Sciopero autotrasporto 16 – 20 ottobre in Sicilia: merci ferme e scaffali vuoti
Protesta dei camionisti nell'isola dal 16 al 20 del mese: il blocco dei trasporti rischia di svuotare i supermercati e paralizzare la distribuzione alimentare
Protesta dei camionisti nell'isola dal 16 al 20 del mese: il blocco dei trasporti rischia di svuotare i supermercati e paralizzare la distribuzione alimentare
Pericolo paralisi delle merci in Sicilia per lo sciopero dell’autotrasporto da domani al 20 ottobre. I camion resteranno parcheggiati nei piazzali delle aziende, come ha deciso il Comitato trasportatori dell’isola, al quale si sono accodati altri sindacati, riferisce La Sicilia. Invece Confindustria Catania si spacca: ufficialmente la sigla non aderisce ma buona parte degli iscritti si stopperà. Il risultato è che per cinque giorni l’80% delle imprese del settore non movimenterà le merci e non le scaricherà dalle navi nei porti. L’intento è quello di sensibilizzare il ministero delle Infrastrutture di Matteo Salvini in tema di caro gasolio, cercando di ottenere sconti alla pompa del diesel.
SCIOPERO AUTOTRASPORTO: SALVINI NEL MIRINO
Salvatore Bella, portavoce del Comitato, chiarisce: “È il ministro il principale responsabile del muro contro muro. A distanza di un mese e dopo ben due richieste formali di convocazione, continua a mostrarsi sordo e cieco di fronte alle nostre richieste, rifiutandosi di affrontare il problema. Da parte nostra saremo pazienti e pronti ad attendere anche un mese“.
Grosso modo, per un singolo TIR che percorre mediamente 100.000 km l’anno, il rincaro del diesel comporta un costo aggiuntivo di 8.000 euro in otto mesi. Su base annua, la maggiore spesa oscilla tra i 15.000 e i 18.000 euro per veicolo pesante. Il gasolio non rappresenta più una semplice voce di spesa, ma assorbe ormai oltre il 35-40% dei costi totali dell’attività, annullando qualsiasi margine di profitto, come conseguenza della guerra USA-Iran.
DA CINQUE GIORNI AL RISCHIO DI UN MESE DI STOP
Già cinque giorni di fermo sono in grado di bloccare la filiera dell’agroalimentare in Sicilia, con scaffali vuoti, produzione ferma e merce deperibile persa. Se le due parti non trovassero l’accordo sul diesel, la Sicilia potrebbe “subire le gravissime conseguenze che deriveranno da un mese di fermo dei collegamenti marittimi“, dicono i sindacati.

SECONDO FRONTE: GLI AGRICOLTORI
I prezzi stellari del diesel sono alla base anche delle proteste degli agricoltori. Si registrano da giorni presìdi di trattori in diverse zone della Sicilia. Stamane Francesco Ferreri, il presidente regionale Coldiretti, ha portato sotto la sede dell’Assemblea regionale siciliana a Palermo 3.500 piccoli produttori: “Il quadro è desolante. Il costo del gasolio aumenta ogni giorno, la pesca è al collasso, il grano non si riesce nemmeno a seminare e l’olio viene svenduto, il comparto vitivinicolo è ancora in difficoltà. Abbiamo già ottenuto 15 milioni di euro, di cui 5 destinati alla pesca con il decreto interassessoriale, ma non basta“.
La protesta sul caro diesel è contro l’Assemblea regionale siciliana. “Il grano – sottolinea Ferreri – viene pagato meno di 20 centesimi al chilo, una cifra che non copre neanche i costi di produzione. Abbiamo già perso 10 mila ettari di seminativi. Lasciare i campi vuoti significa consegnare la Sicilia al degrado, agli incendi e alla speculazione finanziaria. E la crisi non risparmia i settori dell’isola: su olio, vino e pesca ci giochiamo la sopravvivenza dell’economia agricola e il reddito degli agricoltori. Non ci interessa la retorica ma i risultati e siamo di fronte alla più importante istituzione per ribadirlo: a noi interessano i fatti, e i fatti si misurano con le coperture finanziarie a bilancio. Solo così potremo continuare a produrre cibo sano“.