Filiera automotive italiana: “Toccato il fondo, ecco cosa serve per la svolta” Forum Automotive Milano

Filiera automotive italiana: “Toccato il fondo, ecco cosa serve per la svolta”

Al #FORUMAutoMotive l'appello congiunto della filiera automotive italiana all'UE: "Toccato il fondo, tutti uniti per chiedere la svolta".

 

Al #FORUMAutoMotive l'appello congiunto della filiera automotive italiana all'UE: "Toccato il fondo, tutti uniti per chiedere la svolta".

24 Marzo 2026 - 13:20

L’evento svoltosi a Milano dal titolo “Automotive 2026, La svolta è adesso. Non c’è più tempo!“, promosso da #FORUMAutoMotive, ha fatto rumore soprattutto per l’appello congiunto lanciato dai principali attori della filiera automotive italiana verso le istituzioni europee: “Sono anni che insistiamo sulla scelleratezza ideologica delle imposizioni di Bruxelles, paventando la situazione del sistema automotive europeo che ora è sotto gli occhi di tutti“, ha spiegato l’ideatore dell’evento Pierluigi Bonora, “e i fatti, ahinoi, ci hanno dato ragione. In occasione dei lavori di apertura del Forum, il settore ha dunque espresso un messaggio univoco: non c’è più tempo, dopo aver toccato il fondo occorre una svolta, adesso“.

IN UN MERCATO EUROPEO STAGNANTE, I CINESI GUADAGNANO QUOTE

L’evento ha rappresentato l’occasione per presentare un aggiornamento del Global Automotive Outlook di AlixPartners, dal quale è emerso che nel 2025 il mercato automotive europeo ha mostrato volumi stagnanti in linea con il 2024, mentre l’Italia ha registrato una lieve flessione (-2% sul 2024). Restano lontani i volumi pre-Covid, sia in Europa, sia in Italia e le prospettive di crescita fino al 2030 sono contenute e non permetteranno di ritornare a quei volumi nemmeno nei prossimi anni.

La crescita nel settore è guidata dai produttori cinesi, che stanno aumentando la loro presenza in Europa tanto da prevedere un aumento di 0,8 milioni di veicoli entro il 2030, con una quota di mercato dal 9% al 13%. In Italia, la quota di auto cinesi è passata dal 3% nel 2024 al 6% nel 2025, raggiungendo il 7% nell’ultimo trimestre grazie alla crescita di BYD, Chery e Leapmotor. Parallelamente, in Europa persiste una condizione di sovraccapacità produttiva destinata a intensificarsi, anche alla luce della progressiva localizzazione dei produttori cinesi nel continente, con un conseguente aumento della pressione competitiva su un’industria già in forte sofferenza.

“GREEN DEAL UN FALLIMENTO, AUTO EUROPEA DESTINATA A SCOMPARIRE SENZA CAMBIAMENTI”

Tra gli interventi più interessanti ascoltati al #FORUMAutoMotive di Milano c’è stato sicuramente quello di Marco Bonometti, presidente e amministratore delegato di OMR Automotive ed ex presidente di Confindustria Lombardia, il quale ha evidenziato come ci sia un problema di competitività e che se non si cambiano le cose, il settore dell’auto non avrà futuro in Europa: “Il Green Deal è stato un fallimento, con nobili presupposti, ma con metodi completamente sbagliati. Bisogna partire dal problema energetico. Il settore dell’auto rappresenta 13 milioni di lavoratori e 400 miliardi di imposte fiscali e lo scorso anno abbiamo perso 100.000 occupati. Dobbiamo creare le condizioni perché ci sia lavoro. La politica non può decidere quali auto vogliono acquistare i cittadini europei e il mercato lo dimostra chiaramente. Dobbiamo far sentire la nostra voce, anche attraverso ad esempio una marcia ordinata su Bruxelles“.

Forum Automotive Milano

“SE IL CLIENTE VUOLE PAGARE UN’AUTO 10 MILA EURO, BISOGNA METTERLO IN CONDIZIONE DI TROVARLA”

Massimo Artusi, presidente di Federauto, ha invece sottolineato la ritrovata unità di intenti dei principali attori della filiera: “Fino a pochi anni fa idee e posizioni sarebbero state molto diverse, mentre oggi c’è finalmente più consapevolezza di ciò che sta accadendo e di quello che si potrebbe fare. Le politiche europee, una volta avviate, sono difficili da fermare, ma il punto resta sempre lo stesso: se il cliente vuole pagare un’auto 10 mila euro, bisogna metterlo in condizione di trovarla, altrimenti il mercato non riparte. L’incongruità normativa va scardinata senza se e senza ma, perché genera vincoli e costi pesantissimi per chi opera. Abbiamo finalmente alzato la testa come categoria e capito che il problema non è solo l’auto, ma soprattutto l’energia: economicità, disponibilità e ambiente sono i tre pilastri, e se uno viene meno bisogna compensare con gli altri“.

GLI EFFETTI DELLA CRISI IN MEDIO ORIENTE: AUMENTI FINO AL 50% E IL PEGGIO DEVE ANCORA ARRIVARE 

Fabio Bertolotti, direttore di Assogomma, è stato più sulla cronaca rimarcando i dati appena presentati dal Centro Studi dell’associazione sul tema dei prezzi delle materie prime a causa dell’instabilità geopolitica nel Medio Oriente: “Il 63% delle nostre imprese segnala aumenti in atto dal 28 febbraio, con rialzi prevalenti nella fascia +3%/+10% e punte fino a +50% su alcune gomme sintetiche (NBR, Polibutadiene). Ma a partire dal 1° aprile, cioè fra pochissimi giorni, sono previsti ulteriori aumenti di maggiore entità. L’aspetto più preoccupante di questa situazione è il fatto che quasi la metà dei fornitori non comunica prezzi e tempi di consegna e nemmeno accettano ordini. Le cause principali sono le oscillazioni petrolifere, problemi logistici, costi energetici e la scarsità di materie prime di base“.

Per leggere tutti gli altri contributi dei partecipanti al #FORUMAutoMotive del 23 marzo 2026 scarica il comunicato stampa ufficiale.

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