Auto connessa Ford Mustang
Ford punta sulla privacy: ai clienti maggiore controllo sui dati dei veicoli
Scopri la nuova iniziativa di Ford, la 'Privacy Promise', per proteggere i dati dei veicoli connessi e garantire il controllo ai clienti
Scopri la nuova iniziativa di Ford, la 'Privacy Promise', per proteggere i dati dei veicoli connessi e garantire il controllo ai clienti
Ford ha presentato la “Privacy Promise“, un impegno esplicito a tutelare i dati generati dai veicoli connessi e a lasciare ai clienti il controllo su ciò che condividono. L’annuncio, accompagnato da un nuovo sito dedicato, arriva a pochi giorni dall’accordo transattivo da 220 milioni di dollari con cui General Motors ha chiuso la causa promossa da 36 procuratori generali statunitensi. La coincidenza temporale è significativa: il tema dei dati dell’auto connessa è ormai centrale per l’intera industria.
COSA PREVEDE LA PRIVACY PROMISE
L’iniziativa si fonda su tre principi: la privacy come priorità fin dalla progettazione dei prodotti, con tecniche come l’anonimizzazione o l’aggregazione dei dati; una comunicazione chiara su come vengono usate le informazioni personali; la possibilità per il cliente di scegliere cosa condividere, tramite le impostazioni sulla privacy accessibili dal display del veicolo o dall’app Ford.
Il costruttore chiarisce di non vendere a data broker né a compagnie assicurative i dati sullo stile di guida. I dati raccolti, come diagnostica, caratteristiche di guida e posizione, servono per i servizi connessi (navigazione integrata, informazioni sul traffico, assistenza stradale), per la diagnosi dei guasti e la ricerca e sviluppo, oltre che per la personalizzazione dell’esperienza. Le impostazioni sono disponibili sui veicoli dal 2018 in poi. Le risorse per i clienti del marchio Lincoln, oltre che per Messico e Canada, arriveranno nelle prossime settimane.
DOPO IL CASO GM, LA FIDUCIA PASSA DALLA TRASPARENZA
Secondo i procuratori generali, tra il 2016 e il 2024 GM avrebbe raccolto, tramite il programma Smart Driver, dati sulla posizione e sul comportamento di guida di milioni di conducenti, cedendoli a data broker che li rivendevano alle assicurazioni, con possibili effetti sui premi. Molti clienti sarebbero stati iscritti al momento dell’acquisto, in alcuni casi senza consenso, e oltre 370.000 conducenti sarebbero stati informati erroneamente di non aderire al programma.
Alla luce di ciò, Ford ha fatto una scelta di comunicazione precisa: la responsabile privacy Kristin Jones ha parlato di “trasparenza radicale”. Un’indagine condotta dal costruttore su poco più di mille consumatori statunitensi indica che per il 91% la privacy è un fattore rilevante, mentre secondo il sito specializzato TechCrunch solo il 14% dice di capire davvero quali dati raccolga la propria auto.
CONTROLLO SÌ, MA CON ALCUNE RINUNCE
Disattivare la condivisione dei dati è possibile, ma ha un costo funzionale: senza dati connessi non sono utilizzabili il sistema di assistenza alla guida BlueCruise, la connettività a internet e la localizzazione del veicolo nell’app. Jones ha parlato di una modalità “quasi anni Ottanta” per chi non voglia condividere nulla. Resta poi aperta la questione economica: l’azienda punta sempre più sui servizi digitali in abbonamento, che presuppongono veicoli connessi.
La vicenda mostra quanto la proprietà e l’accesso ai dati generati dai veicoli siano ormai un nodo strategico anche per la filiera. Da anni SICURAUTO.it segue da molto vicino il tema della proprietà e della condivisione dei dati delle auto connesse, a partire dal Data Act europeo, nei suoi autorevoli Aftermarket Report, perché da questo equilibrio dipenderanno le possibilità di lavoro di officine, ricambisti e operatori indipendenti. Le promesse dei costruttori sulla riservatezza sono un passo avanti, ma non chiariscono chi possa accedere ai dati e a quali condizioni: su questo punto la partita si gioca soprattutto a livello normativo.
