Uber: in Francia dovrà pagare una multa da 1,2 milioni ai tassisti

La condanna a Uber France per il servizio di NCC Black non placa la protesta dei tassisti francesi che fa eco anche in Italia con molti taxi fermi

29 gennaio 2016 - 9:00

I tassisti in Francia segnano la prima vittoria nella battaglia contro Uber, ma sono consapevoli che la “guerra” è ancora lunga. La multa di 1,2 milioni di Euro inflitta alla società Uber France non mette fine a quella che l'Unt, l'associazione nazionale dei tassisti francesi, chiama “concorrenza sleale”. Il servizio concorrente venuto da internet è stato multato per un difetto di comunicazione che riguarda i suoi conducenti, ma le proteste dei tassisti in Francia non si quietano, continuano a puntare il dito contro Uber e pretendono lo scioglimento del servizio, che gli garantirebbe lo svolgimento del lavoro con molta più tranquillità.

I PRIMI GIORNI DIFFICILI – Continuano le proteste e i blocchi stradali dei tassisti francesi, che da giorni manifestano contro Uber e i servizi di trasporto urbano privato alternativi al loro. Neppure le parole del primo Ministro Manuel Valls hanno portato a un atteggiamento da parte dei tassisti più pacifico; così l'Unt ha continuato a tenere bloccati per i primi due giorni i punti nevralgici della capitale francese. Una statistica raccontava che alle 8:15 del giorno 27 gennaio a Parigi e dintorni si sono verificati circa 244 chilometri complessivi di ingorghi. La situazione da subito si è fatta difficile nei pressi degli aeroporti di Orly e di Roissy e nell'area di Bercy, davanti al ministero dell'Economia; poi a Porte Maillot, sul versante nord-ovest del nucleo centrale della metropoli, a ridosso della tangenziale interna, bloccata dalle prime ore del mattino. In Italia invece lo sciopero ancora non è effettivo (leggi qui della “Linea U” vista a Roma), ma in realtà centinaia di tassisti insieme alla Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Usb, Federtaxi Cisal e Ati, sono scesi in piazza per chiedere al Parlamento il ritiro degli emendamenti al disegno di legge Concorrenza e una regolamentazione del servizio pubblico che passi da un tavolo condiviso dalle parti (l'Autorità dei Trasporti insiste per regolarizzare Uber; ecco i dettagli della richiesta). Se questo non accadrà, allora si potrebbero verificare situazioni simili a quelle francesi di questi giorni.

UBER NON MOLLA – In Francia UberPop è stato vietato, ma l'attività di Uber (leggi qui quanto vale!) continua con quello delle vetture noleggiate con conducente. Il settore è regolamentato dalla legge Thévenoud, del 2014, molto contestata, sin da allora, dall'Unt. In merito alle parole del premier Valls, pare abbia annunciato che aumenterà i controlli sul servizio, soprattutto sul rispetto delle regole da parte di Uber e delle altre società (è proibito, ad esempio, raccogliere clienti direttamente per strada e farsi pagare, aggirando la funzione dell'App, ma tanti in realtà lo fanno). Ad aiutare in questa situazione il primo Ministro Valls è un mediatore fresco di nomina, il deputato socialista Laurent Grandguillaume, che tra l'altro è stato incaricato di gestire una trattativa fra i tassisti e il Governo e arrivare a una modifica della legge del 2014. Ecco però la voce dei tassisti a riguardo; Karim Asnoun, segretario generale del sindacato Cgt-Taxis, uno dei leader della rivolta ha detto che “non è gradita una Thévenoud 2. Sono mesi che discutiamo ma ormai i tempi della discussione sono finiti. Non siamo qui per mediare ma per agire e basta”. 

ANCORA BLOCCHI – Chiaramente la situazione non ha trovato ancora una soluzione, per cui le ultime notizie sulla vicenda parlano soltanto e ancora di blocchi e disordini e confermano ancora lo sciopero dei tassisti contro l'attività di Uber. Adesso sembra che da Parigi il malcontento abbia animato anche i tassisti di altre città, come Tolosa e che l'azione primaria abbia fatto scattare la cosiddetta “operazione lumaca” in molti altri centri cittadini, che sono stati bloccati da chilometri e chilometri di code. A rimarcare il volere dell'Unt è stata qualche ora fa anche la Cgt, ovvero la Confederazione generale del lavoro, che ha ribadito la necessità di cessare l'attività dei Vtc (ovvero dei conducenti di Uber o di servizi privati simili) perché agiscono e guadagnano illegalmente, sottraendo lavoro e guadagno a lavoratori onesti e che svolgono il loro dovere in modo leale e riconosciuto. Tutto chiaramente ruota attorno al fatto che i Vtc dovrebbero lavorare soltanto con i clienti che prenotano la corsa sulla App dedicata e non con quelli che al momento si “ricercano” per strada.

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