Tesla: bastano 40 dollari per accecare il pilota automatico della Model S

Un team di ricercatori da USA e Cina ha scoperto una falla nell'Autopilot che potrebbe spiegare l'incidente misterioso della Tesla Model S

5 agosto 2016 - 12:23

Un team di ricercatori provenienti da due università ed un centro per la sicurezza, guidati dal professor Wenyuan Xu, è riuscito a mettere ko i vari hardware che gestiscono il sistema Autopilot montato sulla Tesla Model S. Le operazioni hanno richiesto diversi strumenti ed abilità non proprio comuni, ma lo studio ha cercato di dimostrare in quale direzione potrebbe lavorare il colosso di Palo Alto per cercare di offrire una maggiore sicurezza ai propri clienti.

L'HARDWARE DELL'AUTOPILOT Sulle Tesla Model S il sistema Autopilot viene gestito da tre principali comparti hardware: un radar, una videocamera e sensori ultrasonici (leggi di come il CEO di ZF creda che le Tesla avrebbero bisogno di più tecnologia per l'Autopilot). La videocamera viene associata ad un software per l'elaborazione delle immagini, così da “vedere” eventuali ostacoli, i sensori ultrasonici permettono di far funzionare al meglio il parcheggio autonomo con la funzione Summon (leggi di come la Tesla Model S fa danni mentre si parcheggia da sola) ed il radar provvede a scansionare tutto l'intorno dell'auto per prevenire eventuali impatti con ostacoli e decidere la traiettoria da seguire, interfacciandosi con gli altri sensori. Il lavoro combinato di questi tre apparati permette alle Tesla, attualmente, di gestire in automatico il volante sulle autostrade così come il cambio di corsia, ma l'azienda raccomanda all'automobilista di restare sempre vigile per prendere provvedimenti qualora qualcosa dovesse andare storto.

COME E' STATA ACCECATA LA MODEL S Per rendere impotenti i sistemi di controllo dell'Autopilot il team capitanato dal Professor Xu, formato da ricercatori dell'University of South Carolina, University in China ed un'agenzia di sicurezza da Qihoo 360, ha dovuto agire separatamente seguendo tre strade. Il primo sistema ad essere reso cieco è stato il radar, sfruttando un generatore di segnale da 90.000 dollari, non proprio alla portata di tutti: questo è stato messo in un carrello avanti una Model S parcheggiata, simulando un'auto da seguire, ma quando è stato acceso il generatore questa piccola struttura è semplicemente sparita, e l'auto non ha segnalato pericoli (leggi dell'inchiesta sulla sicurezza dell'Autopilot anche in Europa). A vanificare il potere dei sensori ultrasonici ci ha pensato poi un semplice apparato composto da un generatore di funzioni, un computer Arduino ed un trasduttore ultrasonico, dimostrando che è possibile mandare in tilt il parcheggio autonomo con una spesa di circa 40$ ed oggetti alla portata di tutti: si è potuto lavorare solo alle basse velocità, ma si è riusciti a nascondere oggetti realmente presenti ed a far “comparire” – nella logica deduttiva dei sensori – degli oggetti che nella realtà non esistono. Il sistema meno incline al sabotaggio si è rivelato essere la videocamera, contro la quale sono stati sparati laser e fasci di LED per cercare di bruciare dei pixel, con il risultato che il sistema si è disattivato in automatico ed ha allertato il conducente dell'anomalia.

PERICOLO LATENTE Il team di ricercatori ha segnalato a Tesla la ricerca, per cercare di dare una mano nello scegliere la direzione da seguire per aumentare la sicurezza e l'efficacia dei propri sistemi, soprattutto in virtù del periodo non roseo che sta attraversando l'azienda (leggi di come l'Autopilot dovrebbe essere disattivato secondo Consumer Reports). Tesla ha accolto con interesse la ricerca ma ha messo il tutto da parte poiché non sono state trovate della “situazioni reali che potrebbero essere un rischio per i conducenti delle Tesla”. L'argomento richiama immediatamente alla mente la prima vittima causata dalla guida autonoma (leggi della prima vittima a bordo di una Tesla Model S) e, seppur il Professor Xu abbia dichiarato che ci vogliono abilità non comuni per riuscire a manomettere il sistema Autopilot, l'idea che qualcuno possa cominciare a disturbare il lavoro dei sensori dalla propria auto o dalla propria abitazione comincia a farsi strada, così come di tanto in tanto si ha notizia di apparati che minacciano il funzionamento dei rilevatori di velocità in dotazione alla Polizia (leggi dei radar detector illegali).

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

E-fuel insufficienti: copriranno il 2% delle auto ICE nel 2035

Telepass per pagare il Traghetto Stretto di Messina: come funziona?

San Gottardo: non siamo pronti agli incendi di camion elettrici