Auto aziendali piene di sussidi: il dato dei 14 miliardi va maneggiato con cautela

Auto aziendali piene di sussidi: il dato dei 14 miliardi va maneggiato con cautela

Un'analisi solleva dubbi sui sussidi alle auto aziendali inquinanti citando dati di Transport & Environment, organizzazione dalle posizioni dichiaratamente ecologiste

 

Un'analisi solleva dubbi sui sussidi alle auto aziendali inquinanti citando dati di Transport & Environment, organizzazione dalle posizioni dichiaratamente ecologiste

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22 Aprile 2026 - 15:45

Il più recente approfondimento di Milena Gabanelli (una signora giornalista, a scanso di equivoci) su Data Room del Corriere della Sera accende i riflettori su un tema di grande attualità che scuote il mercato automotive italiano ed europeo: secondo l’analisi proposta, ogni anno sarebbero 14 i miliardi di euro di sussidi indiretti destinati alle auto aziendali inquinanti. Un numero impressionante che invita a una riflessione profonda sulla coerenza delle politiche ambientali attuate dai governi. Quel numero è vero. Tuttavia, ci permettiamo di avanzare qualche piccolo dubbio sulla totale imparzialità di chi lo ha fornito: Transport & Environment. Che “il principale gruppo europeo per i trasporti puliti“, così si definisce. La sua “visione è quella di un sistema di mobilità a emissioni zero, accessibile e con un impatto minimo su salute, clima e ambiente“.

DA PRENDERE CON LE MOLLE

Tutti i report di Transport & Environment (T&E) sono fatti benissimo, pieni zeppi di statistiche, grafici, con taglio incisivo e titolo accattivante. Ma c’è un ma. Il punto di vista di questa lobby verde (fra le anime del Green Deal UE) non è dei più neutrali. Di recente, lo ha fatto notare anche il presidente di Federauto, Massimo Artusi, pur senza citare T&E in modo diretto ed esplicito: attenzione all’imparzialità delle ricerche che guidano scelte politiche e industriali. “Assistiamo quasi quotidianamente alla pubblicazione di studi e indagini che, pur mascherandosi da scienza oggettiva, sono in realtà strumenti di propaganda settoriale. Così facendo, si genera confusione tra consumatori e operatori, e si danneggia un mercato già sotto pressione”. Come dimostra anche la questione fisco in Italia.

IL DIBATTITO SUI SUSSIDI ALLA MOBILITÀ

Il tema delle auto aziendali rappresenta una fetta rilevante del mercato automobilistico, capace di muovere volumi di vendita enormi e di influenzare le strategie delle Case costruttrici. Il tema posto dal Corriere ruota attorno all’efficacia della spesa pubblica, suggerendo che parte delle risorse finisca per alimentare il mantenimento di veicoli a basse prestazioni ambientali.

Auto aziendali piene di sussidi, il dato dei 14 miliardi va maneggiato con cautela

L’IMPORTANZA DELLA NEUTRALITÀ ANALITICA

È corretto interrogarsi sulla reale imparzialità di un’analisi proveniente da un ente che si batte per il superamento del motore termico. Una visione di parte, per quanto supportata da dati tecnici, rischia inevitabilmente di leggere la realtà attraverso una lente che trascura le necessità economiche delle imprese e la complessità strutturale del parco circolante attuale. Non si tratta di negare la sfida climatica, ma di valutare se il quadro presentato sia completo o se, al contrario, tenda a semplificare eccessivamente una dinamica di mercato che coinvolge milioni di posti di lavoro e intere filiere produttive europee.

UNA VISIONE PRAGMATICA DEL MERCATO

Le scelte aziendali in materia di flotta non sono dettate solo dall’inquinamento, ma da necessità di logistica, autonomia, costi di gestione e disponibilità delle infrastrutture di ricarica. Se la transizione elettrica fosse così immediata e vantaggiosa come suggerito dalle tesi più estreme, il mercato si sarebbe già adeguato spontaneamente senza bisogno di sussidi. Insinuare il dubbio sulla neutralità dell’analisi non significa negare l’importanza della sostenibilità, ma difendere il diritto di una corretta informazione che sappia distinguere tra obiettivi politici legittimi e realtà industriale. La prudenza nell’interpretare i numeri di Transport & Environment appare, dunque, un esercizio di intelligenza critica doveroso per ogni operatore del settore e per il cittadino informato. Arriviamo anche a dire che – con analisi del genere – non si dia un assist vincente neppure alla stessa auto elettrica per la quale si ha simpatia. Piuttosto, ci sarebbe piaciuto leggere qualcosa sulle tasse da pagare quando la BEV aziendale si ricarica.

VERSO UNA TRANSIZIONE SOSTENIBILE E REALISTICA

Il futuro della mobilità passerà indubbiamente per una maggiore elettrificazione, ma il percorso deve essere tracciato su basi solide e condivise. Insinuare che 14 miliardi di euro siano mal spesi senza considerare il valore strategico che le auto aziendali garantiscono al sistema Paese significa guardare alla superficie di un problema complesso. È necessario approfondire il tema, consultare le fonti originali disponibili e confrontarle con le analisi di settore più pragmatiche. Solo attraverso un dibattito pluralista e libero da condizionamenti ideologici sarà possibile costruire una strategia che tuteli l’ambiente senza compromettere la stabilità economica del nostro tessuto industriale. Nulla di nuovo sotto il sole: ognuno la pensa a proprio modo. “Così è (se vi pare)”, diceva Luigi Pirandello, siciliano geniale che a suo modo ha anticipato il dibattito europeo su auto elettrica e termica.

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