Cina cancella incentivi per BEV e Plug-in: le Case invaderanno l’Europa?
La Cina cancella dal 2026 gli incentivi per le auto elettriche e plug-in, dopo 15 anni di sovvenzioni statali. Conseguenze anche sull'Europa?
La Cina cancella dal 2026 gli incentivi per le auto elettriche e plug-in, dopo 15 anni di sovvenzioni statali. Conseguenze anche sull'Europa?
Il Governo di Pechino ha deciso: dall’anno prossimo le Case auto locali che producono auto elettriche e plug-in hybrid dovranno imparare a cavarsela da sole. Dopo 15 anni di aiuti statali, la Cina ha cancellato infatti gli incentivi auto per quelli che loro chiamano NEV (New Energy Eehicle, ossia BEV e Plug-In), escludendoli dal Piano quinquennale 2026-2030. Con più del 50% delle vendite totali di auto NEV nel mercato interno, le Autorità cinesi ritengono evidentemente che quel settore sia ormai capace di camminare con le sue gambe, senza la necessità dell’aiutino statale. Ma probabilmente c’entra pure la sovraccapacità dell’offerta rispetto alla domanda, che ha causato la nota ‘guerra dei prezzi’ e che inizia a mettere a dura prova anche i colossi come BYD. Venute meno le agevolazioni locali, dal 2026 le Case auto cinesi potrebbero potenziare ulteriormente la ‘colonizzazione’ dei mercati stranieri, anche se i dazi potrebbero complicargli i piani.
INDUSTRIA AUTOMOTIVE CINESE DOVRÀ SOPRAVVIVERE SENZA SOVVENZIONI STATALI
Secondo diversi report, lo Stato cinese dovrebbe aver erogato all’incirca 220,8 miliardi di dollari tra il 2010 e il 2023 per sostenere l’industria automobilistica locale, sotto forma di sostegni ai produttori e incentivi ai consumatori. Si tratta peraltro gli stessi stanziamenti ‘sleali’ che sarebbero alla base della decisione dell’UE di imporre dazi sull’importazione in Europa di auto elettriche prodotte in Cina.
Questa immensa mole di denaro ha contribuito in modo decisivo all’impetuosa crescita dell’industria automotive cinese, ormai dominante nel mondo, ma adesso è giunta l’ora di voltare pagina. Dall’anno prossimo i costruttori non potranno più contare sulle sovvenzioni statali, e questo significa che dei circa 129 (!) marchi cinesi sopravviveranno solo quelli che saranno capaci di imporsi sul mercato. Facile immaginarsi che alla lunga rimarranno in vita solo i gruppi più grossi, ‘mangiandosi’ i più piccoli. E finalmente scopriremo, con molta curiosità, se gli automobilisti cinesi continueranno ad acquistare prevalentemente vetture NEV pur senza gli sconti degli incentivi. E probabilmente senza nemmeno gli sconti al ribasso delle Case auto, insostenibili con lo stop delle sovvenzioni statali, che hanno portato alla già citata ‘guerra dei prezzi’ pur di incrementare le vendite a discapito della concorrenza.
LA PICCOLA CRISI DI BYD È UN SEGNALE IMPORTANTE
Del resto, che il mercato interno cinese sia ormai saturo lo dimostra il nuovo rallentamento di un gigante come BYD, che ha chiuso il terzo trimestre 2025 con un crollo dell’utile del -32,6% su base annua, proprio a causa delle domanda stagnante in patria. Si tratta peraltro del secondo calo trimestrale consecutivo, col fatturato sceso del -3% sempre su base annua. BYD sta cercando di compensare le difficoltà in patria con le vendite all’estero, visto che a settembre ha venduto oltre 13.000 unità nei Paesi UE con un aumento annuo del +272%.

MERCATO INTERNO SATURO E SENZA INCENTIVI: LE CASE CINESI INVADERANNO L’EUROPA?
Ecco, proprio la saturazione del mercato cinese e l’imminente cancellazione per 5 anni degli incentivi statali fanno temere che, esattamente come sta facendo BYD, anche le altre Case cinesi guarderanno con sempre maggiore attenzione alle vendite estere, a cominciare dall’Europa, mettendo ulteriormente in difficoltà i marchi occidentali. Il pericolo effettivamente c’è, tuttavia la valvola di sfogo dei mercati internazionali presenta qualche limite dovuto principalmente alla presenza dei dazi. Come è noto, il ricco mercato USA è praticamente off-limits per l’industria automotive di Pechino a causa delle tariffe doganali che superano il 100%. E anche l’Europa, come sappiamo, già da un anno applica dazi fino al 35% sulle BEV cinesi. Naturalmente esiste anche il modo di aggirarli questi dazi, ad esempio producendo direttamente in loco, per questo la partita resta aperta con il finale tutto da scrivere.