Tesla in fiamme, ma non si tratta dell'auto

Dopo il recente caso in Norvegia i pompieri USA erano pronti al peggio ma all'arrivo nella fabbrica Tesla l'incendio era già domato

27 gennaio 2016 - 19:34

Anche lo stabilimento Tesla, dopo le automobili, ha avuto il suo “battesimo del fuoco”: un piccolo incendio, sviluppatosi in un'unità di trattamento aria, è stato domato in pochi minuti dalle squadre di pompieri della fabbrica. In realtà non è una “prima” per lo stabilimento di Fremont, che ha già sofferto di un incidente simile. La produzione non soffrirà ed è un bene: le consegne della Model X vanno un po' a rilento e fra pochi mesi dovrebbe essere presentata la Model 3.

PICCOLI FUOCHI – L'incendio si è sviluppato sul tetto ed è nato in una delle unità di climatizzazione: spento in pochi minuti, non ha causato feriti né grossi danni, al punto che la produzione non subirà rallentamenti; il Fire Department della città sta ora investigando per capire la dinamica dell'incidente. L'anno scorso, nello stesso stabilimento, l'abbattimento di una linea elettrica aveva causato un incendio, anche in questo caso di piccola entità. Lo stabilimento sede dell'incendio occupa una superficie di 464.000 metri quadrati ed è uno dei tre insediamenti di Tesla a Fremont, in California; gli altri due sono un Training Center e un Service mentre il quartier generale rimane a Palo Alto, sempre in California. Le famose berline ZEV hanno sofferto, in passato, di una certa tendenza alle fiamme: nel 2013 nacque una specie di incubo delle auto elettriche Tesla, fortunatamente senza conseguenze per gli occupanti perché il display di bordo ha dato un allarme tempestivo, invitando il guidatore a fermarsi e chiedere aiuto.

UN CERTO ALLARMISMO – Anche se le Model S non sono supercar di livello spaziale, si tratta sempre di berline del segmento luxury e eventi di questi tipo hanno una certa risonanza (leggi del maxi richiamo per le Ferrari 458 che andavano a fuoco). Un altro fronte sembra essere aperto con la Model X, il grande SUV 4 x 4 che sta dando qualche grattacapo al costruttore anche per colpa di qualche fornitore (leggi delle portiere pericolose della Model X). Quale che sia la causa, la produzione sta entrando a regime piuttosto lentamente – le 500 Signature Model X prodotte nel 2015 sono circa la metà delle prenotazioni dei soli Stati Uniti – e i fortunati che hanno versato la caparra di 40.000 $ per averne una stanno scalpitando. Dal sito di Tesla Motors si evince che le consegne della costosa versione P90D inizieranno già in questi mesi, la 90D arriverà a metà anno mentre la più “dimessa” 70D sarà in consegna in una data “mid to late 2016”. L'appeal di questo modello è tale – e le consegne sono così lente – che qualcuno dei primi proprietari le vende già, speculandoci: una Model X P90D, il top della gamma, è offerta a 199.800 dollari! È vero che ha soltanto 51 miglia sulle spalle ma è altrettanto vero che il listini del nuovo vedono quotazioni che non superano i 142.000 $; del resto entrare nel ristretto novero dei proprietari della “Founder Series” val bene il sacrificio: oltre al boss Elon Musk e a Steve Jurvetson, membro del board di Tesla, possiede una Model X anche il CEO di NVIDIA Jen-Hsun Huang.

VENDO LA PRENOTAZIONE, LA VUOI? – È nato anche il mercato delle prenotazioni: su eBay, per esempio, c'è un annuncio che vende a 7.500 dollari una reservation che era stata acquista per 5.000. In ogni caso c'è quindi interesse per le prestanti ed eleganti vetture con la “T”, le cui vendite hanno superato (di poco) il target delle 50.000 unità fissato per il 2015 (quale sarà il destino di Tesla, fra rischi e previsioni pessimistiche?). Il 2016 sarà un anno cruciale per Tesla, che sta cercando un partner produttivo in Cina (per evitare i dazi alle importazioni e coprire meglio una nazione che soffre di un pesante inquinamento) e dovrà prepararsi anche per la presentazione della Model 3 (nel marzo di quest'anno?), per la quale Musk è ottimista e che potrebbe essere venduta in versione “autonomous ready”, grazie ad un nuovo set di sensori. In attesa della compatta da 35.000 $, possiamo comunque godere, già sulla Model S, dei servigi di Summon, l'aggiornamento del software Autopilot che introduce alcune funzionalità autonome.

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