Volkswagen dieselgate: sull'ex AD pende una richiesta danni miliardaria

Martin Winterkorn nel mirino delle autorità USA e del consiglio di sorveglianza Volkswagen: ecco cosa rischia l'ex-AD del Gruppo tedesco

7 maggio 2018 - 11:42

Il Gruppo Volkswagen ha pagato già tanto in immagine e soldi, tanti, ad oggi oltre 25 miliardi di dollari per riacquistare o riparare le auto del Gruppo vendute in tutto il mondo e coinvolte nel dieselgate, leggi qui tutte le notizie e gli aggiornamenti. Una storia ben lontana dal volgere verso il capitolo finale visto che negli USA soprattutto si concentra il maggior numero di cause penali e civili. Ma ora arriva il momento di lavare i panni sporchi e applicare la legge che in Germania punisce anche gli amministratori di un'azienda che non hanno operato adeguatamente un'azione di sorveglianza. E chi se non Martin Winterkorn in cima alla lista dei principali indiziati per Volkswagen, che ora potrebbe chiedere il risarcimento dei danni all'ex-AD nel mirino del consiglio di sorveglianza Volkswagen.

SEI EX DIPENDENTI VOLKSWAGEN SOTTO INCHIESTA Il rischio che Winterkorn sia bersagliato in Germania e negli USA resta molto alto, secondo Michael Brendel membro del consiglio di Sorveglianza che – come riporta il Financial Times – anche se il board sta ancora valutando se chiedere o meno i danni a Winterkorn dopo le accuse di qualche giorno fa dei procuratori USA nei confronti dell'ex-AD: per le autorità USA è tra i sei ex dirigenti e dipendenti responsabili della frode e di aver nascosto l'adozione del software (leggi qui come la centralina Volkswagen ingannava i test di omologazione).

COLPEVOLE ANCHE DI NON AVER FATTO NULLA Secondo il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung, se la richiesta di risarcimento di Volkswagen dovesse avere un seguito, Martin Winterkorn potrebbe rischiare il tracollo finanziario. L'ex-AD Winterkorn ha guadagnato nei suoi anni di presenta in Volkswagen 100 milioni di euro e maturato un pensionamento di 30 milioni di euro che sono briciole rispetto al buco economico che il Gruppo sta cercando di tappare a causa del dieselgate nonostante sia ancora difficile definirne l'entità. Da parte sua Martin Winterkorn ha subito rassegnato le dimissioni (leggi qui dei sospetti sulla sua uscita da Volkswagen) ammettendo che non fosse a conoscenza di alcun software installato su centinaia di migliaia di auto. Il problema è che secondo la legge tedesca, i dirigenti di un'azienda sono responsabili non solo dei danni intenzionali provocati, ma anche di quelli provocati da un inadeguato meccanismo di controllo interno che il Financial Time cita come “negligenza del dovere”. Nell'immagine sotto uno dei mega depositi USA in cui sono state stoccate le otre 300 mila auto ritirate da Volkswagen.

IL RE SOTTO SCACCO Oltreoceano e in Europa non tira un vento migliore, visto che il tribunale federale del Michigan ha avviato una causa penale contro Volkswagen con l'accusa di aver tratto profitti illecitamente ingannando i meccanismi di regolamento americani e cita proprio Winterkorn tra i 6 presunti cospiratori della truffa. Secondo l'accusa “sapevano che se avessero detto la verità e rivelato l'esistenza del dispositivo di disfunzione, Volkswagen non avrebbe ottenuto i certificati necessari per i veicoli e non avrebbe potuto venderli negli Stati Uniti”. Le accuse di cospirazione per frodare gli Stati Uniti, frode telematica e violazione del Clean Air Act potrebbero costare fino a 25 anni di carcere per gli indagati. Ma anche gli azionisti non sono più benevoli, visto che a settembre prossimo inizierà il più grande processo tedesco contro Volkswagen al tribunale regionale di Braunschweig,: la richiesta di risarcimento è di 10 miliardi di euro perché “Volkswagen avrebbe impiegato troppo tempo ad avvertirli di aver usato il software per truccare i test”.

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