Strage Acqualonga: vertici Autostrade indagati. Perché la barriera ha ceduto?

Tra le persone indagate, Giovanni Castellucci, amministratore delegato, e Riccardo Mollo (direttore generale all'epoca dei fatti)

14 gennaio 2015 - 6:44

Tappa fondamentale per le indagini sulla strage stradale più grave della storia italiana (40 morti): Acqualonga, il 28 luglio 2013. Quindici avvisi di garanzia. La Procura di Avellino ha chiuso le indagini sulla tragedia avvenuta nel tratto autostradale compreso tra Monteforte e Baiano. Il pullman, dopo la rottura dei freni, sfondò il guardrail e precipitò dal viadotto Acqualonga. Premesso che le cariche fanno riferimento alla data del sinistro, fra gli indagati, spiccano i nomi di Giovanni Castellucci, amministratore delegato della società Autostrade per l'Italia, e di Riccardo Mollo, direttore generale delle Autostrade (che però ora non compare nel management indicato dal sito di Autostrade).

ALTRI SOTTO LA LENTE DEI GIUDICI – Oltre ai manager, sono stati indagati, per i reati di disastro colposo e omicidio plurimo colposo, vari dirigenti e funzionari della società Autostrade. Dieci i dipendenti inquisiti, come riporta ilmattino.it: Giulio Massimo Fornaci (responsabile dell'articolazione Pavimentazioni e Barriere di Sicurezza); Marco Perna (responsabile del procedimento relativo al progetto di sostituzione e potenziamento delle barriere di sicurezza e bordo laterale dell'Autostrada A16); Antonio Sorrentino, Michele Renzi, Paolo Berti, Nicola Spadavecchia, Bruno Gerardi, Michele Maietta, Gianluca De Franceschi e Gianni Marrone. A questi si aggiungono altri tre indagati: Gennaro Lametta, proprietario del pullman precipitato del viadotto e titolare dell'agenzia Mondo Travel, Vincenzo Saulino, funzionario della Motorizzazione, incaricato alle operazioni di revisione, e Antonietta Ceriola, assistente amministrativo del predetto ufficio, tutti arrestati all'inizio del luglio del 2014 e accusati oltre che dei reati di omicidio plurimo colposo e disastro colposo, anche di falso in atto pubblico per aver falsificato il documento della revisione del bus che provocò la strage. Il motivo? Il pullman non aveva mai varcato i cancelli della Motorizzazione civile di Napoli nonostante avesse percorso circa ottocentomila chilometri. Il proprietario non si era mai preoccupato di effettuare una corretta e regolare manutenzione del mezzo e la relativa revisione annuale. I due dipendenti della Motorizzazione, nel frattempo licenziati dal lavoro, “non impedivano la circolazione del bus, che non avrebbe mai potuto superare con esito regolare la prescritta revisione sia per l'elevato grado di corrosione della struttura portante, sia per lo stato e la tipologia dei pneumatici sia per il malfunzionamento della valvola di protezione 4 circuiti, indispensabile per attivare uno dei dispositivi di sicurezza del sistema frenante”.

OBBLIGO DI IMPEDIRE LA STRAGE – Il procuratore di Avellino, Rosario Cantelmo, evidenzia che tutti i dipendenti della Società Autostrade indagati avevano l'obbligo giuridico di impedire il gravissimo incidente stradale. Si indagano, inoltre, l'amministratore delegato e i dirigenti “per colpa consistita in negligenza, imperizie e imprudenza, nonché nella violazione delle norme che garantiscono la circolazione autostradale in condizioni di sicurezza, per aver omesso di provvedere, in occasione dell'adeguamento di tratti significativi di tronchi stradali, alla riqualificazione dell'intero viadotto Acqualonga, con la necessaria sostituzione delle barriere di sicurezza con quelle marcate CE, trattandosi peraltro di viadotto autostradale connotato da particolare pericolosità essendo stato progettato e realizzato con geometrie non adeguate ad una infrastruttura autostradale”. Gli indagati hanno venti giorni di tempo per presentare memorie difensive e chiedere di essere interrogati. Alla scadenza di questi termini la Procura chiederà il loro rinvio a giudizio.

COSA POTREBBE ACCADERE – Vedremo come si svilupperanno gli eventi. Chissà: forse, i vertici della società Autostrade cercheranno di scaricare le colpe sui responsabili di tronco. Che però a loro volta potrebbero difendersi dicendo di aver ricevuto direttive dall'alto. In realtà, la situazione è estesa non solo a questo tronco, ma a tutte le tratte dove sono state utilizzate tali barriere. Tant'è che la Procura di Avellino ha emesso segnalazioni ad altre procure e quella di Firenze ha sequestrato un tratto. C'è poi un problema finanziario: con il piano Atlantia, è previsto l'ingresso di altri soci per aumentare il capitale e il valore della società, ma in caso di condanne a risarcimenti e/o opere di manutenzione, i potenziali soci potrebbero tirarsi indietro o entrare con un prezzo più basso. C'è da aggiungere che Autostrade per l'Italia non ha mai dichiarato i risultati dei controlli straordinari fatti dopo l'incidente. Di certo c'è che le autostrade continuano a essere punteggiate di cantieri sulle barriere: che ci stanno facendo? Quanto costa? E qui torna protagonista il problema finanziario di cui poche righe sopra. Sono interventi adeguati? Attenzione: a volte, potrebbe essere necessario rifare i cordoli di cemento, e non essere sufficiente sostituire la barriera o i soli tirafondi…

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