Guida autonoma: il MIT insegna alle auto a guidare come gli umani

Il MIT testa un nuovo metodo per addestrare le auto a guida autonoma che sfrutta lo stesso principio di apprendimento dell’uomo

27 maggio 2019 - 18:14

Il MIT lavora ad una guida autonoma dal volto umano. I ricercatori del famoso istituto americano hanno preparato un’auto senza conducente tutta nuova. Al centro l’approccio umano. Proprio come gli uomini si orientano guardano una semplice mappa il software di bordo sarà in grado di usare i dati cartografici confrontandoli con quello che vedono le telecamere. In questo modo il veicolo saprà esattamente dove si trova potendo proseguire verso la direzione. Il sistema del MIT si basa su un modello di apprendimento automatico. Un computer simula una rete neurale e si sposta elaborando le immagini raccolte. L’auto impara comportamenti standard dall’uomo e ha bisogno di meno dati per funzionare meglio. Vediamo i dettagli.

TECNOLOGIA UMANA

Il MIT è pronto per l’appuntamento di quest’anno alla Conferenza internazionale di robotica in programma a Montreal. L’Istituto sta lavorando alla guida autonoma che imita i conducenti umani. La piattaforma usa mappe e videocamere per analizzare la situazione in cui si trova e navigare verso una destinazione. Lo sviluppo della guida autonoma ha dimostrato quanto sia difficile una tecnologia affidabile. Le differenze tra l’intelligenza umana e quella delle macchine sono notevoli e non solo in termini di potenza di calcolo. Spesso agli esseri umani basta una mappa approssimativa per capire dovo sono. Alla guida autonoma, invece, servono dati di localizzazione e sensori avanzati. Si tratta di un numero importante di dati che richiedono spesso lunghi tempi di elaborazione. Se di solito le mappe di una città media occupano quattro terabyte di spazio si potranno ridurre le carte di tutto il mondo a soli 40 gb.

ELABORARE LE INFORMAZIONI

Per il MIT la capacità dell’uomo è quella di usare informazioni imprecise e applicarle a situazioni molto complesse. La guida autonoma di domani sfrutterà la navigazione e localizzazione adattandosi all’ambiente. Per riuscirci basteranno una semplice mappa e delle telecamere. La macchina correggerà le imprecisioni della mappa guardandosi intorno. L’approccio del MIT usa segnali visivi. Per questo non ci sarà bisogno di istruzioni dettagliate ma solo di una mappa base. Il nuovo modello funziona come il cervello umano e si sposta elaborando le immagini raccolte. Un driver umano guida e prende decisioni mentre i sensori raccolgono le informazioni necessarie il perché di quelle scelte. L’allenamento con il driver permette a questo sistema a guida autonoma di affrontare diversi tipi di strade e intersezioni senza incertezze. Insomma alla guida autonoma non servono soltanto sensori avanzati ma anche l’esperienza dell’uomo.

LE APPLICAZIONI

La tecnologia del MIT non effettua soltanto un percorso da A a B. Questo nuovo algoritmo è progettato per cercare una destinazione piuttosto che seguire una strada imparata a memoria. Il team di ricerca è guidato da Daniela Rus, direttore del Laboratorio di Informatica e Intelligenza artificiale. “In un’intersezione a T, ci sono diverse direzioni in cui la vettura potrebbe girare”, dice Rus. “Il modello inizia pensando a tutte quelle direzioni, ma vedrà che le persone girano a sinistra e a destra, ma nessuno va dritto”. Insomma nel tipo schema dell’imparare facendo la nuova guida autonoma imiterà i comportamenti umani per non sbagliare. L’auto del MIT trasforma la “vista” nel suo punto forte. Elementi fissi come cartelli e linee stradali le servono per decidere cosa fare in una certa situazione. Questo le permette anche di gestire guasti dei sensori e informazioni incomplete.

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