Strade senza buche: un progetto europeo per abbattere il rumore in città

Una tecnica di posa diversa e polvere di gomma riciclata al centro del progetto che in Toscana scriverà le regole per strade silenziose e senza buche

16 luglio 2018 - 10:21

Quante volte si legge della differenza abissale tra le strade italiane e le strede di altri Paesi europei per manutenzione stradale, qualità e numero di buche stradali? Presto – si spera – questa diversità potrà essere appiattita da un progetto europeo con epicentro in Toscana, che getta le basi direttive per i Comuni d'Italia che vogliono realmente risolvere il problema delle buche (un problema anche di responsabilità penali dei Comuni legate alla sicurezza stradale). Una tecnica di posa dell'asfalto “a tiepido” e l'impiego di una miscela diversa che recupera sia asfalto vecchio che polvere di gomma da pneumatici a fine vita (PFU) per abbattere il rumore del 20%. Ecco come i Comuni d'Italia potranno risolvere il problema delle buche con un asfalto più resistente che manda anche in pensione le barriere antirumore.

UN PROGETTO DA 2,7 MILIONI DI EURO Si chiama LIFE Nereide il progetto che ha suscitato anche l'interesse di Toyota Motors e HinoMotors che hanno visitato il sito di sperimentazione dell'asfalto innovativo che punta nel suo primo step a ridurre la rumorosità e ad offrire una struttura più resistente alle sollecitazioni dei veicoli e agli sbalzi termici che creano le spaccature. Il rumore generato dal passaggio dei veicoli scenderà fino a 5dB, l'aumento dell'aderenza su strada sarà del 20% e la riduzione del 30% dell'inquinamento atmosferico, utilizzando materiali riciclati e garantendo allo stesso tempo una vita utile più lunga alla pavimentazione stradale. Il progetto è cofinanziato dalla Comunità Europea per 2,7 milioni di euro, e guidato dal Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell'Università di Pisa ma i partner sono molteplici: ), il BelgianRoad ResearchCentre (BRCC), l'Istituto di acustica e sensoristica Orso Maria Corbino del CNR ed Ecopneus, responsabile della gestione dei Pneumatici Fuori Uso in Italia – leggi qui come vengono smaltiti e riciclati gli pneumatici fuori uso (PFU).

IL TRUCCO DELL'ASFALTO SENZA BUCHE Il  primo step del progetto sull'asfalto del futuro è a pieno regime in Toscana, esattamente in località Massarosa (Lucca) su un tratto di strada lungo 2400 metri contenenti polverino di gomma riciclata. La particolarità di questo tratto di pavimentazione stradale sta nella tecnologia di produzione a “tiepido”, ossia con temperature di 30°-40° inferiori ai normali standard di produzione. Questo permette di ridurre oltre che i consumi energetici anche le emissioni anche la rumorosità dell'asfalto nel suo ciclo di vita. “Ci siamo concentrati sullo studio di miscele innovative e sostenibili dal punto di vista ambientale, alcune delle quali con elevate percentuali di materiali riciclati, che garantiscano comunque una lunga durata della pavimentazione – spiega Pietro Leandri, Professore associato dell'Università di Pisa e coordinatore del progetto. La gestione e manutenzione delle nostre strade è sotto la lente dei media ma anche e soprattutto del mondo scientifico e accademico”.

PROSSIMI STEP, ABBATTERE ANCHE IL RUMORE Oltre all'obiettivo del consorzio di ricerca di mettere a punto una miscela produttiva ottimale per l'asfalto senza buche, c'è anche quello di abbozzare delle linee-guida destinate alle Pubbliche Amministrazioni, che potranno così inserire queste miscele nei capitolati di appalto quando hanno necessità di intervenire sui livelli eccessivi di rumore. Un intervento che va bene oltre la direttiva Europea che obbliga le amministrazioni e gestori di strade ad intervenire quando l'esposizione al rumore supera le soglie raccomandate dalla Organizzazione Mondiale della Sanità. Nel secondo step del progetto che partirà  il prossimo autunno, infatti,  verranno realizzate  sotto la supervisione del BRCC, delle pavimentazioni con un elevato quantitativo di gomma riciclata, circa il 20% rispetto al 2-3% solito, che dovrebbero consentire una riduzione del rumore di 12 dB, solitamente raggiungibile solo con le barriere acustiche. A rendere scientifica la sperimentazione ARPAT e CNR metteranno in campo nuovi protocolli acustici sviluppati per misurare con precisione l'effettiva riduzione del rumore, anche in contesti urbani o complessi, e anche strumenti e modelli psicoacustici per valutarne il reale impatto del rumore sulla percezione dei cittadini.

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