Pneumatici ricostruiti: tipologie, costi e vantaggi per l’ambiente

Pneumatici ricostruiti: tipologie, costi e vantaggi per l’ambiente

Gli pneumatici ricostruiti sono un’opportunità di risparmio per aziende e ambiente: -40% di costo e 60 kg di CO2 risparmiate

10 Febbraio 2023 - 17:00

La ricostruzione di pneumatici è la strategia migliore per le flotte di mezzi pesanti per valorizzare gli pneumatici di buona qualità prima che diventino Pneumatici Fuori Uso. Nel 2021, secondo l’Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici (AIRP) grazie agli pneumatici ricostruiti, le aziende hanno risparmiato circa 60 milioni di euro. E a guadagnarci è anche l’ambiente, con 8.798 tonnellate di CO2 in meno emesse, quindi più pneumatici tornano a macinare chilometri quando il battistrada è usurato, maggiori sono i vantaggi per tutti. Vantaggi che però si perdono quando si preferisce il massimo risparmio con pneumatici nuovi economici a gomme ricostruite secondo elevati standard di sicurezza e sottoposte a rigidi controlli. Ecco perché abbiamo deciso di fare chiarezza con l’aiuto di Michelin sui miti più diffusi che riguardano la ricostruzione degli pneumatici, quanto si risparmia e come viene fatta la ricostruzione delle gomme usurate.

50 KG DI MATERIE PRIME RISPARMIATE PER OGNI PNEUMATICO RICOSTRUITO

Oggi il processo di ricostruzione pneumatici offre molti vantaggi, soprattutto in termini ambientali e di costi di gestione, in ragione della minore quantità di materie prime necessarie rispetto alla produzione di pneumatici nuovi. A differenza di alcuni anni fa, gli pneumatici ricostruiti per autovetture sono meno richiesti, ma continuano ad essere una soluzione per particolari applicazioni, come l’off road o misure poco diffuse. È pertanto un mercato che offre maggiori opportunità ai settori truck, avio, movimento terra e veicoli commerciali leggeri. Basta pensare che la carcassa, che è la parte recuperata dagli pneumatici usurati, rappresenta in media il 70% della massa di uno pneumatico. Mentre grazie agli pneumatici ricostruiti si riutilizza grande parte dei materiali d’origine e si risparmiano circa 50 kg di materie prime per ogni pneumatico ricostruito. Ma a differenza di quello che si possa pensare, non tutti gli pneumatici si possono ricostruire se non sono progettati fin dall’origine per superare le verifiche di idoneità previste dal processo di ricostruzione che è soggetto al regolamento ECE 109.

RICOSTRUZIONE PNEUMATICI: 86 CONTROLLI NEGLI IMPIANTI MICHELIN REMIX

La ricostruzione degli pneumatici è un processo che i principali produttori effettuano direttamente sui propri prodotti o sulle carcasse di altre aziende. La possibilità di effettuare la ricostruzione dipende strettamente dalla qualità e robustezza della carcassa di origine, quindi deve essere prevista fin dalle fasi di progettazione degli pneumatici originari. Gli stessi costruttori di pneumatici studiano costantemente le carcasse di gomme usurate che arrivano agli impianti di ricostruzione per raccogliere dati preziosi sull’effetto dell’utilizzo reale delle gomme. Questo flusso di informazioni è poi convogliato sia nello sviluppo delle nuove generazioni di pneumatici nuovi, sia nel miglioramento dei processi utilizzati per la ricostruzione degli pneumatici. Grazie a questo ingente lavoro di studio, oggi circa l’80% delle carcasse Michelin sono effettivamente ricostruite.

QUALE CARCASSA SI UTILIZZA NELLA RICOSTRUZIONE DI PNEUMATICI

Prima di rinascere come pneumatici “Retread”, gli pneumatici usurati devono superare un esame approfondito (Michelin ad esempio prevede 86 controlli, ciononostante 9 carcasse Michelin su 10 sono accettate alla ricostruzione Remix, di cui parliamo più sotto). Solo le carcasse che risultano idonee tornano nuovamente in circolazione come pneumatici ricostruiti. Gli pneumatici ricostruiti Michelin sono anche riscolpibili al pari di uno pneumatico nuovo, consentendo un ulteriore incremento della percorrenza chilometrica extra, fino al +25%. Inoltre la riscolpitura, effettuata nella fase nella quale il pneumatico ha la minore resistenza al rotolamento, ottimizza anche il consumo di carburante. In entrami i casi la presenza dell’RFID negli pneumatici Michelin permette di riconoscere ogni pneumatico grazie a un numero di matricola che accompagna la marcatura tecnica. Così può essere automaticamente tracciato da quando esce per la prima volta dalla fabbrica e durante tutte le sue molteplici vite da ricostruito.

PNEUMATICI RICOSTRUITI: QUANTI TIPI ESISTONO

La fase preliminare comune ad entrambe le tecniche di ricostruzione pneumatici a caldo e a freddo è la preparazione della carcassa, in cui il battistrada vecchio usurato viene asportato tramite raspatura. Mentre le fasi successive della lavorazione si distinguono tra:

  • ricostruzione a caldo. La carcassa preparata (in particolare sulla sommità e sui fianchi) è ricoperta da gomma cruda e posta in uno stampo di cottura che darà la forma definitiva allo pneumatico ricostruito. Questa fase di vulcanizzazione avviene esattamente come per gli pneumatici nuovi in una pressa a 160 °C per circa un’ora e permette di sfruttare al massimo le prestazioni delle carcasse originarie con caratteristiche estetiche e tecniche equivalenti agli pneumatici nuovi (fianchi e marcature sono integralmente rifatti). Questo processo è effettuato da Michelin direttamente nei suoi stabilimenti solo su carcasse Michelin e si chiama Michelin Remix;
  • ricostruzione a freddo. Un battistrada prestampato con la scultura già definita è applicato alla carcassa precedentemente preparata e poi sottoposto a vulcanizzazione in autoclave a 115 °C, per 3 ore. Questa fase serve ad assicurare la perfetta coesione tra i materiali. È un processo altrettanto efficace che permette di recuperare più velocemente le carcasse ricoperte e offre la possibilità di cambiare il disegno del battistrada, che invece non è sempre possibile con la ricostruzione a caldo. La ricostruzione a freddo Michelin Recamic viene fatta con battistrada Michelin ma da aziende terze su licenza Michelin

La sicurezza degli pneumatici ricostruiti sia a caldo che a freddo è equiparabile a quella degli pneumatici nuovi se la carcassa di origine è di qualità, progettata per essere robusta e duratura fin dal principio. Inoltre, i principali fabbricanti e ricostruttori che utilizzano le stesse mescole e sculture brevettate degli pneumatici nuovi mantengono elevati gli standard di sicurezza anche con la ricostruzione.

I VANTAGGI DEGLI PNEUMATICI RICOSTRUITI PER L’AMBIENTE E LE AZIENDE

Michelin ha stimato che con gli pneumatici ricostruiti Remix le flotte possono contare sulla stessa percorrenza chilometrica delle gomme nuove in sicurezza e con il 40% del costo in meno rispetto agli pneumatici nuovi. Inoltre ogni 100 pneumatici ricostruiti, si risparmiano oltre 6 tonnellate di CO2 non rilasciate nell’atmosfera. L’Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici ha pubblicato il bilancio ecologico ed economico AIRP da cui risulta che nel 2021 le aziende italiane hanno risparmiato 59,7 milioni di euro grazie all’impiego di pneumatici ricostruiti. Un risparmio non solo in costo per chilometro ma anche energetico: 22,6 milioni di litri di petrolio risparmiati equivalgono a 16.600 tonnellate di materie prime non utilizzate e a 19.920 tonnellate di pneumatici fuori uso in meno.

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