USA: brevetti rubati sui componenti auto, nei guai 25 aziende

Toyota, Bmw e Honda accusate di aver violato i brevetti insieme a Aisin Seiki e Denso: al centro dell'inchiesta i componenti termoplastici dei motori

 
USA: brevetti rubati sui componenti auto, nei guai 25 aziende Toyota

Toyota, Bmw e Honda accusate di aver violato i brevetti insieme a Aisin Seiki e Denso: al centro dell'inchiesta i componenti termoplastici dei motori

2 Maggio 2017 - 03:05

L'automotive, lo sappiamo bene, ha un giro d'affari vorticoso: è un'industria ad alta intensità di capitale che costruisce veicoli composti da migliaia di pezzi assemblati in stabilimenti costosissimi. Anche un semplice restyling richiede investimenti milionari (gli stampi sono molto cari) e i bigliettoni fioccano anche nei dintorni dei costruttori di componenti. Dato che anche i brevetti relativi ai componenti possono valere milioni e milioni non ci possiamo stupire delle notizie di contenziosi che riguardano i componenti stessi (leggi di Ford accusata di violazione di brevetti da Paice). La più recente coinvolge Intellectual Ventures che accusa BMW, Honda, Denso e altre aziende di aver copiato alcuni suoi brevetti riguardo componenti elettromeccanici per l'automotive.

COMPONENTI INDISPENSABILI La questione è piuttosto complessa perché non soltanto coinvolge molti Marchi ma deriva da brevetti (sapevi che Amazon ha brevettato la strada che parla alle auto robot?) che riguardano componenti diffusissimi, quali servosterzi elettrici e pompe per il liquido di raffreddamento. La notizia riportata da Reuters informa che l'International Trade Commission americana ha aperto un'inchiesta su “alcuni motori elettrici incapsulati in materiali termoplastici, i loro componenti e prodotti e veicoli che li contengono”. In pratica si tratta di diversi tipi di motori elettrici o loro parti inseriti in un corpo in plastica resistente al calore, tipicamente pompe per il raffreddamento e per i servosterzi.

DENUNCIA CONTRO NOTI L'ITC sembra aver deciso piuttosto rapidamente: la notizia dell'apertura dell'inchiesta segue infatti una denuncia presentata da Intellectual Ventures iI 21 marzo 2017. L'esposto cita una violazione della Sezione 337 del Tariff Act del 1930 (è lo stesso invocato nell'accusa di plagio mossa a Volkswagen per le automobili elettriche) nell'importazione e la vendita negli Stati Uniti di questi componenti “incapsulati” e prodotti e veicoli che li contengono. Intellectual Ventures, che agisce per conto di Encap Technologies e della sua affiliata Intec Group tutelando i loro patent, chiede che l'ITC emetta un ordine di esclusione limitata per questi manufatti e per i veicoli che li contengono. Le Aziende accusate di plagio, sia in “prima persona” sia loro controllate e filiale americane, sono molte: BMW, Honda, Toyota ed i componentisti Aisin Seiki, Denso, Mitsuba e Nidec, per un totale di 25 nomi.

I patent USA (leggi di Microsoft che li darà in licenza a Toyota) che sarebbero stati violati sono 5: il 944 (il codice è più lungo, queste sono le ultime cifre) e il 200 riguardano motori elettrici con lo statore e i poli magnetici incapsulati, il 348 e il 509 descrivono motori simili ma con sistemi di raffreddamento a liquido mentre il 952 descrive motori il cui statore è composto da diversi moduli, ognuno incapsulato in materiali termoplastici, assemblati per formare il pezzo complessivo.

“BREVETTATORE” SERIALE I modelli coinvolti sono molti: BMW 228i, 328i, 428i, X3, X4 e Z4; Honda Accord, Toyota Avalon, Camry, Highlander, RAV4 e Prius per le pompe dell'acqua Aisin. I servosterzi elettrici Mitsuba inclusi nell'inchiesta sono montati da varie Honda, Acura e Lexus ma il fornitore è implicato anche per pompe dell'acqua di Toyota e Lexus; Nidec e Denso hanno invece fornito servosterzi rispettivamente ad Acura e Lexus.

L'iter dell'inchiesta prevede che il Chief Administrative Law Judge assegni il caso ad uno dei giudici dell'ITC che fisserà una prima udienza per stabilire se vi sia stata un'effettiva violazione della Sezione 337 in modo da decidere se proseguire con l'iter della denuncia. Come nota di colore riportiamo infine il titolo che CNet ha dato, qualche anno fa, ad un articolo dedicato a Intellectual Ventures: “Alla scoperta di Intellectual Ventures, l'Azienda più odiata nel settore tecnologico”. L'accusa è quella di essere un fabbricante di liti giudiziarie, alla quale il CEO Nathan Myhrvold risponde: “Apple e Samsung si sono attaccate ferocemente per i brevetti. Io permetto alle piccole aziende di difendere le loro proprietà intellettuali nello stesso modo”.

Commenta con la tua opinione

X