Volkswagen va giù di mannaia: via la metà della gamma e il 75% di varianti
Il colosso tedesco punta alla massima efficienza operativa per contrastare le tensioni globali, snellendo la produzione e gli investimenti tecnologici: si scatenano le polemiche
Il colosso tedesco punta alla massima efficienza operativa per contrastare le tensioni globali, snellendo la produzione e gli investimenti tecnologici: si scatenano le polemiche
La Germania trema: il Gruppo Volkswagen ha annunciato una manovra di razionalizzazione senza precedenti, volta a rendere il colosso tedesco più agile, efficiente e in grado di affrontare la crescente concorrenza internazionale. Al centro della strategia, emersa dopo incontri serrati tra management e sindacati, una metamorfosi del portafoglio prodotti e delle strutture industriali. La decisione più eclatante riguarda la semplificazione della gamma, che sarà gradualmente ridotta fino al 50%. Parallelamente, la complessità dell’offerta verrà abbattuta con un taglio del 75% delle varianti di equipaggiamento disponibili, riferisce il Sole 24 Ore.
PIANO VOLKSWAGEN: I NUMERI UFFICIALI
Obiettivo, concentrare le risorse su segmenti di mercato ad alto valore aggiunto e su tecnologie che offrano un chiaro vantaggio competitivo, per rilanciarsi.
Infatti, VW è sotto una pressione senza precedenti per ristrutturare il modello di business che ha sostenuto il suo successo per decenni, mentre è alle prese con costi elevati e capacità in eccesso in patria.
Questi fattori, insieme alla crescente concorrenza cinese, alla regolamentazione e ai dazi all’importazione statunitensi, hanno dimezzato i margini di profitto tra il 2021 e il 2025.
L’epoca della sovrapproduzione e dell’eccessiva frammentazione del catalogo è giunta al capolinea, sostituita da un approccio focalizzato sulla scalabilità e sull’eliminazione delle duplicazioni interne tra i vari marchi della galassia teutonica.
Un pilastro del piano è l’allineamento della capacità produttiva a un mercato profondamente mutato rispetto al periodo pre-pandemico.
Se prima del 2020 il Gruppo puntava a volumi globali vicini ai 12 milioni di unità, il nuovo target è stato fissato a 9 milioni.
Avendo già operato una riduzione di due milioni di veicoli, l’ulteriore contrazione di un milione di esemplari sarà gestita attraverso interventi mirati negli impianti, con particolare attenzione alle operazioni in Europa e in Cina (lì dove c’è stato un crollo di vendite).
NESSUNA CHIUSURA, DICE VW
Nonostante le indiscrezioni circolate nelle scorse settimane, il management ha rassicurato le parti sociali escludendo, per il momento, chiusure drastiche di impianti o licenziamenti di massa, preferendo un percorso di efficientamento più graduale.
Volkswagen intende accelerare la transizione verso una struttura più snella attraverso la digitalizzazione avanzata e l’adozione massiccia dell’intelligenza artificiale, strumenti ritenuti essenziali per aumentare la produttività e velocizzare i processi decisionali.
Le tensioni geopolitiche, l’aumento dei dazi doganali e i costi energetici, uniti a requisiti normativi sempre più stringenti, hanno imposto una revisione radicale dei modelli di sviluppo.
La società sta cercando di armonizzare le proprie piattaforme tecnologiche, inclusi il software e le architetture elettroniche, per creare sinergie che servano indistintamente l’emisfero orientale e quello occidentale.

PARLA IL CEO BLUME
L’amministratore delegato Oliver Blume è perentorio: “Il nostro traguardo è chiaro: entro il 2030 renderemo Volkswagen l’azienda automobilistica più attraente al mondo, con marchi iconici, prodotti innovativi, tecnologie all’avanguardia, risultati finanziari solidi, performance affidabili sui mercati dei capitali e un forte spirito di squadra“.
Aggiungendo: “Col nostro piano, stiamo entrando nella prossima fase di trasformazione, con le nostre sole forze. Stiamo rendendo il Gruppo più veloce, più resiliente e più competitivo: attraverso una minore complessità, tecnologie mirate, un allineamento ancora più forte di prodotti, sviluppo e produzione con i mercati regionali, la riduzione delle sovraccapacità, un portafoglio azionario snello e strutture significativamente più agili”.
In definitiva, la chiosa, “creiamo le condizioni per un successo duraturo, anche in un contesto sempre più esigente“.
I DUBBI DEGLI ANALISTI SULLE MISURE VW
Come riporta la Reuters, il piano è stato accolto con scetticismo dagli analisti, che lo considerano privo di dettagli concreti.
Il fatto è che l’incontro con il consiglio di sorveglianza si è concluso senza decisioni definitive su tagli occupazionali o chiusure di impianti.
Volkswagen si sarebbe limitata a ribadire target già noti, come la riduzione della capacità produttiva, la semplificazione della gamma di modelli e l’ottimizzazione del portafoglio investimenti.
POLITICI COL FIATO SOSPESO
La questione automotive in Germania è strettamente connessa a quella politica. Il cancelliere conservatore Friedrich Merz, attualmente in ritardo nei sondaggi rispetto al partito di destra Alternativa per la Germania (AfD), ha promesso una serie di riforme per rendere la Germania più competitiva.
L’AfD ha colto le difficoltà di Volkswagen come pretesto per attaccare il Governo e le sue politiche green, così da raccogliere consensi. Si vivrà prima un’estate bollente e poi un autunno di fuoco a Berlino e dintorni.