Perchè in Italia ci sono tante auto ma vecchie?

L'Italia è il secondo Paese europeo per diffusione delle automobili, la maggior parte vecchie e poco sicure. Un rapporto Anfia spiega perchè

26 ottobre 2015 - 9:00

Un rapporto Anfia (Associazione nazionale filiera industria automobilistica): lo conferma: l'Italia è il secondo Paese europeo per diffusione dell'automobile. Il coefficiente di motorizzazione individuale, misurato da Eurostat nel 2012, è di 621 auto per mille abitanti, dietro al valore di 660 del Lussemburgo (paese non confrontabile) e davanti a quasi tutti i grandi Paesi europei (530/1000 in Germania, 496 in Francia, 448 in Regno Unito). Ma perché così tante auto da noi?

LE RAGIONI DEL FENOMENO – Per l'inferiore livello di infrastrutturazione nel campo dei trasporti pubblici (il che spinge verso il trasporto individuale), e per il rapporto tra popolazione e territorio. L'Italia ha più municipalità, più centri minori e intermedi delle altre nazioni. Ha naturalmente meno addensamento urbano, anche nelle grandi metropoli, il che pure favorisce lo sviluppo della motorizzazione individuale. Vi sono poi fattori culturali, che hanno reso nel tempo famoso il sogno italiano legato all'automobile. Non si tratta semplicemente di produrre alcuni dei marchi più prestigiosi nel settore sport-luxury, ma di avere segnato la storia dell'automobilismo mondiale con i propri marchi, contribuendo a generare miti e leggende che motivano il piacere di guidare un'auto, magari italiana. Ferrari ha vinto 16 campionati mondiali costruttori e 15 campionati piloti nella massima classe, la formula 1, davanti a qualsiasi altro costruttore. Lancia ha vinto 11 campionati mondiali rally, e ne detiene ancora oggi il maggior numero, nonostante abbia cessato questo tipo di competizioni. 

VECCHIE: COME MAI? – Se la diffusione dell'automobile è alta, l'invecchiamento del parco circolante è però il record parallelo italiano. Nella media dell'Ue, le auto con più di 10 anni di età rappresentano poco più di un terzo del totale. In Italia oggi sono il 47%, valore massimo dell'Unione a 15 e inferiore solo a quello di alcuni paesi ex socialisti dell'est. In verità, nel 2007, ossia poco prima che iniziasse la crisi economica, le auto con più di dieci anni in Italia erano il 36%, comprese tra il 32% della Francia e il 37% della Germania. L'evoluzione durante la crisi ha fatto impennare l'invecchiamento delle auto in circolazione e quelle con più di 10 anni sono cresciute di 11 punti di quota in soli sei anni. Due punti per anno. Nella crisi, gli italiani sono stati costretti a rallentare l'acquisto di auto per rinnovare il parco, determinando la situazione che abbiamo descritto e che, allo stato, appare piuttosto anomala, oltre che foriera di possibili problemi.

SEGNALI DI RIPRESA – Nel 2014, sono spuntati sul terreno dell'economia italiana, percorso dalla crisi per sette anni, i primi fili d'erba della crescita. Sono stati pochi e, in qualche caso, prematuri. Si potrebbe parlare, più che di crescita, di segni di risveglio. I primi a consolidarsi, tra tutti, sono stati quelli finanziari, con la discesa dello spread, che misura il rischio connesso al debito pubblico italiano, e la crescita delle quotazioni azionarie, che quasi sempre anticipano quel che capiterà nell'economia reale. Anche nel mondo delle immatricolazioni delle autovetture si è finalmente mosso qualche cosa. Dopo sei anni consecutivi di diminuzione, durante i quali il parco auto è invecchiato e le nuove iscrizioni sono scese del 48%, ossia da 2,5 milioni a 1,4 milioni di nuove vetture iscritte, le iscrizioni sono tornate ad aumentare. Si sono risvegliate portandosi a ridosso dei 1,4 milioni, con una variazione percentuale del 5% rispetto al 2013. Il risveglio sembra confermarsi nel 2015, nei cui primi due mesi le immatricolazioni sono aumentate dell'8%, mostrando un trend che pare in corso di consolidamento del mercato auto a settembre.

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