Volkswagen e Bosch tramavano il dieselgate da anni: nuove sanzioni in arrivo?

Pesanti accuse piombano sul fornitore del software che ha innescato il dieselgate Volkswagen. Bosch non commenta ma collabora alle indagini USA

19 agosto 2016 - 19:48

Le onde lunghe dello tsunami-dieselgate continuano a frangersi rumorosamente sulle spiagge della cronaca: per quanto ancora continueranno? L'ennesimo cavallone rilancia un nome già circolato qualche tempo fa: il grandissimo componentista Bosch è stato infatti citato in tribunale dagli avvocati dei proprietari di auto Volkswagen coinvolte nel dieselgate (leggi come le autorità USA non credono a Bosh sullo scandalo delle auto VW). I legali sostengono infatti che la Robert Bosch abbia avuto un ruolo importante nello sviluppo della tecnologia del famigerato defeat device, il software che manipolava le emissioni in occasione dei test di omologazione.

IL TRUCCO ULTRADECENNALE L'accusa sostiene, secondo quanto riportato da Autonews, che il grande fornitore tedesco avesse sviluppato il software tarocco già alla fine degli anni '90 e non si nasconde dietro le parole, sostenendo che Bosch era un “partecipante attivo in un'imponente, decennale complotto inseme a Volkswagen”. Recita infatti così il fascicolo che gli avvocati dei proprietari di automobili VW hanno depositato in un tribunale americano (Nord California – San Francisco), un incartamento che include accuse dettagliate nei confronti del fornitore tedesco. Il più grande componentista del mondo è stato infatti un imputato nel caso che ha portato VW a negoziare con le Autorità federali americane un multimiliardario piano di buyback (leggi del possibile risarcimento di 7.000 dollari ai clienti VW).

A STRETTO CONTATTO Le prove ottenute dall'accusa dimostrerebbero come Bosch abbia partecipato sia allo sviluppo del defeat device sia allo “schema” di comportamento da adottare per evitare che le autorità di regolamentazione degli Stati Uniti potessero scoprire le vere funzionalità del software truffaldino. Il fascicolo parla di “dispositivi di manipolazione progettati ingegnosamente”, adottati da Volkswagen ma 'armati' con software fornito da Bosch: il tutto era congegnato, lo sappiamo bene, per riconoscere quando la macchina era in fase di test in un laboratorio in modo da aumentare l'azione dei dispositivi di trattamento dei gas di scarico, ad esempio l'EGR, per abbassare le emissioni e rientrare nei limiti di omologazione (leggi come è stato svelato il “trucco” di VW per ridurre gli NOx). La documentazione raccolta sostiene che Bosch aveva lavorato hand-in-glove (tralasciando altre colorite traduzioni potremmo leggere l'espressione con 'in stretto contatto') con Volkswagen per sviluppare quel software tarocco che aggirava i test dei regolatori. “I sistemi di controllo del motore per i Clean Diesel VW sono stati personalizzati nel corso degli anni grazie alla stretta collaborazione tra la casa automobilistica e Bosch”: si sono espressi in questo modo i legali che hanno presentato la causa. I ragionamenti degli avvocati non si fermano però qui: essi dichiarano infatti che “è inconcepibile che Bosch non sapesse che il software contenesse il defeat device pur essendo stata responsabile nella sua definizione, sviluppo, test, manutenzione e distribuzione”.

NON POTEVA NON SAPERE? Una portavoce di Bosch, pur dicendo che la società ha preso le accuse seriamente e sta cooperando in diverse indagini, ha rifiutato ulteriori commenti mentre VW ha rifiutato di commentare la notizia della causa se non per dire che essa non ha alcun effetto sulla causa civile intentata per il dieselgate. La maggior parte delle accuse che coinvolgono Bosch rimangono riservate perché i documenti sono stati indicati come confidenziali da Volkswagen, secondo quanto riferito dagli avvocati dei querelanti. Quello che è emerso racconta di comunicazioni tra Bosch, VW e le autorità USA per la regolamentazione. Una e-mail inviata nel 2011 al CARB, per esempio, dimostrerebbe “profonda comprensione da parte di Bosch di quello che le autorità di regolamentazione ammettevano e di quello che non avrebbero permesso e cosa Bosch ha fatto per aiutare VW a ottenere l'approvazione dei suoi motori”. Bosch ha pubblicamente riconosciuto il suo ruolo nello sviluppo del software ma ha anche dichiarato, già a settembre del 2015, che la responsabilità nella configurazione di questi componenti “è di Volkswagen”. In ogni caso il CEO di Bosch, Volkmar Denner, ha dichiarato – nello scorso gennaio – di aver ordinato un'indagine interna e che stava collaborando con le autorità. In aprile Bosch ha comunicato di aver accantonato 650 milioni di euro per fronteggiare eventuali spese legali (leggi della multa di 5 milioni che l'Antitrust ha dato a Volkswagen), comprese quelle eventualmente derivanti dallo scandalo delle emissioni manipolate. Gli scenari non sembrano molto rilassanti: Reuters ha riferito che già a novembre i procuratori federali USA stavano indagando sul ruolo di Bosch nel dieselgate e a giugno il vice procuratore generale degli Stati Uniti, Sally Yates, ha detto che le indagini su VW stanno riguardando “una pluralità di società e di persone”.

1 commento

orazio
17:12, 12 settembre 2016

I Marcioni del Diesel stanno arrivando al capolinea ne hanno ordite ben tante,adesso la pagano!

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