Scandalo vendite FCA: ecco come starebbero realmente le cose

L'accusa di due concessionari FCA di gonfiare le vendite auto si fonda sul trucco delle immatricolazioni in voga in Italia negli anni '90

15 gennaio 2016 - 20:33

L'accusa è abbastanza pesante: FCA è accusata da due concessionarie di aver premiato con migliaia di dollari dealer che gonfiavano le vendite e, al contrario, penalizzava chi non si prestava al giochetto. La faccenda, tutta da dimostrare, sembra stranamente simile a quanto accadeva in Italia negli anni '90.

UNA “STRISCIA” DOPATA? – Negli Stati Uniti FCA ha inanellato 69 mesi di crescita consecutivi ma, a questo punto, si potrebbe anche pensare che questo record sia stato gonfiato dai comportamenti indicati nella causa intentata da due concessionari del Gruppo Napleton di Chicago. Negli atti si riporta come i venditori fossero “foraggiati” per inserire, l'ultimo giorno del mese, vendite fittizie salvo poi cancellarle nel primo giorno utile del mese successivo, prima ancora che la garanzia potesse essere processata e attivata: in questo modo di queste finte vendite non rimaneva traccia. Fra gli altri elementi di accusa si sostiene che i funzionari FCA erano a conoscenza delle false segnalazione di vendite e premiavano i manager locali per aver raggiunto gli obiettivi di vendita, nonostante l'azienda sapesse che gli obiettivi erano centrati attraverso delle false statistiche di vendita. FCA è ritenuta “diretta beneficiaria di questo sistema perché l'incremento delle vendite dà l'impressione che le sue performance siano migliori di quanto effettivamente non siano”.

LA RISPOSTA DI FCA – La causa cita come esempio della presunta pratica un avvenimento che ha coinvolto il capo dei venditori di Napleton (è una catena di dealer), Edward Napleton, e la sua concessionaria (non è facile averla vinta se un concessionario fallisce), la Napleton Arlington Heights Chrysler Jeep Dodge Ram. Si tratta dell'offerta, fatta a Napleton, della somma di 20.000 $ per riportare la falsa vendita di 40 veicoli alla fine di un mese non ben identificato. Questa “offerta indecente” sarebbe stata presentata da un manager del business center ad Edward Napleton dopo che uno degli impiegati della concessionaria aveva accettato, all'insaputa di Napleton, di riportare la falsa vendita di 16 veicoli. L'offerta del “contributo”, mascherato come credito per iniziative pubblicitarie, era stata rifiutata e aveva permesso di scoprire l'illecito compiuto dal dipendente. Si sostiene inoltre che il comportamento di FCA, anche tramite la metrica Minimum Sales Responsibility, sia stata “minaccioso”in diversi casi, fino a paventare il ritiro della concessione. L'Azienda risponde che, nonostante le sue numerose richieste di fornire la prova di queste presunte attività, i promotori della causa si sono rifiutati di fornire elementi probatori delle loro affermazioni. FCA USA ha condotto un'indagine su questi fatti e ha stabilito come essi  fossero infondati, informando gli attori prima ancora che essi depositassero gli atti. FCA afferma inoltre come questa causa sia nata da due dealer scontenti perché non sono riusciti a rispettare i loro obblighi contrattuali, già a partire dal 2012, e abbiano anzi minacciato di aprire un contenzioso per ottenere condizioni di fare dall'azienda.

IL FATTO CI RICORDA QUALCOSA –  “FCA continuerà a resistere vigorosamente a queste pressioni, agendo per conservare il rapporto di fiducia e di apertura che regola il suo rapporto con i suoi rivenditori. FCA trova comunque spiacevole e deludente che media rispettabili si facciano portavoce di discutibili contenziosi senza una piena comprensione dei fatti”. La situazione è quindi tutt'altro che chiara e si baserebbe sulla possibilità di vendere e poi cancellare velocemente la vendita stessa in un processo che forse non arriva neanche al Dipartimento dei Trasporti dello Stato. Sappiamo che nel Michigan, per esempio, è possibile cancellare la registrazione nel Department of State se si è indicato un Vehicle Identification Number errato. In Italia, fino a circa la metà degli anni '90 si contavano le vendite in base agli ordini e si poteva viaggiare con un Foglio Provvisorio di via – al posto della vera carta di circolazione – che permetteva di circolare in attesa dell'inserimento dei dati negli archivi della Motorizzazione. Questo “limbo” è stato anche usato per gonfiare le vendite: si commetteva un “errore” nella trascrizione dei dati dell'auto o dell'intestatario e si procedeva quindi all'annullamento dell'immatricolazione: la stessa auto veniva poi venduta definitivamente in seguito (leggi come è stato stroncato l'acquisto con assegni falsi). Oggi in Italia non è più possibile fare così e non abbiamo dati certi se una terra di nessuno del genere esista ancora negli USA; quel che possiamo dire è che dinamiche problematiche fra le Case e i Dealer ce ne sono sempre state e che magari sono anche peggiorate con le difficoltà del mercato. Lo svolgimento dei fatti è ancora molto oscuro e forse la notizia è stata anche amplificata dagli scandali che stanno squassando tutto l'automotive (leggi l'ombra del Dieselgate che avvolge Renault).

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