USA stringono la morsa sulle auto cinesi: rischia persino Mercedes-Benz
Le possibili restrizioni americane contro i veicoli cinesi colpiscono anche la tedesca Mercedes, spingendo la società a negoziare soglie più flessibili
Le possibili restrizioni americane contro i veicoli cinesi colpiscono anche la tedesca Mercedes, spingendo la società a negoziare soglie più flessibili
La battaglia per la supremazia tecnologica planetaria fra USA e Cina tocca anche gli interessi della tedesca Mercedes-Benz. Tutto ruota attorno a una proposta di legge degli Stati Uniti sulle auto connesse di derivazione o proprietà cinese, al vaglio delle commissioni del Senato americano: obiettivo, bloccare la commercializzazione di vetture dotate di componenti hardware e software legati a Case con una quota di proprietà cinese superiore al 15%, dice la Reuters. La società di Stoccarda si trova in difficoltà perché circa il 20% delle quote è in mano a investitori cinesi.
USA, CINA E MERCEDES: INTRIGO INTERNAZIONALE
Infatti, il Gruppo statale BAIC detiene una quota vicina al 10% dell’azienda della Stella a tre punte, mentre il fondatore e presidente di Geely, Li Shufu, possiede un’ulteriore partecipazione azionaria di quasi il 10% tramite una società di investimento.
Questa combinazione azionaria complessiva, che si aggira intorno al 20%, supera ampiamente la soglia di sbarramento del 15% fissata dal testo legislativo, esponendo il costruttore tedesco a una potenziale esclusione futura in USA.
Per evitare di perdere l’accesso al mercato americano entro il 2030, la società tedesca sta facendo pressioni a Washington affinché il limite venga innalzato al 25% (o sostituito da altre valutazioni). Una mossa – riferisce Bloomberg – che punta a proteggere i suoi stabilimenti e le vendite negli States.
“MURO” USA ANTI CINA: COSA DICE WASHINGTON
Una misura draconiana, quella degli USA, pensata per tutelare la sicurezza nazionale, prevenire potenziali cyberminacce e proteggere la sovranità tecnologica statunitense (così almeno spiega l’amministrazione Trump), ma che rischia di produrre effetti collaterali pesanti proprio sui costruttori occidentali più integrati nei mercati globali e finanziariamente interconnessi con l’Asia.
Oltretutto, con un mercato cinese dominato dalle Case del Dragone, un’Europa dove le vendite dei costruttori tradizionali vanno a rilento, un mercato come quello USA diviene puro ossigeno.

AUTO CINESI CHE “VEDONO” E “SENTONO”: UNA MINACCIA?
Tra i vantaggi teorici della stretta normativa, figurano la protezione radicale delle infrastrutture digitali critiche, la mitigazione dei rischi legati alla geolocalizzazione e alla raccolta dati da parte di entità estere, nonché il rafforzamento della filiera manifatturiera interna rispetto alla dirompente concorrenza asiatica.
Da sempre, gli statunitensi temono “occhi” e “orecchie” delle auto cinesi in terra americana, sospettando che quei veicoli possano registrare informazioni riservate, specie quando le macchine si aggirano nei pressi di siti militari.
I veicoli moderni sono dotati di decine di sensori, telecamere ad alta definizione, radar, microfoni e sistemi di geolocalizzazione (GPS). Questi strumenti raccolgono costantemente enormi quantità di informazioni non solo sull’utente, ma anche sull’ambiente circostante, comprese le infrastrutture critiche stradali e le abitudini di mobilità dei cittadini.
Le leggi sulla sicurezza nazionale in Cina obbligano le aziende locali e le organizzazioni a collaborare con l’intelligence statale e a condividere i dati richiesti dal governo, alimentando il timore che le informazioni raccolte dai veicoli possano essere accessibili alle autorità di Pechino.
LE LOBBY SI DANNO BATTAGLIA
Per il senatore Ted Cruz, presidente della commissione e repubblicano del Texas, il disegno legge che “blocca” le aziende con oltre il 15% di proprietà da parte di entità cinesi impedirebbe a Mercedes-Benz di vendere veicoli negli Stati Uniti. General Motors – sottolinea – sta spingendo per la disposizione per estromettere la Casa tedesca dal mercato e rendere il suo marchio Cadillac più competitivo.
Ma GM getta acqua sul fuoco: è solo a favore di “politiche che proteggono e rafforzano la produzione americana e la competitività globale delle Case automobilistiche statunitensi“.
WAYMO SI ADEGUA
La questione riguarda anche Waymo (guida autonoma di Google): in passato si era parlato di una possibile partnership con la cinese Geely riguardo a piattaforme provenienti dalla nazione del Dragone. Ma ora valuta “un produttore con sede a Detroit per le loro future architetture“.