Dalla Cina altro che elettrico! Tanto motore a scoppio e ibrido
Il mercato automobilistico cinese punta non solo sull'elettrico: anche su ibridi avanzati e potenti propulsori termici
Il mercato automobilistico cinese punta non solo sull'elettrico: anche su ibridi avanzati e potenti propulsori termici
Nessuna sorpresa, ma anzi una conferma dal Salone di Pechino 2026: l’industria automobilistica cinese punta sia sull’elettrico sia sull’ibrido, sfornando anche poderosi motori a scoppio. Mentre l’UE si è impantanata con le proprie mani nel tutto BEV, tentando di uscirne con varie misure future, i giganti asiatici investono massicciamente su propulsori termici di nuova generazione e sistemi ibridi estremi. Case come Geely (vedi CarNewsChina) e Great Wall Motors non rinnegano il passato, ma lo elevano con tecnologie di elevata efficienza termica. Il lancio di modelli ibridi accessibili e l’arrivo di sofisticati propulsori a 6 e 8 cilindri dimostrano che il motore a combustione, supportato dall’elettronica e dall’intelligenza artificiale, rimane un pilastro tecnologico insostituibile per la mobilità di domani.
LA RIVOLUZIONE DELL’EFFICIENZA TERMICA
La tecnologia cinese non si limita a copiare, ma ridefinisce il rendimento del motore a scoppio. Il caso della Geely Emgrand i-HEV è emblematico (foto d’apertura), capace di segnare un record di consumo di appena 2,22 litri per 100 chilometri. Questo risultato nasce da un’efficienza termica che raggiunge il 48,4%. Invece di puntare tutto su pacchi batteria enormi e pesanti, i costruttori cinesi integrano sistemi ibridi dove il cuore a benzina agisce in condizioni di lavoro ottimizzate, supportato da algoritmi di intelligenza artificiale che gestiscono i flussi energetici in base all’altitudine, alla temperatura e al percorso. Il risultato è un veicolo che offre l’autonomia necessaria per le lunghe distanze senza l’ansia da ricarica che ancora frena molti automobilisti.
MOTORI DI CILINDRATA SUPERIORE: CINA PROTAGONISTA
La notizia che sta facendo più rumore tra gli appassionati è il ritorno in grande stile dei frazionamenti nobili. Nonostante le normative stringenti, lo sviluppo tecnologico permette oggi di progettare motori V6 e V8 con un impatto ambientale radicalmente inferiore rispetto al passato. Al Salone di Pechino è stato presentato il propulsore V6 ibrido Horse W30, capace di erogare 400 kW e 700 Nm di coppia, destinato a ridefinire il concetto di performance per le ammiraglie. La strategia è chiara: accoppiare la fluidità di marcia dei cilindri tradizionali con moduli elettrici in grado di azzerare le emissioni durante le fasi di spunto e nel traffico urbano. Si tratta di un approccio che mantiene vivo il piacere di guida, integrandolo in un ecosistema elettrificato: lo sanno perfettamente la cinese BYD con le sue ricaricabili europee e la giapponese Toyota, eterna leader mondiale.

LA FLESSIBILITÀ COME NUOVO STANDARD COMMERCIALE
La grande manovra industriale in atto vede marchi come GWM riposizionare la propria offerta. La Ora 5 (foto su), nata inizialmente come vettura esclusivamente elettrica, viene ora proposta anche con motorizzazioni a benzina e ibride HEV, con prezzi di attacco che scendono fino a circa 9.100 euro al cambio attuale. Questa mossa è una risposta alla richiesta del mercato di avere la massima libertà di scelta, all’insegna della neutralità tecnologica. Offrire lo stesso telaio con motori termici, ibridi o elettrici permette ai costruttori di ottimizzare le linee produttive e di intercettare segmenti di clientela diversi, da chi vive in metropoli congestionate a chi percorre regolarmente tratte extraurbane. Un bel paradosso, visto che fino al Green Deal l’Europa era la regina mondiale di questi propulsori.
TECNOLOGIA AL SERVIZIO DEL CONSUMATORE
L’integrazione di motori a combustione evoluti e sistemi ibridi avanzati rappresenta un vantaggio competitivo enorme, perché le nuove architetture permettono di ridurre le emissioni di NOx fino all’80% e di abbattere significativamente la CO2, garantendo al contempo costi di gestione inferiori e una maggiore longevità dei componenti. La capacità di produrre in casa tutto, dal motore a scoppio al software di gestione dell’intelligenza artificiale, rende queste auto estremamente competitive anche sul fronte dei prezzi, mettendo sotto pressione i produttori tradizionali che faticano a bilanciare i costi della transizione tecnologica. Il futuro dell’auto, almeno in Cina, parla una lingua fatta di cilindri, elettroni e molta efficienza.