Italia, che paradosso: auto sempre più vecchie ma calano meccanici e gommisti
Auto vecchie e meno meccanici: l’indagine CGIA di Mestre svela il paradosso italiano. Oltre 10 milioni di vetture hanno più di 20 anni
Auto vecchie e meno meccanici: l’indagine CGIA di Mestre svela il paradosso italiano. Oltre 10 milioni di vetture hanno più di 20 anni
L’Italia si ritrova bloccata in un pericoloso cortocircuito: mentre le strade sono affollate da auto sempre più vecchie e bisognose di manutenzione, i meccanici e i gommisti spariscono a ritmi vertiginosi. Secondo la recente indagine della CGIA di Mestre, il parco auto nazionale ha sfondato il muro dei 41,3 milioni di mezzi, ma negli ultimi dieci anni sono “evaporate” circa 8.400 attività di autoriparazione. Tra meccanici, gommisti, carrozzieri ed elettrauto, il settore ha perso il 10% delle sue imprese proprio quando la domanda di cure meccaniche, data l’età dei veicoli, non è mai stata così alta.
PARCO AUTO RECORD: 701 VETTURE OGNI MILLE ABITANTI
Siamo un popolo di automobilisti, almeno stando ai numeri. L’Italia detiene il primato europeo per densità di autovetture: circolano oggi 701 vetture ogni mille abitanti. In pratica, sette italiani su dieci possiedono un’auto. È una crescita che non accenna a fermarsi, visto che nell’ultimo decennio si sono aggiunti oltre 4,2 milioni di veicoli (+11,5%). A livello provinciale, la classifica vede Firenze in testa con 877 auto per 1.000 abitanti, seguita da Isernia (850) e Catania (811). All’estremo opposto troviamo realtà con tassi più bassi come Trieste (579), Milano (571) e Genova, che con 511 vetture ogni mille residenti è la provincia meno “auto-dipendente” d’Italia.
VECCHIE E ACCIACCATE: QUASI UN’AUTO SU QUATTRO HA OLTRE 20 ANNI
Il vero allarme riguarda però la “carta d’identità” del nostro parco auto. Tra i grandi Paesi dell’Unione Europea, l’Italia vanta il primato meno invidiabile: quello della flotta più anziana. Il 24,3% delle vetture, quasi una su quattro, ha superato i vent’anni di vita. Parliamo di oltre 10 milioni di auto immatricolate prima del 2004 che circolano quotidianamente. Il confronto con l’Europa è impietoso: in Francia le auto “over 20” sono la metà (12,5%), mentre in Germania si fermano al 10%. Solo la Spagna presenta una situazione simile alla nostra con il 25,6%, confermando una difficoltà diffusa nel rinnovamento dei mezzi.
IL CROLLO DELLE OFFICINE: SPARITE 8.400 ATTIVITÀ IN UN DECENNIO
Eppure, nonostante ci siano più auto (e più vecchie) da riparare, le saracinesche delle officine continuano ad abbassarsi. Nel 2024 le attività attive erano 75.284, contro le 83.705 di dieci anni fa. È una crisi che colpisce soprattutto gli autoriparatori indipendenti, ovvero le piccole officine artigiane non legate a concessionarie o grandi reti ufficiali. Sebbene in alcune regioni come la Valle d’Aosta e il Trentino-Alto Adige il numero di auto circolanti sia esploso (rispettivamente +61,2% e +58,6%, complici le flotte di noleggio), la rete di assistenza tecnica si sta assottigliando quasi ovunque, lasciando intere aree con pochi punti di riferimento.
LA MAPPA DELLA CRISI: DALL’ABRUZZO ALLA PUGLIA, DOVE CHIUDONO PIÙ MECCANICI
La desertificazione delle officine non risparmia quasi nessuna regione, ma il Sud e il Centro pagano il prezzo più alto. L’Abruzzo guida questa triste classifica con una perdita del 16,2% di autoriparatori (363 attività in meno). Seguono a ruota la Puglia con il -15,9% (-984 imprese) e le Marche con il -15,6%. Entrando nel dettaglio delle province, la situazione è drammatica a a Fermo (-20,7%), Pescara (-20,5%), Barletta-Andria-Trani (-19,9%), Lecce (-19,2%) ed Enna (-19,1%). L’unica vera eccezione è il Piemonte, che in controtendenza segna un piccolo segno più: +2%, con 140 attività nate nell’ultimo decennio.
PERCHÉ I MECCANICI CHIUDONO? TECNOLOGIA, COSTI E MANCANZA DI GIOVANI
Le cause di questa emorragia sono molteplici. Da un lato ci sono i costi fissi (affitti e bollette in primis) che sono diventati insostenibili per le gestioni familiari. Dall’altro, la tecnologia ha cambiato le regole del gioco: riparare un’auto moderna, carica di elettronica e sistemi ADAS, richiede investimenti in software e formazione che molti vecchi artigiani non possono permettersi. A questo si aggiunge un problema culturale: i giovani disertano i mestieri manuali, percepiti (non sempre a ragione) come molto faticosi e poco remunerativi. Il ricambio generazionale è bloccato e, quando un titolare va in pensione, spesso non c’è nessuno pronto a ritirare la chiave inglese.
Se vuoi approfondire quest’ultimo aspetto, ricordiamo che il 5° Aftermarket Report “Tech & Fintech, ricambi sostenibili e ricambio generazionale” realizzato da noi di SICURAUTO.it e presentato lo scorso ottobre, ha dedicato una parte consistente dell’indagine proprio al ricambio generazionale e di genere, con interviste, approfondimenti, esempi virtuosi e proposte per invertire il trend.
UN FUTURO DA RIDISEGNARE PER LA SICUREZZA STRADALE
Il rischio concreto è che a queste condizioni la sicurezza stradale diventi un lusso o, peggio, un’incognita. Le auto moderne richiedono sì meno manutenzione ordinaria, ma interventi molto più specialistici quando necessari. Secondo la CGIA, per invertire la rotta servirebbero incentivi mirati alla formazione tecnica, sostegni agli investimenti tecnologici per le piccole officine e una generale valorizzazione del mestiere artigiano. Senza una rete capillare di assistenza, il rischio è di avere strade affollate da mezzi insicuri e privi della necessaria cura tecnica.


