Omicidio stradale: i pro e i contro della legge in arrivo

La legge al vaglio alla Camera non sembra avere basi solide su alcol e droga al volante poiché l'imputato potrebbe farla franca

13 gennaio 2016 - 9:00

Ma perché la telenovela “omicidio stradale” è così lunga? Semplice: il Parlamento ha dovuto più volte mettere mano alla bozza originaria del Disegno legge. Addolcendo la versione iniziale. Fra l'altro, le pene per chi uccide sotto l'effetto di alcol o droga verranno sì aumentate (ci mancherebbe altro) rispetto all'attuale omicidio colposo (per imperizia), e quindi dovrebbero migliorare la sicurezza stradale; ma non saranno così forti come prospettato anni fa. E alla Camera, da cui si attende l'ok finale, è approdato un Ddl senza ergastolo della patente: niente ritiro a vita, ma sospensioni lunghissime per chi causa incidenti mortali in stato alterato. Adesso, la stessa Camera traccheggia per via di alcuni problemi che riguardano il futuro reato di omicidio stradale. Aspetti che Maurizio Caprino, sul Sole 24 Ore, ha messo in evidenza.

RISCHIO CHE SIA INCOSTITUZIONALE – Anzitutto, le incertezze in merito all'accertamento su alcol e droghe nascono dal fatto che l'inasprimento delle pene che la nuova legge porta con sé non solo rischia di essere incostituzionale per disparità rispetto ad altri tipi di omicidio colposo aggravato (come quello con violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro). Quindi, arriverà un reato trattato in modo diverso da quello che già c'è. La questione potrebbe essere portata davanti alla Corte costituzionale, e far saltare il reato di omicidio stradale. Sarebbe il colmo, vista la fatica per far sì che il Ddl divenisse legge.

IL GUAIO ALCOL – Caprino ricorda come, con l'omicidio stradale, si alzi la posta in gioco. La difesa degli imputati (o perlomeno di quelli che potranno permettersene una agguerrita) farà emergere le incertezze scientifiche del sistema, che non a caso sono state ricordate e precisate in un recente studio della Scuola di specializzazione in medicina legale dell'Università di Trieste, compiuto proprio nell'ottica dell'introduzione dei nuovi reati stradali e delle relative, pesanti pene. Nel caso dell'alcol, ci sono dubbi soprattutto sull'affidabilità degli etilometri, che desumono quanto ce n'è nel sangue sull'incerta base di quanto ce n'è nell'aria espirata: la correlazione tra le due misure non è fissa, ma varia secondo le caratteristiche del singolo individuo e secondo le condizioni in cui la persona si trova al momento del test. Basti rammentare la perizia effettuata nel 2011 dall'Università di Pavia in sede giudiziaria, con cui si dimostrava che i valori rilevati dall'etilometro possono essere dal 10% al 27% superiori rispetto a quelli trovati nel sangue.

ANCHE LE MEDICINE – Nel caso della droga, evidenzia Caprino, i problemi rilevanti sono legati innanzitutto al fatto che la normativa italiana considera non solo le sostanze classificate come stupefacenti, ma anche medicinali che hanno effetto sulle capacità di guida, come antidepressivi, antipsicotici, anticonvulsivanti, taluni antistaminici, anticinetosici, antinfiammatori non steroidei e antiipertensivi, che possono dare sedazione, sonnolenza, vertigini e disturbi della vista (possibili anche con alcuni colliri). A complicare il tutto, vanno segnalate altre perplessità, come quella del vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Giovanni Legnini, intervistato da Corrierelive: “Spero che il Parlamento rifletta meglio sul reato di omicidio stradale. Sono contrario ad eccessi di sanzione penale. Oggi la sicurezza stradale è presidiata da un complesso di sanzioni molto esteso e incisivo. L'omicidio stradale va benissimo in termini di principio, ma eviterei di considerarlo alla stregua di un omicidio doloso”.

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