Bandiera UE su auto
Solo auto Made in UE per le flotte: nuove regole dal 2028
Scopri le nuove regole per le flotte aziendali e come cambiano le politiche di acquisto con l'obbligo del Made in UE
Scopri le nuove regole per le flotte aziendali e come cambiano le politiche di acquisto con l'obbligo del Made in UE
Il mercato delle auto aziendali si prepara a un cambiamento che sposta l’asse dalle sole emissioni alla provenienza geografica dei veicoli. Entro il 2028, le istituzioni europee puntano a imporre quote di acquisto di vetture prodotte all’interno dell’Unione per tutte le grandi flotte, includendo società di noleggio e provider di mobilità. Non si tratta più solo di una transizione ecologica, ma di una manovra di politica industriale pensata per blindare la produzione continentale e ridurre la dipendenza dalle importazioni, specialmente quelle cinesi.
FLOTTE MADE IN UE: IL SOSTEGNO ALLA FILIERA EUROPEA
L’orientamento di Bruxelles, esplicitato con il recente Industrial Accelerator Act (IAA), segna un cambio di passo netto rispetto al passato. Se fino a oggi il più importante parametro di riferimento per il rinnovo dei parchi auto era il livello di CO2 allo scarico, il nuovo corso introduce il concetto di sovranità produttiva. L’obiettivo è fare in modo che gli incentivi e le normative che spingono verso l’elettrico non si trasformino in un vantaggio competitivo regalato ai costruttori asiatici. Attraverso l’intreccio con il Net-Zero Industry Act del 2024, l’Europa vuole garantire che la domanda generata dalle aziende – che oggi rappresenta oltre la metà delle immatricolazioni totali – alimenti direttamente le fabbriche del territorio, salvaguardando posti di lavoro e investimenti tecnologici locali.
QUOTE OBBLIGATORIE E SCADENZE
Il cronoprogramma è serrato e punta al 2028 come anno della svolta operativa. La proposta prevede che le aziende con flotte superiori a una certa soglia debbano rispettare percentuali minime di acquisto di modelli Made in UE (per la precisione assemblati nell’Unione Europea e con il 70% dei componenti, esclusa la batteria, prodotti in Europa entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge).
Questa misura colpirà in modo particolare i colossi del noleggio a lungo termine e le grandi corporate che, per ragioni di costo, avevano iniziato a guardare con interesse ai nuovi brand emergenti. L’obbligo non sarà solo un suggerimento etico, ma una regola strutturale che condizionerà l’accesso ad agevolazioni fiscali, incentivi e contratti pubblici. Per i gestori delle flotte, ciò significa dover ricalibrare i piani di approvvigionamento con largo anticipo, tenendo conto di un listino che dovrà necessariamente privilegiare i marchi con stabilimenti attivi tra Francia, Germania, Italia, Spagna e i paesi dell’Est Europa.

LA REAZIONE ALL’AVANZATA CINESE
Questa contromisura nasce dalla necessità di bilanciare un mercato che rischiava di diventare… sbilanciato. L’ingresso massiccio di veicoli elettrici a basso costo prodotti fuori dai confini comunitari ha messo in allarme i produttori storici, incapaci di competere sulla sola leva del prezzo a causa dei costi energetici e del lavoro più elevati in Europa. Imponendo il vincolo del “Made in UE” per le flotte, Bruxelles crea uno scudo protettivo che obbliga i player del settore a mantenere alto l’interesse per i modelli europei. La sfida, tuttavia, resta aperta sul piano dei prezzi: il successo di questa strategia dipenderà dalla capacità delle case automobilistiche continentali di offrire prodotti competitivi che non rendano insostenibile l’acquisto per le imprese clienti.