Prezzo ricambi auto: 5 Costruttori accusati di concorrenza sleale

Jaguar Land Rover, PSA, Nissan, Renault e FCA sotto indagine dell'Antitrust europea. L'accusa di cartello sui pezzi di ricambio da una rivista tedesca

26 febbraio 2019 - 21:12

Piomba sul settore auto una nuova ed inquietante indagine destinata a far discutere. Secondo fonti giornalistiche alcuni brand dell'auto si sarebbero accordati per far crescere i prezzi di specifici componenti auto. Dalle carte dell'Antitrust europea emergerebbe che Renault, Nissan, Gruppo PSA, Fiat Chrysler Automobiles e Jaguar Land Rover si sarebbero valsi della consulenza di Accenture per far lievitare i prezzi di singole componenti fino al 25%. I marchi in questione sarebbero tutti a pari titolo sotto accusa da parte dell'Antitrust Ue per possibili violazioni delle norme antitrust in tema di componenti auto. Vediamo i dettagli dell'inchiesta che preoccupa i big dell'auto.

Aggiornamento del 27 febbraio 2019: in calce all'articolo la replica ufficiale di Accenture.

IL CARTELLO Come riportato dallo Spiegel i colossi dell'auto finiscono coinvolti in una indagine collettiva. Nel dettaglio Renault, Nissan, Gruppo PSA, Fiat Chrysler Automobiles e Jaguar Land Rover sarebbero stati indagati dalla Commissione europea per possibili violazioni delle norme antitrust in tema di componentistica automotive. Secondo la rivista tedesca l'indagine in atto si incentra sul fatto che le case menzionate si sarebbero impegnate a incrementare i prezzi fino al 25%. Dietro il patto d'acciaio ci nasconderebbe l'aiuto della società di consulenza Accenture. L'inchiesta della Commissione europea è partita lo scorso dicembre. Dal canto loro i portavoce di Jaguar Land Rover, PSA e Fiat Chrysler, interpellati sulla questione, hanno rifiutato di commentare le anticipazioni di stampa.

LA SECONDA INDAGINE Se confermata si tratterebbe della seconda indagine su larga scala messa in cantiere dalla Commissione nei riguardi delle case automobilistiche europee. A settembre, il regolatore comunitario ha aperto un'indagine sull'eventualità che Volkswagen, Daimler e BMW si siano occultamente coalizzati per lavorare sulla tecnologia delle emissioni auto(Leggi BMW arriva la multa per il trucco Nox). La nuova tegola arriva in momento difficile per i brand che stanno già affrontando diversi fronti; dalle possibili tariffe per le auto imposte dagli Stati Uniti alla minaccia incombente di una Brexit senza accordo che distruggerebbe i rapporti tra Unione europea e il Regno Unito. Insomma un momento di grande debolezza per i colossi dell'automotive che sono tutti alle prese con i bilanci aziendali per rivedere, sfortuna loro, al ribasso le stime riguardanti la redditività.

IL PRECEDENTE ITALIANO In Italia l'Antitrust ha comminato, scorso gennaio, una multa da ben 678 milioni di euro nei confronti dei principali gruppi automobilistici operanti in Italia. Sotto accusa sono finite: Banca Psa Italia S.p.A., Banque Psa Finance S.A., Santander Consumer Bank S.p.A., Bmw Bank GmbH, Bmw AG, Daimler Ag, Merceds Benz Financial Services Italia S.p.A., Fca Bank S.p.A., Fca Italy S.p.A., Ca Consumer Finance S.A., Fce Bank Plc., Ford Motor Company, General Motor Financial Italia S.p.A., General Motors Company, Rci Banque S.A., Renault S.A., Toyota Financial Services Plc., Toyota Motor Corporation, Volkswagen Bank GmbH, Volkswagen Ag., nonché le associazioni di categoria Assofin ed Assilea. Stando all'Antitrust, le società avevano messo in piedi, tra il 2003 ed il 2017, un cartello lesivo della concorrenza attraverso finanziamenti erogati dalle proprie captive banks (Leggi tutto sulla mega multa al cartello dei finanziamenti auto). Accenture ci ha inviato una replica ufficiale sull'indagine che riportiamo intergalmente. “Accenture crede che non ci sia alcun merito in questa ricostruzione. Partneo è un tool che analizza i prezzi dei pezzi di ricambio pubblicamente disponibili, aiuta quindi i produttori a prendere decisioni informate sui prezzi. Accenture rispetta scrupolosamente gli obblighi legali e quelli contrattuali stabiliti con i propri clienti e in alcun modo condivide informazioni confidenziali. Utile ricordare che precedenti rilievi da parte delle autorità francesi hanno portato alla conclusione che le prove presentate non giustificavano ulteriori azioni.”

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