Ponte Morandi: i colpevoli saranno impuniti?

Prende il via il maxi processo sul crollo del Ponte Morandi: vi spieghiamo perché la tragedia potrebbe non avere colpevoli tra i 59 rinviati a giudizio

8 aprile 2022 - 12:45

A quasi 4 anni dal tragico crollo del Ponte Morandi, prende il via il processo in cui saranno definite responsabilità e pene per tutti i 59 imputati rinviati a giudizio. E’ una vicenda che non riguarda solo Genova, ma tutta l’Italia e non si archivierà così tanto facilmente, ma avrà un impatto sulla quotidianità degli utenti della rete autostradale per i prossimi anni. E con molta probabilità i presunti colpevoli o responsabili della vicenda resteranno impuniti. Ecco i passaggi chiave che riprendiamo dall’approfondita inchiesta di Maurizio Caprino, giornalista del Sole 24 Ore.

MIGLIAIA DI PONTI E VIADOTTI COME IL MORANDI

Credere che il crollo del Ponte Morandi sia un problema dei genovesi o della Liguria è un’interpretazione sommaria e miope di una delle più grandi tragedie italiane. Come vi abbiamo già raccontato, infatti, l’Italia non brilla per manutenzione delle infrastrutture e ci sono 10 mila opere in cemento a fine vita. Ora che la gestione della rete ASPI (Autostrade per l’Italia) è in trattativa con lo Stato (Cassa Depositi e Prestiti) è partita una corsa al rattoppo che in qualche modo gli utenti continueranno a pagare. Ciò dopo anni di aumenti del pedaggio che sarebbero giustificati per legge solo da investimenti per migliorare la rete, che evidentemente non ci sono stati. Ma prima di arrivare a questa conclusione, bisogna ripercorrere i passaggi fondamentali dell’inchiesta di Maurizio Caprino.

CHI SONO I PRESUNTI RESPONSABILI DEL CROLLO DEL PONTE MORANDI

Il processo sul crollo del Ponte Morandi vede rinviati a giudizio tutti gli imputati tra top manager e responsabili accusati dei reati di:

– omicidio e lesioni personali colposi plurimi;

– attentato alla sicurezza dei trasporti;

– falso;

– rimozione dolosa dei dispositivi di sicurezza;

– crollo doloso;

Le figure chiave tra gli imputati sono riconducibili ad ASPI, Ministero delle Infrastrutture e Spea (incaricata dei controlli e controllata per il 20% da ASPI, nel gruppo Atlantia, della famiglia Benetton). Poi arriviamo anche al ruolo dei Benetton emerso dalle indagini della procura di Genova. Nell’ambito della vicenda che riguarda il viadotto Polcevera, ognuno è imputato a vario titolo in base al ruolo ricoperto alla data del crollo o negli anni precedenti:

i direttori di tronco ASPI perché hanno responsabilità e potere sulla viabilità e la sicurezza del tratto di autostrada di competenza e i dirigenti responsabili che hanno seguito il Ponte Morandi nel tempo;

– la direzione della Vigilanza sulle concessioni autostradale (Dgvca – MIT), che approva i piani di manutenzione e gli investimenti, opera il controllo sull’esecuzione dei lavori e in funzione dei quali stabilisce gli aumenti del pedaggio autostradale;

– il comitato tecnico amministrativo del provveditorato Opere pubbliche di Genova che ha avuto un ruolo nell’approvazione degli interventi di rinforzo dei tiranti sul pilone che è poi crollato;

PERCHÉ È CROLLATO IL PONTE MORANDI

Come sottolinea Caprino, il processo si svilupperà sulla colpevolezza relativa al rischio di crollo di chi avrebbe saputo dei problemi relativi allo stato precario della struttura. Problemi che già nel 1982 a distanza di 14 anni dall’apertura del Ponte destavano preoccupazione anche allo stesso ing. Riccardo Morandi, che aveva reso pubblici. L’incidente probatorio in cui è stata ricostruita la dinamica del crollo, ha individuato nella parte alta dello strallo lato mare verso Genova l’innesco del fenomeno. “I periti hanno rilevato materiali e imperfezioni che in quel punto hanno causato infiltrazioni d’acqua e una conseguente corrosione maggiore”, scrive Caprino. Su queste evidenze:

ASPI sarebbe accusata di aver guardato più ai profitti degli azionisti che alla messa in sicurezza del ponte. La riparazione dei sensori presenti sul ponte e danneggiati da precedenti interventi infatti non sarebbe stato un investimento, ma un intervento di manutenzione, quindi da non giustificare un aumento del pedaggio. Ma la difesa punterà a dimostrare che il difetto che ha innescato il crollo sarebbe stato difficile da individuare anche adoperando maggiori controlli;

– la Dgvca (Ministero delle Infrastrutture), si difenderà dietro l’affidamento dei controlli al gestore della rete, secondo norme sulla vigilanza Dgvca relative alle verifiche di ponti, viadotti e gallerie. Per cui l’attività di controllo ministeriale si sarebbe limitata solo ad aree secondarie, come la potatura delle aree verdi, l’illuminazione e lo stato dell’asfalto;

– Per i rispettivi ruoli inoltre, i dirigenti di ASPI avrebbero incolpato quelli di Spea di non aver adoperato i dovuti controlli. Mentre secondo Spea, da ASPI ci sarebbe stata l’indicazione di segnalare meno problemi possibile;

ASPI e Spea hanno patteggiato una penale di 30 milioni di euro con la procura. Si sono assicurante così una via di uscita dal processo. Mentre i Benetton non sono neppure indagati.

AUMENTO PEDAGGI E DISAGI PER GLI UTENTI

Subito dopo il crollo si è parlato molto del ruolo della famiglia Benetton, ma non sono neppure tra i 59 imputati a processo. Questo perché negli anni hanno avuto un ruolo come azionisti di controllo di Atlantia e ASPI, affidando ad amministratori delegati il compito di gestione delle suddette società. Nelle intercettazioni effettuate dopo il crollo, infatti alcuni top manager li avrebbero descritti come “utilizzatori finali” interessati ai profitti e inconsapevoli di come venivano raggiunti i risultati. Ora la gestione della rete autostradale è in trattativa tra Atlantia e la Cassa Depositi e Prestiti (praticamente lo Stato). La stima è di circa 3,4 miliardi di euro per le omissioni relative alla manutenzione, a fronte di circa 8,2 miliardi per Atlantia. Fine della storia? Macché. Gli automobilisti continueranno a pagare in ritardi e condizioni inadeguate della rete, che richiederà anni di cantieri stradali per recuperare ciò che non è stato fatto. Potete leggere nel dettaglio l’inchiesta di Maurizio Caprino a questo link.

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