Fabrizio Premuti Konsumer
Mercato dell’usato: perché in Italia lo storico dei sinistri resta inaccessibile ai consumatori?
Secondo Fabrizio Premuti, presidente di KONSUMER, il vero ostacolo alla trasparenza del mercato dell’usato non è il GDPR ma un sistema che continua a considerare i dati sui sinistri come patrimonio degli operatori
Secondo Fabrizio Premuti, presidente di KONSUMER, il vero ostacolo alla trasparenza del mercato dell’usato non è il GDPR ma un sistema che continua a considerare i dati sui sinistri come patrimonio degli operatori
Chi acquista un’auto usata dovrebbe poter verificare se quel veicolo ha subito gravi incidenti, danni strutturali, allagamenti o riparazioni che potrebbero comprometterne la sicurezza e il valore. Un’informazione che in molti Paesi europei è accessibile attraverso diverse forme di condivisione dei dati, mentre in Italia continua a essere difficilmente disponibile per cittadini e imprese. Un tema che diventa sempre più centrale nell’era dei veicoli connessi, del Data Act europeo e della progressiva digitalizzazione dei dati assicurativi con l’introduzione dell’e-EAS (Electronic European Accident Statement).
Secondo KONSUMER, il vero ostacolo non è rappresentato dal GDPR, bensì da un sistema che continua a considerare molte informazioni sulla storia dei veicoli come mero patrimonio degli operatori e non come uno strumento di tutela del consumatore. Una posizione che porta l’associazione a chiedere una maggiore distinzione tra i dati personali dei conducenti e le informazioni tecniche relative ai veicoli, favorendo l’accesso a queste ultime in forme compatibili con la tutela della privacy.
Il tema è molto caro a SICURAUTO.it e per questo è approfondito nell’ambito del 6° Aftermarket Report, dedicato quest’anno anche all’evoluzione della gestione e dell’accessibilità dei dati legati ai veicoli. Proprio per favorire un confronto tra i diversi punti di vista, durante l’evento di presentazione è stato promosso un dialogo che coinvolge istituzioni, authority, associazioni dei consumatori e operatori del mercato, con l’obiettivo di riflettere sul futuro della trasparenza nel mercato europeo delle auto usate.
In questo contesto, Fabrizio Premuti, presidente di KONSUMER, ci ha illustrato in questa intervista esclusiva la posizione dell’associazione sul rapporto tra privacy, sicurezza stradale, concorrenza e diritto dei consumatori a conoscere la storia reale del veicolo che intendono acquistare.
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Questo contenuto fa parte del 6° Aftermarket Report di SICURAUTO.it dal titolo: “L’Aftermarket nell’era delle regole europee: opportunità, vincoli e nuove specializzazioni”.
In molti Paesi esteri è prassi consolidata poter verificare lo storico degli incidenti di un’auto usata tramite piattaforme terze: perché in Italia questo “curriculum” del veicolo è ancora un tabù inaccessibile a cittadini ed imprese, nonostante i dati siano centralizzati nella Banca Dati Sinistri presso l’IVASS?
In Italia il “curriculum del veicolo” resta di fatto inaccessibile non perché i dati manchino, ma perché il sistema assicurativo e il mercato dell’auto hanno storicamente mantenuto queste informazioni in un circuito riservato agli operatori. Eppure la Banca Dati Sinistri dell’IVASS raccoglie già informazioni dettagliate su incidenti, targhe, danni e storico assicurativo.
In molti Paesi esteri esistono piattaforme che consentono agli acquirenti di conoscere la storia reale di un’auto usata, aumentando trasparenza e sicurezza. In Italia, invece, il tema della privacy viene spesso utilizzato come giustificazione, anche se tecnicamente sarebbe possibile condividere dati anonimizzati senza violare il GDPR. Una maggiore trasparenza ridurrebbe frodi, vendita di veicoli gravemente incidentati e rischi per la sicurezza stradale. Il vero nodo non è tecnologico ma culturale e regolatorio: le informazioni prodotte dal sistema assicurativo non dovrebbero restare patrimonio degli operatori ma diventare anche uno strumento di tutela del consumatore.
Anche il risarcimento diretto (CARD) ha una sua componente di responsabilità rispetto alle vere condizioni delle auto usate. I famosi forfait voluti dall’Antitrust per impedire scambi di dati tra compagnie assicurative non permettono di risalire ai danni ricevuti dalle autovetture di controparte, in più impediscono qualsiasi attività antifrode per danni rientranti nel valore del forfait.
Dal punto di vista dei consumatori, quali sono i rischi più concreti derivanti da questa opacità? Parliamo solo di una perdita di valore economico o c’è un reale pericolo per la sicurezza stradale legato a riparazioni non certificate? Esistono stime sul danno sociale che questa mancanza di trasparenza comporta?
L’opacità sullo storico dei sinistri non produce soltanto un danno economico per chi acquista un’auto usata, ma sicuramente comporta anche rischi concreti per la sicurezza stradale. Un veicolo apparentemente perfetto può aver subito danni strutturali, allagamenti o riparazioni non certificate che compromettono airbag, telaio e sistemi elettronici di sicurezza come ADAS, frenata automatica e mantenimento di corsia.
Il consumatore oggi non ha strumenti per conoscere la reale storia tecnica del mezzo e questo crea una forte asimmetria informativa a vantaggio di compagnie, venditori e operatori del settore. La mancanza di trasparenza favorisce inoltre frodi, alterazione del valore reale dei veicoli e circolazione di auto potenzialmente meno sicure. Per questo il tema riguarda non solo la tutela del consumatore ma anche la qualità del mercato e la sicurezza collettiva. Oggi l’auto moderna è un sistema digitale complesso e venderla senza trasparenza tecnica significa trasferire all’acquirente un rischio nascosto.

La normativa sulla protezione dei dati – il GDPR – è la stessa in tutta l’Unione Europea, eppure altrove la condivisione dello storico sinistri è permessa: qual è l’interpretazione specifica del Garante della Privacy italiano che, di fatto, blocca la trasparenza a favore del “diritto all’oblio” del veicolo?
In realtà né il GDPR europeo né il Garante Privacy italiano vietano espressamente la creazione di uno storico accessibile dei sinistri dei veicoli. Il problema italiano è soprattutto regolatorio e culturale: i dati assicurativi sono stati storicamente considerati patrimonio del sistema assicurativo più che strumenti di tutela del consumatore. La Banca Dati Sinistri IVASS nasce infatti con finalità antifrode e di vigilanza, non di trasparenza del mercato dell’usato.
In altri Paesi europei si distingue chiaramente tra dati personali del proprietario e dati tecnici del veicolo, condividendo questi ultimi in forma anonimizzata. Anche in Italia sarebbe tecnicamente possibile rendere accessibili informazioni su danni strutturali, airbag, allagamenti o riparazioni non certificate senza violare la privacy. Il vero nodo è quindi capire se si voglia continuare a privilegiare la chiusura del sistema oppure il diritto del consumatore alla sicurezza e alla trasparenza del mercato.
Spesso si confonde la privacy del conducente con la “storia” del mezzo meccanico: secondo KONSUMER, dove finisce il diritto alla riservatezza personale e dove inizia il diritto dell’acquirente a conoscere lo stato reale di un bene mobile registrato?
Come già accennato secondo noi il vero problema è che in Italia si continua a confondere la privacy delle persone con la trasparenza sullo stato reale di un veicolo. La riservatezza deve tutelare i dati personali del conducente, del proprietario e degli eventuali danneggiati, ma non può trasformarsi in un ostacolo alla conoscenza della storia tecnica di un’auto usata. Un cittadino che acquista un veicolo ha il diritto di sapere se quel mezzo abbia subito danni strutturali, gravi incidenti, alluvioni o compromissioni dei sistemi di sicurezza.
Oggi invece si crea una forte asimmetria informativa: compagnie, operatori e venditori conoscono spesso il passato del mezzo meglio dell’acquirente che si affiderà a quel mezzo. Questo non produce soltanto un danno economico, ma può avere conseguenze concrete sulla sicurezza stradale, soprattutto con le auto moderne dotate di sistemi elettronici e ADAS. Per Konsumer serve quindi un vero fascicolo tecnico trasparente del veicolo, che distingua nettamente la privacy delle persone dal diritto del consumatore a conoscere lo stato reale del bene che acquista.
Il nuovo regolamento europeo Data Act permette agli utenti il controllo totale sui dati generati dai loro veicoli connessi: come può questo strumento scardinare il monopolio delle informazioni detenute oggi dalle compagnie assicurative?
Il Data Act europeo potrebbe rappresentare una vera rivoluzione nel settore assicurativo e automobilistico perché introduce un principio molto semplice ma dirompente: i dati generati da un bene connesso, come un’automobile moderna, non devono appartenere esclusivamente al produttore o agli operatori che li raccolgono, ma anche all’utente che quel bene lo utilizza e lo finanzia. Oggi le compagnie assicurative, le case automobilistiche e le piattaforme telematiche detengono una quantità enorme di informazioni sul veicolo e sul comportamento di guida, creando quella forte asimmetria informativa, di cui abbiamo parlato, rispetto al consumatore.
Con il Data Act, invece, il cittadino potrebbe ottenere accesso ai dati prodotti dalla propria auto e decidere con chi condividerli, favorendo maggiore concorrenza, trasparenza e libertà di scelta. Questo potrebbe scardinare l’attuale monopolio informativo, consentendo anche a soggetti terzi – come periti indipendenti, associazioni dei consumatori, officine o piattaforme digitali – di sviluppare servizi più trasparenti e favorevoli agli utenti. In prospettiva il Data Act potrebbe quindi trasformare il dato automobilistico da strumento di controllo del mercato a vero diritto digitale del consumatore.

La digitalizzazione della constatazione amichevole (il CAI digitale) e l’estensione dello storico sinistri a 10 rende il dato già nativamente digitale. Quali sono gli step legislativi ed “interpretativi” urgenti che potrebbero portare allo sblocco definitivo di questo storico sui sinistri, considerando che i veicoli italiani circolano e vengono venduti in tutta l’Unione Europea?
La digitalizzazione della constatazione amichevole (European Accident Statement) e l’estensione dello storico sinistri a dieci anni stanno già trasformando il dato assicurativo in un’informazione nativamente digitale, strutturata e interoperabile. In questo scenario il lavoro sviluppato da Massimo Treffiletti, nostro responsabile del settore assicurativo, con il primo modello di CAI digitale, oggi distribuito anche dagli autoriparatori CNA, rappresenta un passaggio importante perché dimostra che la tecnologia necessaria esiste già ed è pienamente utilizzabile dal mercato.
A questo punto il vero salto non è più tecnico ma normativo e regolatorio. Occorre anzitutto chiarire, anche attraverso IVASS e Garante Privacy, che la storia tecnica del veicolo può essere distinta dai dati personali del conducente e quindi condivisa in forma anonimizzata senza violare il GDPR.
Parallelamente servirebbe una norma europea che riconosca il diritto dell’acquirente ad accedere alle informazioni rilevanti sulla sicurezza e sulla storia assicurativa del mezzo, soprattutto in un mercato unico dove i veicoli circolano e vengono rivenduti liberamente tra i Paesi membri. Un altro passaggio decisivo sarebbe la creazione di un fascicolo digitale europeo del veicolo contenente sinistri rilevanti, danni strutturali, attivazione airbag, eventi catastrofali e riparazioni certificate. La vera sfida oggi è superare la storica opacità del sistema e trasformare il dato assicurativo da patrimonio esclusivo degli operatori a strumento di trasparenza, sicurezza stradale e tutela del consumatore europeo.
Come immagina KONSUMER l’accesso a questi dati: dovrebbe essere il proprietario a “sbloccarli” per il futuro acquirente o per i servizi disponibili, oppure sarebbe preferibile un registro pubblico consultabile tramite telaio?
Secondo noi il punto centrale è trovare un equilibrio tra tutela della privacy e diritto alla trasparenza del mercato. La soluzione più ragionevole potrebbe essere un sistema a doppio livello: da una parte un fascicolo tecnico del veicolo consultabile in forma neutrale e anonimizzata tramite numero di telaio, dall’altra la possibilità per il proprietario di autorizzare a terzi l’accesso a informazioni più dettagliate in fase di vendita o di valutazione del mezzo.
L’obiettivo non dovrebbe essere quello di rendere pubblici i dati personali del proprietario o dei conducenti, ma consentire all’acquirente di conoscere gli elementi realmente rilevanti per la sicurezza e per il valore del veicolo. Un modello di questo tipo permetterebbe di aumentare la trasparenza del mercato senza violare la privacy, riducendo frodi, asimmetrie informative e rischi per la sicurezza stradale.
Quale azione prioritaria KONSUMER intende promuovere affinché il Governo e le Autorità recepiscano lo spirito del Data Act, abbattendo le barriere che oggi rendono il mercato dell’usato italiano meno trasparente?
La priorità assoluta è avviare una riforma normativa che riconosca finalmente il diritto del consumatore ad accedere alla storia tecnica e assicurativa del veicolo in forma trasparente, standardizzata e interoperabile a livello europeo. Il Data Act offre oggi l’occasione storica per superare un sistema costruito sull’asimmetria informativa e trasformare il dato automobilistico in uno strumento di sicurezza, concorrenza e tutela del cittadino.
Per questo Konsumer intende promuovere un confronto concreto con Governo, IVASS, Garante Privacy, filiera automotive e associazioni dei consumatori affinché venga creato un fascicolo digitale europeo del veicolo, accessibile in forma anonimizzata e contenente le informazioni realmente rilevanti per chi acquista un’auto usata.
L’obiettivo non è colpire il mercato dell’usato, ma renderlo finalmente più trasparente, affidabile e sicuro per tutti gli operatori corretti e per milioni di cittadini europei. Perché oggi la vera domanda non è più se questi dati possano essere condivisi, ma se sia ancora accettabile che il consumatore resti l’unico soggetto escluso dalla conoscenza della storia reale del bene che acquista. In Italia il consumatore finanzia il sistema assicurativo, ma resta escluso dall’accesso alle informazioni che quel sistema produce.
Il vero tema non è tecnologico: è decidere se la trasparenza debba appartenere al mercato e anche ai cittadini. Se la storia clinica appartiene al paziente, perché la storia assicurativa di un veicolo non dovrebbe appartenere anche a chi quell’auto l’ha posseduta e vuole rivenderla?
