Auto usate ancora più vecchie: pericolo per sicurezza e ambiente

Auto usate ancora più vecchie: pericolo per sicurezza e ambiente

Ad agosto 2026, la quota dei trasfe­rimenti netti di vetture con oltre 10 anni di anzianità guadagna 1,1 punti, al 52,1%: quali ricadute

 

Ad agosto 2026, la quota dei trasfe­rimenti netti di vetture con oltre 10 anni di anzianità guadagna 1,1 punti, al 52,1%: quali ricadute

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27 Ottobre 2026 - 10:28

In Italia il mercato dell’auto usata vede il dominio delle “nonnine” diesel. Ad agosto 2026, riferisce l’Unrae, la quota dei trasfe­rimenti netti di vetture con oltre 10 anni di anzianità guadagna 1,1 punti, al 52,1%. La fascia di macchine da 6 a 10 anni è al 16%, mentre quelle da 4 a 6 anni rappresentano il 10,2%. A seguire, 11,5% di vetture da 2 a 4 anni, e 4,3% da 1 a 2 anni. I mezzi fino a 1 anno al 6%. Sarà anche discesa, ma il gasolio resta il re, al 40,7% (contro il 43,1 di agosto 2025). Termico a comandare, grazie al benzina al 37,3% e all’ibrido all’11,8%. In quanto alle elettriche, erano e restano una nicchia all’1,2% con le PHEV all’1,6%. In generale, nel mese, le seconda mano segnano una leggera flessione a -1,4% con 293.924 trasferimenti di proprietà.

AUTO USATA VECCHIA E DIESEL: LE RIPERCUSSIONI

Il rinnovo del parco circolante subisce un forte rallentamento: le auto con più di un decennio appartengono prevalentemente a classi Euro basse. Questi veicoli emettono livelli elevati di particolato sottile (PM10 e PM2.5) e ossidi di azoto (NOx), elementi particolarmente critici per le aree urbane, aumentando l’inquinamento atmosferico e i costi sanitari legati alle malattie respiratorie.

I veicoli immatricolati prima del 2016 sono sprovvisti dei moderni sistemi di assistenza alla guida, come la frenata automatica d’emergenza o il mantenimento della corsia, e presentano strutture di assorbimento degli urti meno avanzate. La prevalenza di auto anziane sulle strade si traduce direttamente in un maggior rischio di incidenti gravi e in tassi di mortalità più elevati.

QUESTIONE DI POSSIBILITÀ ECONOMICHE

Il ricorso prolungato all’usato datato evidenzia una perdita del potere d’acquisto delle famiglie, che rinviano l’acquisto del nuovo o di usati recenti a causa dei listini elevati. Sebbene l’acquisto iniziale di un’auto anziana richieda un investimento contenuto, questo genera spese crescenti nel tempo per manutenzioni straordinarie, riparazioni frequenti e consumi non ottimali.

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RICADUTE ANCHE SUI PREZZI RCA

Un parco vetusto comporta un altro rischio: salgono le probabilità di incidenti, con costi dei risarcimenti in salita. Di riflesso, aumentano i prezzi RC auto, fenomeno presente specie al Sud, lì dove le vecchie diesel sono più numerose (mancano anche forti limitazioni al traffico, che invece si trovano al Nord).

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TENSIONI DESTINATE A CRESCERE

Ogni anno, le quattro Regioni della Pianura Padana e Roma rinviano i blocchi dei diesel più vecchi (Euro 5 nel primo caso, Euro 4 nel secondo). Si risponde alle esigenze immediate di famiglie e imprese che non possono permettersi la transizione ecologica, ma così si crea un cortocircuito normativo ed ecologico.

Se da un lato si tenta di tutelare il potere d’acquisto della cittadinanza, dall’altro l’Italia rischia sanzioni pecuniarie pesanti per il mancato rispetto dei limiti sulla qualità dell’aria impostati dall’Unione Europea.

Senza un piano di sostegno mirato al ricambio del parco circolante che tenga conto delle reali capacità finanziarie degli italiani, l’egemonia delle “nonnine” a gasolio continuerà a rallentare la modernizzazione del Paese, con costi sociali, ambientali ed economici sempre più difficili da sostenere.

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