Pneumatici dalla gomma naturale: Bridgestone fa tutto "in casa?

Le gomme verdi Bridgestone contenenti estratti di guayule sono pronte. Al Centro di ricerca si coltiva la Bio rubber per sperimentare mescole diverse

2 ottobre 2015 - 12:04

Bridgestone sta ingranando la marcia superiore con l'industrializzazione di una gomma naturale realizzata internamente a partire da gomma di guayule. Questo materiale innovativo, proprio al costruttore di pneumatici, ha come obiettivo quello di partecipare in maniera attiva all'ecosostenibilità prendendo come fonte la “Bio rubber” che Bridgestone che coltiva nel suo centro di ricerca situato in regioni aride dell'America Centrale.

TUTTO NATURALE – Più di tre anni fa, Bridgestone aveva annunciato i suoi piani di sviluppare il guayule, un arbusto che cresce nelle regioni aride del sud-ovest degli Stati Uniti e del Messico settentrionale, come alterativa commercializzabile alle tradizionali fonti di gomma naturale. Il brand aveva prodotto i suoi primi esercizi di gomma di guayule un anno fa e, oggi, ha raggiunto un altro grande passo importante in fatto di commercializzazione di questa pianta, ovvero la realizzazione di pneumatici per auto il cui contenuto di gomma naturale è fatto al 100% di arbusto del deserto.

PROGETTI PER IL FUTURO – Gli pneumatici sono stati sviluppati nel centro di sviluppo tecnico di Bridgestone in Giappone utilizzando guayule naturale coltivato dal marchio stesso nel suo Biorubber Process Research Center in Arizona (Stati Uniti), progetto che serve a sviluppare il processo che poi sarà allargato su ampia scala nelle coltivazioni più aride. Il costruttore di pneumatici sostiene di aver realizzato “gomme simili” anche nel suo centro romano quest'estate. La produzione di questa gomma prototipo viene considerata da Bridgestone come il prossimo passo nell'industria degli pneumatici. Uno dei suoi più grandi rivali Continental afferma che la commercializzazione di questo tipo di gomma avverrà in un periodo compreso tra i 5 e i 10 anni, sperando di poter avere un riscontro nel 2020. Il suo obiettivo è quello di utilizzare esclusivamente materiali “grezzi” ecosostenibili per pneumatici entro il 2050.

VERO E PROPRIO TREND – Con questi primi prototipi di gomme, Bridgestone si aggrega ad altri brand di pneumatici come Continental, che si interessa alla gomma da Dente di leone per i suoi pneumatici invernali, Apollo Vredestein, Cooper Tire & Rubber e anche Michelin con la sua “gomma verde” che coinvolge anche il WWF. Anche altri marchi, come Pirelli, vedono nel guayule un potenziale: nel 2013, l'azienda italiana aveva annunciato la sua collaborazione con Versalis, filiale chimica del gruppo Eni. E' facile capire il motivo per il quale i costruttori hanno intenzione di optare per questo materiale: circa il 90% di tutte le gomme naturali utilizzate al giorno d'oggi vengono raccolti dall'Hevea brasiliano, un albero che cresce solamente in regioni tropicali come l'Asia sudorientale. Il guayule cresce nelle zone aride degli Stati Uniti e del Messico, in un regione dove Bridgestone è presente con ben 16 stabilimenti di pneumatici. La facoltà di poter far crescere la gomma a livello locale, preferibilmente negli impianti posseduti e controllati da Bridgestone, eliminerebbe i costi di trasporto del materiale e ridurrebbe la dipendenza dai fornitori. 

STABILIMENTI DEDICATI – Dopo aver ottenuto un apprezzamento di terreno a Eloy (Arizona, Stati Uniti) con un'area di 114 ettari, il gruppo Bridgestone ha impiantato un centro di ricerca per impiegare tecniche avanzate e sviluppare tecniche di coltivazione del guayule. Il Bridgestone Agro Operations Research Farm ha aperto le sue porte nel 2013. Un anno dopo, il brand ha inaugurato il suo Biorubber Process Research Center e organizzato, internamente, tutti i processi necessari per lo sviluppo della gomma naturale di guayule per l'utilizzo sugli pneumatici, includendo i reparti di ricerca e sviluppo, la produzione sperimentale così come la costruzione. In questo modo si utilizzano terreni incolti perché aridi, si crea occupazione e si ricorre a una fonte rinnovabile e alternativa alle piante da caucciù.

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