Car sharing, la lenta agonia: il servizio arretra nelle città
L'auto condivisa si sta spegnendo in tutta Italia: lo evidenziano anche i dati Istat relativi al 2025 e il recente caso Lombardia
L'auto condivisa si sta spegnendo in tutta Italia: lo evidenziano anche i dati Istat relativi al 2025 e il recente caso Lombardia
Il sogno verde del car sharing in Italia si sta spegnendo. La conferma arriva dall’Istat, che nel report 2026 dice: è scesa l’offerta di veicoli in condivisione. Il loro numero totale nel Belpaese era di 96.000 nel 2024, in calo del 15% rispetto al 2022. Le previsioni 2025 vedono un totale di oltre 4.000 veicoli in meno, dovuto soprattutto alla riduzione di monopattini e auto, rispettivamente -6% e -17%. Infatti, un operatore storico come Enjoy ha rivoluzionato il servizio, in quanto alle prese con mille guai dovuti a fattori esterni.
CAR SHARING: ADDIO IN LOMBARDIA
La questione riguarda tutta l’Italia, specie Milano dove una volta il car sharing andava a mille. Il più recente ko avverrà l’1 settembre a in Lombardia: addio a E-VAI. La società ha comunicato in questi giorni che interromperà il servizio di auto elettriche condivise dedicato ai privati in tutta la Lombardia, riporta Legnano News.
La causa? L’aumento dei costi che negli ultimi mesi ha inciso sulla sostenibilità economica del modello di mobilità condivisa. Il servizio ecologico era particolarmente apprezzato dai legnanesi e dai viaggiatori in generale.
L’auto elettrica disponibile alla stazione ferroviaria rappresentava una soluzione pratica per chi doveva raggiungere l’aeroporto di Malpensa, Linate e altre stazioni o destinazioni legate al turismo e ai trasporti.
Poi, c’erano quelli che utilizzavano il veicolo per spostamenti occasionali o piccole commissioni. Le auto elettriche a noleggio erano anche in diversi Comuni dell’Alto Milanese lungo l’asse ferroviario.
TUTTI I GUAI DELL’AUTO CONDIVISA
Dietro la ritirata dei grandi marchi e la contrazione dei servizi non vi è soltanto l’aumento generalizzato delle spese energetiche e di manutenzione, ma un’articolata serie di problematiche connesse alla sicurezza e alla salvaguardia del parco veicolare.
Il settore subisce da tempo l’impatto economico derivante da episodi di vandalismo diffuso, danneggiamenti sistematici alle componenti interne ed esterne dei mezzi e sottrazioni illecite di veicoli.
I furti di auto rappresentano una voce di costo insostenibile per i bilanci aziendali, costringendo gli operatori a investire cifre ingenti in sistemi di localizzazione satellitare, polizze assicurative dai premi elevati e servizi di recupero che incidono negativamente sulla redditività complessiva.
Per non parlare dei ladri piranha che cannibalizzano le macchine di notte, rubando solo fari, gomme, infotainment, batterie e altro.
A ciò si aggiungono i continui esborsi per la riparazione dovuti a un utilizzo non sempre diligente da parte di una fetta di utenza, la quale spesso non garantisce la cura adeguata dei beni messi a disposizione della collettività.

LA BATTAGLIA DEI CANONI CONTRO I COMUNI
Il nodo economico si stringe attorno ai costi di occupazione del suolo pubblico, terreno di scontro tra i gestori delle flotte e le amministrazioni comunali. I canoni imposti dalle città per riservare stalli di sosta ai veicoli in condivisione pesano enormemente sui bilanci degli operatori, trasformando un servizio di interesse pubblico in un onere fiscale difficile da sostenere.
Molte aziende denunciano tariffe sproporzionate rispetto alla funzione ecologica svolta, chiedendo sgravi e agevolazioni che tardano ad arrivare. Senza una revisione dei tributi locali, la sopravvivenza della mobilità condivisa resta appesa a un filo.
QUALE RISCHIO PER IL CAR SHARING
Il rischio, a questo punto, è che il car sharing torni a essere un servizio di nicchia, disponibile in certe zone centrali nelle grandi città e con flotte sempre più ridotte. Un paradosso, considerando che la mobilità condivisa è stata per anni uno dei pilastri delle politiche per ridurre traffico, emissioni e uso dell’auto privata.
Senza interventi concreti da parte delle istituzioni, tra incentivi, canoni più sostenibili e maggiore tutela contro furti e vandalismi, gli operatori difficilmente invertiranno la rotta. E a pagare il prezzo più alto saranno cittadini e pendolari, che perderanno un’alternativa pratica, economica e sostenibile per gli spostamenti quotidiani.