Scandalo consumi. Suzuki si corregge: "solo 14 modelli?, ma altri 12 hanno un fregio diverso

Un'altra pagina per lo scandalo Suzuki, i dati sui consumi non sono alterati ma rilevati in maniera anomala, colpa della crisi se non aggiorna i test

1 giugno 2016 - 9:00

L'attenzione mediatica sui costruttori giapponesi rei di aver alterato i test di consumo rimane alta. Suzuki, la quale ha seguito a ruota Mitsubishi nell'ammissione di colpa, oggi dichiara di essere stata “costretta” a truccare i test per mancanza di risorse finanziarie e rettifica i dati riguardo i modelli coinvolti. La Grande Esse diverrà un bocconcino ghiotto per qualcuno dei big delle quattro ruote?

REAZIONE NEGATIVA DEL MERCATO Suzuki a iniziato a pagare per le proprie colpe nello scandalo dei consumi truccati che la vede protagonista (Leggi Suzuki ammette consumi irregolari). Rispetto al maggio dello scorso anno le vendite di microcar sul mercato nazionale, segmento di riferimento per il costruttore, sono diminuite del 18% e siamo solo alle battute iniziali della vicenda, venuta alla luce da un paio di settimane. L'attenzione delle autorità nipponiche nei confronti dei dati dichiarati dai costruttori d'auto è ai massimi livelli di allerta, dopo il caso Mitsubishi in Giappone si respira un clima di tolleranza zero e la linea difesa migliore sembra essere quella delle ammissioni di colpa e della trasparenza. Subito dopo avere riscontrato le difformità tra i consumi reali e quelli dichiarati, i vertici della Casa di Hamamatsu precisarono che nessuno dei dipendenti Suzuki ha volutamente manipolato i dati, svelando oggi, secondo quanto pubblicato dai colleghi di Autonews, come sono andati realmente i fatti, precisando le cifre e il numero dei veicoli interessati, i quali ricordiamo essere stati venduti entro i confini giapponesi.

SIMULAZIONI PIU' CHE VERI TEST I dati sui consumi non sarebbero stati alterati, ad essere irregolare è invece il metodo con il quale sono state fatte le misurazioni. Dal 2010 Suzuki non avrebbe più aggiornato le metodologie per l'esecuzione dei test su consumi ed emissioni per mancanza di risorse finanziarie; non si sarebbe quindi adeguata alle più recenti normative giapponesi. Inoltre i calcoli dell'efficienza dei veicoli sarebbero stati fatti sulle stime dei singoli componenti, come l'attrito delle gomme, della frizione o della trasmissione, testando la resistenza aerodinamica soltanto in galleria del vento piuttosto che in situazioni reali (Leggi Ford presenta la prima galleria del vento portatile). Tutto ciò, sempre secondo quanto dichiarato dal costruttore, perché la pista per i test Suzuki è collocata su una collina esposta ai venti, costringendo i collaudatori a provare le auto in condizioni non favorevoli. Il riscontro fatto secondo i protocolli corretti ha evidenziato notevoli differenze rispetto ai valori dichiarati dal costruttore.

MENO MODELLI, PIU' ESEMPLARI Ulteriore chiarezza sui veicoli coinvolti, sarebbero 2.4 milioni in totale, 300 mila in più rispetto alla prima stima; i modelli a marchio Suzuki interessati sarebbero invece 14 contro gli iniziali 16 (le “micro” Alto, Alto Lapin, Jimny, Every, Wagon R, Hustler, Spacia e Carry, e le “grandi” Solio, Ignis, Baleno, SX4, S-Cross, Swift, Escudo, Jimny Sierra), mentre a marchio di altre Case costruttrici risulterebbero 12 modelli. Il costruttore nipponico ha definito il proprio comportamento “lassista” e, per voce del Presidente Osamu Suzuki, sentito ieri al Ministero dei Trasporti, ha dichiarato: “È chiaro che dobbiamo seguire le normative giapponesi per potere risolvere questo problema”. Intanto il titolo Suzuki continua a perdere quota in Borsa e non sono state ancora fatte previsioni su possibili risarcimenti ai clienti e sulle sanzioni che il Governo potrebbe elevare al Costruttore. Ad oggi non è facile prevedere l'epilogo della vicenda, ma sappiamo bene quanto è costata a Mitsubishi, costretta a cedere più del 30% della proprietà a Nissan pur di rimanere a galla (Leggi come Nissan intende salvare Mitsubishi).

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