Sicilia, altra frana: disastri annunciati e sottovalutati

Drammatici giorni per le strade siciliane con le infrastrutture che cedono sotto la pioggia. Ma dalle intercettazioni la sicurezza era una "puttanata"

17 aprile 2015 - 11:00

Il crollo di un pilone autostrada siciliana A19 a causa di una frana è stato solo il penultimo episodio di una serie terrificante di crolli sulla rete gestita dall'Anas. Con un mare di polemiche feroci: “La verità va detta tutta: quel versante franato che ha distrutto il viadotto dell'autostrada Palermo-Catania poteva essere messo in sicurezza, e Anas e Regione potevano e dovevano intervenire già dieci anni fa e nessuno lo ha fatto. Nemmeno a noi è mai arrivata la segnalazione del rischio”. Queste le parole di qualche giorno fa di Erasmo D'Angelis, coordinatore della Struttura di missione di Palazzo Chigi, #italiasicura contro il dissesto idrogeologico. Poi è seguito un altro crollo: l'Anas ha vietato il transito sulla statale 120 nella zona di Cerda nel Palermitano per un tratto di dieci chilometri per alcuni dissesti che si sono registrati a monte e a valle nella strada chiamata “dall'Etna alle Madonie”.

“ANAS E REGIONE NON HANNO FATTO NULLA” – “Quella frana è la prova non solo della mancanza di monitoraggi, cure e manutenzioni ordinarie del nostro territorio più fragile nelle Regioni più a rischio, ma anche di sciatteria, disorganizzazione, disattenzioni, abusi, scarsissimo interesse anche nel dibattito pubblico al gravissimo problema del dissesto idrogeologico. C'è solo da vergognarsi – attacca D'Angelis – per il mancato utilizzo di fondi per mettere in sicurezza frane e città. Altro che tesoretto, noi siamo arrivati a scovare il doppio anzi il triplo della cifra scoprendo e recuperando risorse inviate dallo Stato e non spese, soprattutto al Sud, per contrastare il dissesto e costruire depuratori: sono oltre 5 miliardi negli ultimi 15 anni, che facciamo spendere solo oggi. Questa è l'Italia da cancellare”.

RISPOSTA ANAS – L'Anas ricorda però che non ha alcuna competenza sul versante franato che non ha mai ricevuto né direttive né fondi per la risoluzione del dissesto. Inoltre non risultano pervenute segnalazioni del pericolo da parte degli enti territoriali competenti: “Il viadotto non aveva necessità di alcun monitoraggio in quanto la struttura, prima dei noti fatti, risultava perfettamente efficiente a seguito dei controlli periodici dei tecnici di Anas”.

ALTRO CHE “PUTTANATA” – Alla luce di queste polemiche e dell'ennesimo cedimento infrastruturale, tornano alla mente le intercettazioni telefoniche dell'inchiesta Sistema. Emerge un Ercole Incalza che si lamenta quando Renzi annuncia la volontà di dedicare risorse al dissesto idrogeologico, per una miriade di piccole opere che Incalza chiama “puttanate” e tolgono fondi alle grandi opere. Ebbene, quanto importanti siano invece queste “puttanate” lo stiamo vedendo con le frane di questi giorni. Siamo un Paese che non impara mai, perché ci siamo già dimenticati che gli stessi problemi si posero nel 2009 e sempre in Sicilia, quando Berlusconi e Ciucci annunciarono in pompa magna l'apertura dei cantieri per il Ponte sullo Stretto (in realtà minutaglie preliminari di un progetto che si sapeva già irrealizzabile) e poco dopo, a pochi km da Messina, accadeva la tragedia di Giampilieri: l'alluvione del Messinese che il 1° ottobre 2009 provocò frane micidiali.

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

colonnine ricarica ue

Colonnine di ricarica con POS: la proposta del Parlamento UE

Blocco traffico Roma 4 dicembre 2022: orari e deroghe

Ricarica CCS vs NACS: la presa Tesla è “rischiosa” per i Costruttori