Autostrade chiede scusa per il crollo del Ponte Morandi. Dopo 8 anni The collapse of the Morandi bridge in Genoa - 14 August 2018 - Genoa Italy - The structural failure of the Morandi bridge in Genoa also called the Polcevera viaduct.

Autostrade chiede scusa per il crollo del Ponte Morandi. Dopo 8 anni

L'amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Arrigo Giana, porge le scuse ufficiali dell'azienda per la tragedia del Ponte Morandi del 14 agosto 2018: è il primo atto formale di questo tipo da parte dei vertici di Aspi

 

L'amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Arrigo Giana, porge le scuse ufficiali dell'azienda per la tragedia del Ponte Morandi del 14 agosto 2018: è il primo atto formale di questo tipo da parte dei vertici di Aspi

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15 Luglio 2026 - 12:23

A otto anni dalla tragedia del Ponte Morandi, l’attuale amministratore delegato del Gruppo Autostrade per l’Italia, Arrigo Giana (CEO da aprile 2025), diffonde una lettera sul sito della società porgendo le scuse ufficiali dell’azienda. Si tratta del primo atto formale di questo tipo da parte dei vertici di Aspi a distanza di otto anni dal crollo del sistema bilanciato della pila 9 del viadotto che provocò infatti 43 morti e 566 sfollati il 14 agosto 2018.

Nel 2022, Alessandro Benetton, presidente della holding di famiglia Edizione, disse: “Avremmo dovuto chiedere subito scusa”. All’epoca del crollo, i Benetton possedevano la holding Atlantia, che controllava Aspi. A giugno 2021 la proprietà di Aspi era stata ceduta a Cassa Depositi e Prestiti, controllata per l’83% dal ministero dell’Economia.

PONTE MORANDI: LE SCUSE PER LA PRIMA VOLTA

Così finisce la missiva: “Ribadendo l’assoluto impegno delle nostre diecimila lavoratrici e lavoratori affinché fatti del genere non si ripetano mai più, a nome” di Aspi (che all’epoca aveva un CEO diverso) “voglio chiedere scusa ai familiari delle vittime, ai genovesi e a tutti gli italiani, per le sofferenze originate dal tragico evento del Morandi. Pur consapevole che il nostro gesto non potrà mai cancellare il loro dolore“.

UN’ALTRA FERITA DRAMMATICA

In apertura, Giana evidenzia: “In queste ore siamo in attesa della sentenza di primo grado sulla tragedia del Ponte Morandi, con lo stesso desiderio di verità che sentono i familiari delle vittime, i cittadini genovesi e tutti gli italiani. Tutti noi ricordiamo, come fosse oggi, quella mattina“.

E ancora: “Nel tempo, continuavo quindi a domandarmi come fosse stato possibile non chiedere immediatamente scusa per quanto era successo. Un’ulteriore incomprensibile ferita, vissuta altrettanto drammaticamente dalla comunità“.

Autostrade chiede scusa per il crollo del Ponte Morandi. Dopo 8 anni

SI CERCANO VERITÀ E GIUSTIZIA

“Le azioni e le scelte di alcuni hanno lasciato ferite indelebili, quindi porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale che va al di là dell’accertamento delle responsabilità e del corso della Giustizia verso la verità“, prosegue.

“Oggi questa azienda è altro rispetto ad allora”, precisa Giana. C’è “un nuovo corso sotto il controllo dello Stato e con nuovi azionisti. Una nuova gestione, con nuovi dirigenti che lavorano giorno per giorno per monitorare la rete, pianificare gli interventi e prevenire i rischi, garantendo così la sicurezza delle infrastrutture, dei viaggiatori e dei lavoratori“.

Gli imputati sono 57 in tutto: ex vertici, manager e tecnici di Autostrade per l’Italia, di Spea (la società che per Aspi si occupava del monitoraggio delle infrastrutture) e dirigenti e consulenti del ministero delle Infrastrutture (all’epoca). La Procura di Genova chiede nel complesso 400 anni di carcere per 56 di loro.

La pena più alta, 18 anni e sei mesi, è stata chiesta per l’ex amministratore delegato di Aspi Giovanni Castellucci. Che è già in carcere dopo la condanna a sei anni per disastro e omicidio colposo per uno dei più gravi incidenti stradali mai avvenuti in Italia: 40 persone morte ad Acqualonga in provincia di Avellino nel 2013, quando un autobus precipitò per 30 metri da un viadotto a causa – fra l’altro – di un guasto dell’impianto frenante e del cattivo stato delle barriere.

UNA SVOLTA

La lettera di scuse segna un punto di rottura rispetto al silenzio istituzionale che ha caratterizzato il lungo periodo post-crollo. Il richiamo alla necessità di verità, espresso in attesa della sentenza, sottolinea come la giustizia sia un processo di riparazione sociale che richiede trasparenza e assunzione di responsabilità.

La sottolineatura sulla discontinuità gestionale è il tentativo dell’azienda di definire un nuovo paradigma basato sulla sicurezza e sul monitoraggio costante, elementi purtroppo mancati in quel sistema bilanciato della pila 9.

Tuttavia, il monito del nuovo amministratore delegato, Arrigo Giana, sull’incomprensibilità della lunga assenza di scuse, resta un dato oggettivo che continuerà a pesare sulla memoria collettiva di Genova e dell’Italia.

Il dolore per le 43 vittime non potrà mai essere cancellato, ma la scelta di ammettere il debito morale verso una comunità che ha sofferto in silenzio per anni è, in ultima istanza, un obbligo ineludibile per tentare di voltare pagina.

Questa missiva cerca di ripristinare quel legame di fiducia infranto, ricordandoci che la sicurezza delle infrastrutture è un imperativo etico imprescindibile. Va impedito per sempre il ripetersi di orrori analoghi sulle strade del nostro Paese.

LE REAZIONI

Negative le reazioni dei familiari delle vittime, che hanno accolto la lettera di scuse con profondo sbigottimento e amarezza, descrivendola come un atto tardivo e strumentale alla vigilia della sentenza. Il presidente del comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi, Egle Possetti, si è detta stupita di queste scuse: “Andavano fatte a suo tempo“. Il comitato ritiene i membri della famiglia Benetton responsabili moralmente (non penalmente), anche se nessuno di loro è imputato.

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