Dura accusa a Tesla: vende il sistema FSD in Corea del Sud dove è illegale
Un’associazione di consumatori ha denunciato Tesla all’Antitrust per pubblicità ingannevole: FSD venduto su 170.000 vetture prive delle omologazioni necessarie per utilizzarlo
Un’associazione di consumatori ha denunciato Tesla all’Antitrust per pubblicità ingannevole: FSD venduto su 170.000 vetture prive delle omologazioni necessarie per utilizzarlo
Tesla accusata di barare in merito al sistema FSD, Full Self-Driving, la guida assistita evoluta: stavolta nel mirino non sono le statistiche sui sinistri negli Stati Uniti o in Europa ma un meccanismo particolare in Corea del Sud. Un’associazione di consumatori della nazione asiatica (Citizens United for Consumer Sovereignty) ha presentato un esposto formale all’Antitrust locale (KFTC) accusando la Casa di Elon Musk di marketing ingannevole. La società avrebbe continuato a vendere il pacchetto FSD per anni ai clienti locali, pur sapendo che la stragrande maggioranza delle vetture targate nella nazione – importate dalla Cina (Model 3 e Model Y) – non disponeva delle omologazioni e dei requisiti tecnici locali per poterlo utilizzare legalmente, dice la Reuters.
TESLA FSD: INTRIGO INTERNAZIONALE FINO A SEUL
Model S, Model X e Cybertruck provengono dagli stabilimenti statunitensi ed entrano in Corea del Sud grazie all’accordo di libero scambio Korus, che riconosce gli standard di sicurezza degli Stati Uniti. Questi sono gli unici modelli Tesla ad aver ottenuto l’attivazione dell’FSD quando Tesla lo ha lanciato nel Paese alla fine dello scorso anno.
Ma la stragrande maggioranza delle Tesla vendute nella nazione sono Model 3 e Model Y: provengono dalla GigaShanghai. Non esiste un accordo equivalente con la Cina, quindi queste vetture necessitano dell’approvazione delle autorità coreane, approvazione che l’FSD non possiede. Di che numeri parliamo? La Casa ha targato in Corea del Sud più di 170.000 veicoli prodotti a Shanghai dal 2023, e le immatricolazioni di queste auto sono aumentate di oltre cinque volte tra il 2023 e il 2025.
INCASSI NOTEVOLI PER TESLA
Per anni, Tesla ha addebitato agli acquirenti sudcoreani una cifra una tantum di 9,043 milioni di won (circa 6.000 euro) per l’FSD, per poi passare in agosto a un abbonamento mensile da 150.000 won (sui 100 euro).
L’esposto evidenzia la promozione diffusa dal costruttore lo scorso anno e un video dimostrativo girato su strade coreane: nessuno dei due chiariva che l’FSD avrebbe funzionato solo su una minima parte delle auto vendute. Secondo il gruppo di consumatori, la società ne era consapevole ma ha continuato ugualmente a proporre il pacchetto.
L’associazione chiede alla KFTC di ordinare a Tesla di interrompere la commercializzazione dell’FSD per le auto non idonee. Più l’imposizione di sanzioni e la trasmissione del fascicolo agli investigatori statali. Proprio mentre l’azienda texana ha superato BMW quest’anno come primo marchio di auto d’importazione in Corea del Sud.

MA POI L’APPROVAZIONE DEL TESLA FSD È CERTA?
L’approvazione, peraltro, non sarà un semplice atto formale: il ministero ha riferito a un parlamentare che l’FSD non è conforme alle norme di sicurezza locali. D’altra parte, anche in UE si è in pieno stallo normativo.
Nonostante l’ottenimento dell’omologazione provvisoria presso l’autorità olandese RDW basata sulle normative UN-R-171 DCAS (Driver Control Assistance Systems), l’estensione dell’FSD a tutti i Paesi membri richiede il voto favorevole della maggioranza qualificata nel comitato TCMV dell’Unione Europea.
A oggi il sistema è stato riconosciuto solo da una decina di Paesi, mentre l’approvazione UE è bloccata in attesa di votazioni continuamente slittate. Oltre ai ritardi burocratici, anche a Bruxelles pesa la diffidenza delle autorità sulla trasparenza del marketing e sulla reale accuratezza dei dati di sicurezza forniti da Tesla.
Nel tentativo di sbloccare la situazione e venire incontro ai rilievi delle autorità europee, la società ha persino dovuto rinunciare all’impiego commerciale dell’etichetta Full Self-Driving (Supervised), accettando di rinominare la tecnologia in Tesla Assisted Driving per evidenziare la natura di ausilio di Livello 2+ con obbligo di supervisione da parte del conducente. Chissà se la mossa possa davvero servire ad avere il sì di Bruxelles.