lo stralcio dei carichi fino a 1.000 euro, affidati all’Agente della Riscossione (ex Equitalia) dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2015. La norma in questione precisa che “sono automaticamente annullati, alla data del 31 gennaio 2023, i debiti di importo residuo, alla data di entrata in vigore della presente legge di Bilancio, fino a 1.000 euro, comprensivo di capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni, risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2015”. Precisiamo che questa norma potrebbe ancora subire modifiche fino alla definitiva approvazione del Parlamento che arriverà solamente a fine dicembre, o addirittura saltare del tutto. Ma l’orientamento del Governo sembra quello di mantenerla.

Per quanto riguarda le modalità di attuazione del condono 2023 quasi certamente si farà come in passato, cancellando automaticamente le cartelle pendenti senza che il contribuente ne faccia richiesta. Servirà comunque un decreto attuativo del MEF con tutte le istruzioni del caso.

MULTE NON PAGATE: PERCHÉ NON SI PASSA ALL’INCASSO?

Superfluo specificare che tra i debiti con lo Stato mai saldati, fino a 1.000 euro, ci sono migliaia e migliaia di multe automobilistiche non pagate fino al 2015, per un valore, secondo una stima della CGIA di Mestre, di circa 1 miliardo di euro (che diventano quasi 2 calcolando interessi e sanzioni). Perché dunque non attivarsi per riscuotere questi soldi, invece che condonarli? Fondamentalmente perché i costi di riscossione risulterebbero maggiori dell’importo delle cartelle. Senza dimenticare che trattandosi di un numero spropositato di cartelle esattoriali, quasi sempre inesigibili, il tentativo di passare all’incasso, oltre a produrre scarsissimi risultati, finirebbe per ingolfare la macchina fiscale della riscossione.

MULTE NON PAGATE 2000 – 2015: E LA PRESCRIZIONE?

Qualcuno potrebbe obiettare che trattandosi di multe stradali comminate fino al 2015, dovrebbero in realtà essere prescritte essendo trascorsi i canonici 5 anni. Ma, come ha spiegato a La Stampa il tributarista Gianluca Timpone, spesso non è così: “Infatti se si ritiene che la multa non sia stata notificata o che siano scaduti i termini che portano alla sua prescrizione, tutto ciò va contestato, altrimenti è necessario far valere in giudizio i propri diritti davanti al Giudice di pace». Con costi di spese legali che superano quasi sempre gli importi dovuti.

CONDONO MULTE: MELONI COME DRAGHI

Il condono multe 2023 non è comunque una marchio esclusivo del Governo Meloni. Come probabilmente molti ricorderanno, nel 2021 il precedente Esecutivo guidato da Mario Draghi aveva varato una misura simile stralciando le cartelle iscritte a ruolo tra il 2000 e il 2010 di valore complessivo fino a 5.000 euro, compresi interessi e sanzioni (ma solo per i redditi inferiori a 30.000 euro). Draghi aveva giustificato il provvedimento con la necessità di alleggerire i debiti di cittadini e imprese alle prese con i devastanti effetti della pandemia, senza però risparmiare critiche a un sistema di riscossione dimostratosi incapace di recuperare debiti vecchi anche di 10 o 15 anni.

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