Il viadotto Italia sarebbe crollato per imperizia. Al vaglio altre ipotesi sulla manutenzione

I fori praticati per le cariche esplosive avrebbero indebolito la campata. Ai PM non basta e resta chiusa anche l'altra corsia rimasta in piedi

12 marzo 2015 - 9:00

Infuria la polemica dopo il crollo di una campata del viadotto Italia dell'Autostrada Salerno-Reggio Calabria, che ha provocato la morte di un operaio che stava effettuando dei lavori (vedi foto tratta dalle riprese del Tg3 regionale della Calabria le immagini della campata crollata). Un evento che fa seguito al crollo di altri viadotti gestiti dall'Anas (con relativo putiferio ai vertici dell'Anas stessa). “Nessuna mancanza di controllo”: lo ha detto Giancarlo Perrotta, responsabile dell'unità protocollo di Anas, a margine dell'incontro in Prefettura a Cosenza. “È uno dei cantieri più sicuri d'Italia – ha aggiunto Perrotta – perché vi è stato applicato uno degli ultimi protocolli di legalità varati dal ministero. Inoltre, non è mai stata rilevata nessuna mancanza o disfunzione relativa all'applicazione del protocollo”. Dello stesso parere Maurizio Benucci, direttore tecnico del contraente generale Italsarc, secondo il quale “le dichiarazioni dei sindacati sono solo ipotesi, considerato che siamo monitorati continuamente. Abbiamo i dati certificati inoltrati alla Prefettura e i verbali degli incontri periodici che teniamo proprio con i sindacati, per cui francamente non capisco il motivo di queste accuse”.

I SINDACATI RIBADISCONO – Ma i sindacati non ci stanno: “Sono strane le dichiarazioni di Anas – ha detto Mauro Venuleio della Filca Cisl – perché le stesse imprese affidatarie che abbiamo incontrato in Confindustria hanno ammesso che c'è un problema di turnazione e orario di lavoro. Da tempo denunciamo che in quel cantiere non vengono rispettate le regole, con turni di lavoro massacranti. Un cantiere che doveva essere un modello per la Calabria si è rivelato esattamente il contrario”. Intanto, l'autostrada “maledetta”, la Salerno-Reggio Calabria, rischia di restare chiusa per almeno altri sei mesi. Uno spauracchio che ha mobilitato ben 14 senatori di Alleanza Popolare (Ncd-Udc), tra cui Antonio Gentile e Guido Viceconte. Che hanno presentato un'interrogazione chiedendo al ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, di invitare la Procura ad accelerare le procedure di dissequestro della struttura, “tenendo conto che la strada alternativa, la statale 18 Tirrenica, non è adeguata a sopportare l'aumento della circolazione”.

SOPRALLUOGHI AL VIA – Sul terzo macrolotto dell'A3 sono iniziati i sopralluoghi dei consulenti nominati dalla Procura di Castrovillari che stanno procedendo a verificare la stabilità del viadotto Italia. “Abbiamo chiesto ai consulenti – ha detto il procuratore di Castrovillari Franco Giacomantonio – di essere rapidi, in modo da consentire quanto prima il dissequestro del tratto autostradale. I consulenti dovranno chiarire se e quali lavori dovrà eventualmente effettuare l'Anas per consentire il passaggio degli automobilisti in piena sicurezza. Dunque ci vorrà del tempo, nonostante le nostre sollecitazioni, ma non possiamo mettere a rischio la vita dei viaggiatori”. I PM non sembrano credere alla tesi dei danni causati dai fori per le micro cariche, visto che hanno bloccato anche la carreggiata dove i fori non erano stati ancora fatti

L'OPINIONE DELL'ESPERTO – SicurAUTO.it ha voluto capirci di più, raccogliendo l'opinione di Michele Mele, esperto in progettazione di ponti, sulla possibile causa del crollo. Mele esclude qualsiasi possibile collegamento tra la manutenzione dei giunti di dilatazione, anche nella parte inferiore, e il crollo. Chissà, forse tra le ipotesi si può azzardare che qualcosa non abbia funzionato a dovere nei controlli statici prima e durante l'applicazione delle micro cariche esplosive. Per applicare tali cariche vanno effettuati dei fori ed è ovvio che questi fori vanno ad indebolire la struttura. E però perché è crollata la campata? Mele non ha risposte, anche perché nessuno li ha interpellati nemmeno in qualità di consulenti sulla demolizione. Ha tuttavia aggiunto che, per esperienza, preferisce tecniche di demolizione per mezzo di macchine operatrici che trinciano il calcestruzzo radiocomandate per preservare la sicurezza degli operai. Si è evidentemente preferito, in questo caso, adoperare il metodo della polverizzazione con micro cariche perché più economica, visto che lo scopo di questa demolizione era conservare i piloni. Ma qualcosa potrebbe non essere stato fatto nel modo corretto, dai controlli all'applicazione delle micro cariche, tra l'altro inesplose al momento del crollo.

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