BYD cerca una nuova fabbrica in Europa, ma l’Italia è solo un piano B
BYD pianifica quattro impianti in Europa per espandersi e aggirare i dazi: Francia e Spagna guidano la corsa, mentre l’Italia resta soltanto una seconda scelta
BYD pianifica quattro impianti in Europa per espandersi e aggirare i dazi: Francia e Spagna guidano la corsa, mentre l’Italia resta soltanto una seconda scelta
BYD cerca quattro fabbriche nel Vecchio Continente, ma in cima alle preferenze ci sono Spagna e Francia: Italia come riserva, una sorta di piano B. Ecco la sintesi del discorso di Alfredo Altavilla, special advisor per il mercato europeo del costruttore, come riferito da Bloomberg. Tre di quei siti per produrre vetture e uno per “sfornare” batterie per macchine elettriche. L’obiettivo è quello di aggirare i dazi UE sulle elettriche fatte in Cina ed esportate nel Vecchio Continente (Bruxelles pensa anche a una barriera sulle PHEV). In più, il colosso cinese intende rafforzare la presenza commerciale sul mercato locale. Tuttavia, le priorità strategiche del gruppo lasciano al Paese un ruolo secondario. Ma perché non siamo nella “short list“? Rimaniamo esclusi dalla “rosa ristretta” del piano A in quanto qui mancano un ecosistema industriale consolidato, una catena di fornitura già strutturata per la mobilità elettrica e incentivi governativi vantaggiosi lato domanda (bonus per i consumatori che comprano BEV). Senza contare che il costo dell’energia lungo lo Stivale sta schizzando alle stelle, come evidenziato più volte anche da Stellantis: un guaio per industrie energivore come quelle automotive.
BYD, GLI ALTRI COLOSSI CINESI E L’EUROPA: COSA STA SUCCEDENDO
Invece di costruire nuove strutture con tempi e costi elevati, Build Your Dreams punta a rilevare e riconvertire siti industriali già esistenti per velocizzare l’entrata in funzione, spiega la Reuters.
In generale, fa notare Altavilla, le Case cinesi stanno accelerando la ricerca di siti produttivi all’interno del continente europeo. Questa spinta risponde alla necessità di anticipare le future normative dell’UE sui requisiti di contenuto locale, previste per accedere a incentivi pubblici, appalti e per mitigare i dazi sull’importazione di veicoli elettrici prodotti nel Paese asiatico.
QUEGLI… “INCROCI” IN AEROPORTO FRA TOP MANAGER ORIENTALI
Il top manager italiano (ex FCA) ha evidenziato come la “caccia” alle fabbriche in Europa sia diventata estremamente competitiva fra i colossi del Dragone, scherzando sul fatto di incontrare costantemente dirigenti di marchi cinesi concorrenti nelle lounge degli aeroporti europei, tutti con lo stesso obiettivo: individuare strutture produttive disponibili.

BYD, CINESI E COMPONENTISTICA UE: PARTITA APERTA
Oltre ai siti di montaggio, BYD e gli altri Gruppi cinesi stanno stringendo accordi con la componentistica locale per integrare la catena di fornitura, riducendo l’impatto dei costi logistici e doganali.
Per i marchi cinesi, l’integrazione dei fornitori europei garantisce standard qualitativi e tempi di consegna allineati con le aspettative del consumatore continentale. In questo senso, l’Italia può davvero dire la sua: un’opportunità di rilancio per molte aziende dell’indotto, messe a dura prova dalla transizione verso la mobilità elettrica e dal calo dei volumi dei marchi tradizionali.
TRATTATIVE IN CORSO: NON È FACILE
La partita rimane tuttavia complessa. Se per la componentistica UE la collaborazione garantisce volumi e commesse fondamentali, essa impone al contempo trattative serrate sui margini e una forte spinta all’efficienza. Al tempo stesso, la stretta integrazione tra tecnologia cinese e capacità manifatturiera europea sta ridisegnando gli equilibri geopolitici dell’automotive: non più una mera invasione di prodotti finiti, ma una progressiva fusione delle filiere industriali sul suolo europeo.
Non per nulla Stella Li (vicepresidente esecutiva della società di Shenzhen) ha detto di recente: “Nel lungo termine produrremo localmente tutto ciò che venderemo in Europa. BYD è sempre stata chiara: siamo venuti in Europa per restare. Vogliamo diventare un costruttore europeo a tutti gli effetti, lavorando a stretto contatto con la filiera e con i fornitori locali“.