Omicidio volontario: ci pensano i giudici

Causò una strage guidando ubriaco: per i giudici, è omicidio volontario. Anticipando l'omicidio stradale

21 gennaio 2016 - 8:00

Omicidio volontario era. Omicidio volontario resta. Anche in in secondo grado. Diciotto anni e quattro mesi di carcere per avere provocato la morte di quattro persone guidando da ubriaco contromano in autostrada. Non ci sarebbe nulla di strano, se non fosse che parliamo di morte da incidente stradale. Per la quale di solito i giudici si orientano verso l'omicidio colposo, ossia per imprudenza, imperizia. Anche se il guidatore è ubriaco o drogato. Tanto che il legislatore sta pensando di introdurre il reato di omicidio stradale, con pene più severe rispetto all'omicidio colposo: vedi qui. La Corte d'appello di Torino non ha avuto bisogno di nuove regole per punire con severità Ilir Beti, imprenditore edile di origine albanese processato per un incidente avvenuto il 13 agosto 2011 nel territorio di Ovada (Alessandria): imboccò per 30 chilometri in contromano l'autostrada A26 all'altezza di Rocca Grimalda (in provincia di Alessandria) e si scontrò con un'auto su cui viaggiavano cinque ragazzi francesi (vedi qui).

TRE GRADI – Nel primo processo Beti era stato condannato a 21 anni poiché i giudici gli avevano contestato il reato di omicidio volontario. Lo scorso marzo però la Cassazione ha annullato la sentenza stabilendo che il reato da contestare era l'omicidio colposo; ma la Corte d'appello ha di nuovo ribadito l'omicidio volontario, per cui il braccio di ferro si riproporrà in Cassazione. La pena sarebbe stata ancora più alta se la causa non si fosse celebrata con il rito abbreviato. Ma il fatto è che la Cassazione lo scorso marzo annullò la precedente condanna per l'ipotesi dolosa, ordinando un nuovo processo d'appello: leggi qui. Per la Cassazione, l'omicidio era colposo: quando le motivazioni della Corte d'Appello saranno depositate bisognerà capire come i giudici di secondo grado siano andati oltre la sentenza degli ermellini. Secondo i giudici torinesi Beti, che quella sera era ubriaco ed era già stato cacciato da un locale, aveva volontariamente messo a rischio l'incolumità degli altri automobilisti. Accanto a sé aveva una ragazza addormentata, probabilmente voleva dimostrare di essere capace di schivare i veicoli in marcia.

RICHIESTA PER IL COLPOSO – Infatti, il pg Francesco Fassio aveva chiesto 14 anni e otto mesi per omicidio colposo. “Sono sconcertato – ha detto il difensore, l'avvocato Mario Boccassi – e voglio proprio capire, con le motivazioni, quale è stato il ragionamento seguito dai giudici torinesi per aggirare i paletti collocati dalla Suprema Corte”. Come dire che la battaglia legale sarà ancora lunga e combattutissima, sul filo dei cavilli e dei garbugli. Tutto ruota attorno a una domanda, che riguarda Beti ma un po' tutti i guidatori ubriachi: se uccidono in auto, lo hanno fatto apposta, ben sapendo che conducendo un veicolo in condizioni alterate da alcol o droga si rischia seriamente di ammazzare qualcuno

VITTIME: PARENTI COMMOSSI – Applaudono, si abbracciano e piangono di commozione i familiari delle quattro vittime, rimasti per ore in attesa fuori dall'aula di udienza: sono tutti francesi, così come francesi erano i ragazzi (il più grande aveva 27 anni) morti nello schianto fra la loro Opel Astra e il Suv condotto da Beti. “Ringraziamo la giustizia italiana – dice una mamma – ma quattro anni per arrivare a una decisione sono sofferenza che si aggiunge alla sofferenza. I fatti sono evidenti così come le responsabilità dell'imputato, che sono state accertate da un'inchiesta puntigliosa. Ma nei processi non ci si è ancora accordati sulla natura del reato. Per noi è insopportabile”. “Non abbiamo l'improntitudine di sostituirci ai giudici – aggiungono i parenti – ma riteniamo corretta la contestazione di omicidio volontario”. 

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