Omicidio stradale: paradosso pirati in aumento

Maurizio Caprino, sul Sole 24 Ore: per paradosso, col nuovo reato di omicidio stradale i pirati potrebbero aumentare

2 novembre 2015 - 9:00

Il nuovo reato di omicidio stradale sta per diventare realtà. Infatti, si aspetta entro pochi mesi il sì definitivo del Parlamento, dopo un lungo ping-pong Camera-Senato, con diversi cambiamenti rispetto al disegno legge originario. Procediamo con ordine, sintetizzando i passi principali dell'attuale testo, per poi analizzare le sorprese che riserva la futura legge per gli automobilisti. Per la precisione, se il Senato darà l'ok, saranno due i reati che entreranno nel Codice della strada: l'omicidio stradale e le lesioni personali stradali. La riforma prevede fino a 12 anni di carcere per chi uccide al volante in stato di ebbrezza o sotto l'effetto di droghe. E viene aumentata la pena per chi fugge senza prestare soccorso. In arrivo anche la sanzione amministrativa del ritiro della patente fino a 30 anni per i casi di fuga, come anticipato qui da SicurAUTO.it.

TRE LIVELLI – Parliamo comunque di un omicidio stradale colposo, per imperizia, imprudenza, e non volontario: vedi qui. Sarà considerato un reato a se stante, graduato su tre varianti: resta la pena già prevista oggi (da 2 a 7 anni) nell'ipotesi base, quando cioè la morte sia stata causata violando il Codice della strada. La sanzione sale negli altri casi: chi uccide una persona guidando in stato di ebbrezza grave, con un oltre 1,5 grammi di alcol per litro di sangue, o sotto effetto di droghe, rischierà da 8 a 12 anni di carcere. Sarà punito con la reclusione da 5 a 10 anni l'omicida il cui tasso alcolemico superi 0,8 g/l oppure abbia causato l'incidente per condotte di particolare pericolosità (notevole eccesso di velocità, guida contromano, infrazioni ai semafori, sorpassi e inversioni molto a rischio). Previsto l'arresto obbligatorio in flagranza nel caso più grave (ubriachezza e assunzione di droghe). Stretta in arrivo anche per le lesioni personali stradali. Le pene si inaspriscono se chi guida è ubriaco o drogato: da 3 a 5 anni di carcere per lesioni gravi e da 4 a 7 per quelle gravissime. Se comunque chi guida ha bevuto (soglia 0,8 g/l) o l'incidente è causato da manovre pericolose, scatta la reclusione da un anno e 6 mesi a 3 anni per lesioni gravi e da 2 a 4 anni per le gravissime.

IN CASO DI FUGA – Il ddl introduce misure ad hoc per il caso di fuga del conducente dopo un incidente (i pirati della strada veri e propri), quali l'aumento di pena da un terzo a due terzi. In caso di omicidio la pena non potrà comunque essere inferiore a 5 anni, e a 3 anni in caso di lesioni. Altre aggravanti sono previste in presenza di morte o lesioni di più persone coinvolte, oppure se il conducente è senza patente o senza assicurazione. La pena è invece diminuita fino alla metà quando l'incidente avviene anche per colpa della vittima. In caso di condanna o patteggiamento per omicidio o lesioni stradali, la riforma prevede la revoca automatica della patente. Il conducente condannato potrà ottenere una nuova patente solo dopo che siano trascorsi 15 anni (in caso di omicidio) o 5 anni (in caso di lesioni personali). I termini sono però aumentati per le ipotesi di reato più gravi: per esempio, se il conducente è fuggito dopo l'omicidio stradale, dovranno trascorrere almeno 30 anni dalla revoca.

QUALCHE PARADOSSO – Tuttavia, Maurizio Caprino, sul Sole 24 Ore, evidenzia qualche paradosso della futura legge. Primo: l'inasprimento delle pene può avere un inaspettato effetto secondario. Per i guidatori ubriachi o drogati si alza la posta in gioco: le sanzioni sono più dure, e quindi l'automobilista in stato alterato è spinto ancora più di prima a scappare dopo l'incidente. Il ragionamento che può scattare nella testa di chi ha causato un incidente gravissimo è questo: se mi acciuffano, le pene sono severissime; meglio fuggire. Il giro di vite quindi può portare addirittura a un aumento dei casi di pirateria che s'intendeva contrastare. Anche perché spesso si è in presenza di individui in preda al panico assoluto dopo aver provocato il grave sinistro, spesso ubriachi o drogati. Attenzione, dice Caprino: è già accaduto 20 anni fa, quando il “nuovo” Codice della strada aumentò le fattispecie in cui si poteva perdere la patente. Il secondo possibile guaio della futura legge è che gli automobilisti accusati di omicidio stradale potranno scatenare una guerra a colpi di perizie di parte, approfittando anche del fatto che alcune infrazioni in cui si configura il reato (come quelle sulla velocità) sono difficilmente ricostruibili. E più quel guidatore ha disponibilità economiche, più avrà la possibilità di investire denaro in una lunga controversia. Non è tutto: tra le infrazioni ritenute gravi, ne sono state incluse alcune che non sempre lo sono. In particolare quelle sulla velocità. Il motivo? Talvolta i gestori della strada, per scaricarsi da responsabilità su carenze di progettazione, costruzione e manutenzioni, piazzano limiti di velocità bassissimi in rapporto al tipo di strada (senza considerare che le auto di oggi sono molto più sicure di quelle di 50 anni fa). Il tutto, magari, condito da autovelox. Quindi, l'eventuale eccesso di velocità viene calcolato su un limite straordinariamente basso: un conto è ricevere una multa da autovelox, un altro è essere accusati di omicidio stradale, questione enormemente più delicata, perché si entra nel penale. Inoltre, fra le infrazioni che fanno scattare il nuovo reato, c'è il superamento della striscia continua. E qui il problema si fa ancora più complicato: a volte, capita di superare con striscia continua mezzi lentissimi senza con ciò creare pericoli gravi; anzi, il sorpasso è effettuato proprio al fine di migliorare la sicurezza stradale. Alla fine, toccherà comunque ai giudici di volta in volta valutare i singoli casi.

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