Rca care, scendono del 7,5% ma l'Italia è ancora ostaggio delle frodi

L'Archivio integrato antifrode è un primo passo verso una continua discesa dei prezzi, nel 2015 ridotto il divario europeo da 234 a 150 euro

16 giugno 2016 - 9:00

L'Italia era e resta un caso unico in Europa per quanto riguarda la Rc auto: gli automobilisti italiani pagano tariffe costose come in nessuno Stato dell'Unione europea (vedi qui). La conferma arriva da Salvatore Rossi, presidente Ivass (Istituto di vigilanza sulle assicuraziobi): “Il 'caso' non è ancora risolto, ma i segnali di miglioramento si sono rafforzati ed estesi. Nel 2015, i prezzi unitari medi delle polizze sono ancora diminuiti, del 7,5%”. Questa non è una cattiva notizia. Inoltre, “il gap nei confronti dei principali Paesi Ue (Francia, Germania e Spagna) continua a ridursi: è sceso dai 234 euro del 2011 ai 150 del 2015”. Tuttavia, resta, almeno stando all'Ivass, il problema frodi. Che è poi lo stesso identico pensiero dell'Ania, l'Associazione delle assicurazioni: leggi qui.

QUALE STRADA PERCORRERE Per la definitiva soluzione al problema, sostiene Rossi, “occorrono interventi normativi e comportamenti da parte degli attori. L'Ivass ha realizzato l'Archivio Integrato Antifrode (AIA), che mette insieme un miliardo e mezzo di singole informazioni su veicoli, immatricolazioni, patenti, polizze, danneggiati, testimoni, periti. Se oggi possiamo stimare che l'attività antifrode delle compagnie abbia consentito una riduzione dei costi dei risarcimenti pari all'1,5% dei premi, è legittimo attendersi molto di più per il prossimo futuro”.

I CAMPANELLI D'ALLARME Ma come funziona l'Archivio Antifrode? Come anticipato qui, il database raccoglie le anomalie: incidenti ripetuti nel tempo, che vedono per protagonisti sempre gli stessi soggetti e sempre gli stessi testimoni. Sono campanelli d'allarme, che mettono in guardia: potrebbe esserci una frode. Al fine di consentire una più elevata qualità e affidabilità degli indicatori di anomalia elaborati dall'archivio antifrode, la procedura prevede l'utilizzo di due liste di esclusione, denominate rispettivamente black list e white list, ossia la lista nera e la lista bianca. La black list contiene i dati ritenuti affetti da palesi errori o incompletezze. I dati presenti nella black list non vengono acquisiti dalla procedura dell'archivio e, conseguentemente, non concorrono al calcolo degli indicatori di anomalia.

QUALCHE STRANEZZA SUI NUMERI I sinistri in gestione antifrode (per i quali i sistemi interni alle imprese hanno rivelato in via automatica la presenza di indicatori di rischio) rappresentano il 19.3% di quelli complessivamente denunciati. Dei sinistri in gestione antifrode il 51.2% è stato oggetto di approfondimenti da parte delle imprese. Spiegava l'Ivass qualche tempo addietro (leggi qui): il 14.4% dei sinistri oggetto di approfondimento è stato contestato (e non pagato) per motivazioni connesse al sospetto frode. E l'1.8% dei sinistri oggetto di approfondimento è stato oggetto di denunce/querele all'Autorità Giudiziaria (circa 3400 denunce/querele; erano state il 2.3% nel 2012, il 2.8% nel 2013). Insomma, percentuali bassissime. Occorre non confondere fra sinistri a rischio frode (non è dato sapere se sia una truffa) e sinistri con denunce/querele: è probabilissimo che siano una frode.

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