Auto Made in UE: occhio alla sicurezza stradale che rischia di peggiorare
Il principio del Made in Europe si tradurrebbe nell’introduzione di una quota minima di componenti di provenienza europea, con possibili ricadute negative sulla sicurezza stradale
Il principio del Made in Europe si tradurrebbe nell’introduzione di una quota minima di componenti di provenienza europea, con possibili ricadute negative sulla sicurezza stradale
L’imminente presentazione dell’Industrial Accelerator Act (IAA), prevista per domani 4 marzo 2026, segna una svolta protezionistica senza precedenti per l’Unione Europea. Al centro del provvedimento c’è la clausola del Made in Europe, anzi Made in UE, che impone quote minime di componentistica locale per l’accesso a incentivi e appalti pubblici. Se da un lato l’obiettivo è la sovranità industriale, dall’altro emerge un paradosso: questa mossa della Commissione rischia – a nostro giudizio – di compromettere la sicurezza stradale nel Vecchio Continente.
MADE IN UE: IL MURO DEI COSTI
Secondo le bozze circolate a Bruxelles, per essere considerata “europea” e beneficiare dei bonus statali, un’auto elettrica (BEV) o ibrida dovrà contenere tra il 70% e il 75% di componenti prodotti in UE (calcolati sul valore totale, batteria esclusa). Questa soglia è estremamente ambiziosa e comporta due effetti immediati sui prezzi.
- Costi di produzione più alti: la componentistica europea soffre di costi energetici e del lavoro superiori del 30-40% rispetto ai fornitori asiatici. Obbligare i costruttori a rifornirsi localmente farà lievitare i listini finali.
- Inaccessibilità per la classe media: con prezzi delle BEV già superiori del 20-30% rispetto ai modelli termici, l’ulteriore rincaro renderà il passaggio all’elettrico un lusso per pochi.
INVECCHIAMENTO COSTANTE
Il primo grande rischio per la sicurezza è l’effetto rinvio. Se le nuove auto diventano troppo costose, i consumatori non rottamano l’usato.
- Veicoli obsoleti: sulle strade continueranno a circolare auto con 15 o 20 anni di vita, prive di tecnologie salva-vita moderne.
- Manutenzione carente: un parco auto vecchio è intrinsecamente più pericoloso a causa dell’usura meccanica e della mancanza di sistemi di assistenza alla guida (ADAS) che oggi sono standard.
- Il paradosso: per proteggere l’industria, si finisce per mantenere su strada veicoli meno sicuri e più inquinanti.

E GLI ADAS CINESI?
Il secondo punto critico riguarda l’innovazione tecnologica. Giganti cinesi come BYD, Xiaomi o Huawei stanno integrando sistemi di guida assistita e sensori (LiDAR, radar ad alta risoluzione) che in molti casi superano la media europea per rapporto qualità-prezzo.
- Esclusione tecnologica: le restrizioni dell’IAA agiscono come un “cordone sanitario” che tiene fuori non solo il prodotto finito, ma anche i fornitori di software e hardware avanzato provenienti dall’Asia.
- Standard di sicurezza inferiori: se l’industria europea non riesce a scalare rapidamente la produzione di ADAS complessi a costi competitivi, le auto “Made in UE” economiche potrebbero montare tecnologie meno sofisticate rispetto a quelle che la Cina è pronta a esportare oggi.
- L’egemonia del software: la sicurezza stradale moderna dipende sempre più dal software e dai semiconduttori, settori in cui la dipendenza dell’UE è ancora critica.
BIVIO INSIDIOSO
L’Industrial Accelerator Act punta a salvare 500.000 posti di lavoro minacciati dalla delocalizzazione, ma il prezzo sociale potrebbe essere pagato in incidenti stradali. Senza una flessibilità che permetta l’integrazione di tecnologie globali d’eccellenza, l’Europa rischia di trovarsi con un’industria protetta ma isolata, e con cittadini che guidano auto troppo vecchie o tecnologicamente meno protette rispetto al resto del mondo. La sfida per la Commissione europea sarà calibrare queste quote per non trasformare il Made in Europe in un ostacolo alla modernizzazione del parco auto, garantendo che la protezione del lavoro non avvenga a scapito della vita di chi si mette al volante.